migranti

Regolarizzazione braccianti e colf, governo al lavoro. Dai sindacati alle associazioni le proposte in campo

Una mediazione possibile nell’esecutivo sarebbe includere nel piano braccianti, colf e badanti, escludendo chi lavora in altri settori, dall’edilizia al turismo. Sindacati e organizzazioni che si occupano di tutela dei diritti dei migranti si battono per una regolarizzazione più estesa

di Andrea Gagliardi

Braccianti fermi per coronavirus: "Che fine fa la frutta?"

Una mediazione possibile nell’esecutivo sarebbe includere nel piano braccianti, colf e badanti, escludendo chi lavora in altri settori, dall’edilizia al turismo. Sindacati e organizzazioni che si occupano di tutela dei diritti dei migranti si battono per una regolarizzazione più estesa


4' di lettura

Inserire la regolarizzazione dei lavoratori stranieri irregolari nel 'Decreto maggio' che in settimana dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri. È l’ipotesi sulla quale sta ragionando l’esecutivo. Con la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, che pressa il Governo: «Non è più possibile tergiversare». Al dossier sta lavorando anche la collega dell'Interno, Luciana Lamorgese, d'accordo sulla necessità di un intervento, anche se non nelle dimensioni numeriche auspicate da Bellanova, che ha parlato di «600mila 'invisibili' di cui lo Stato deve farsi carico». Non solo braccianti (l’allarme sulla mancanza di manodopera in agricoltura risale a più di un mese fa, con la chiusura delle frontiere per coronavirus e l'impossibilità dei lavoratori stagionali dell'Est Europa di venire in Italia), ma anche in edilizia o nelle famiglie, ai quali «va dato un permesso di soggiorno.

Nel governo confronto aperto sui numeri della regolarizzazione
Bellanova e Lamorgese si sono confrontate nelle ultime settimane sulla definizione di un provvedimento che prevede il rilascio di un permesso di soggiorno stagionale rinnovabile a fronte di un contratto di lavoro. La titolare del Viminale non ha però in mente i 600mila stimati dalla collega. Si parla di una cifra più bassa. Nelle intenzioni della ministra dell'Interno la priorità sono i braccianti agricoli (circa 200mila) di cui c’è estremo bisogno per assicurare la raccolta nei campi e, nello stesso tempo, mettere fine a situazioni pericolose come i 'ghetti' di Puglia e Calabria, popolati di 'fantasmi' dalle condizioni sanitarie difficilmente controllabili in piena emergenza coronavirus. Ma la titolare dell’Interno è pronta ad allargare la regolarizzazione anche a colf e badanti in nero (circa altre 200mila persone) se ci sarà l’accordo polico. Dal piano dunque resterebbero al momento fuori altri 200mila irregolari che lavorano in altri settori, dall’edilizia al turismo.

Agricoltura, Cia: sanatoria porta a Stato entrate per 1,2mld
A spingere per la regolarizzazione nei campi è la Cia-Agricoltori Italiani che fa un paio di conti. Una sanatoria per regolarizzare gli immigrati e gli irregolari per farli lavorare nei campi, porterebbe nelle casse dello Stato entrate per 1,2 miliardi di euro. Secondo la Cia, «se non si agisce in fretta» la regolarizzazione «rischia di avere effetto fra troppi mesi, quando la stagione della raccolta sarà terminata e i prodotti saranno abbandonati nei campi per mancanza di forza lavoro, con la conseguenza per le famiglie di trovare scaffali vuoti nei supermercati».

Sindacati spingono per regolarizzazione estesa
Il segretario confederale della Cgil, Giuseppe Massafra, plaude alla regolarizzazione, ma ritiene «sbagliata ed opportunistica» l’ipotesi di limitare la regolarizzazione al solo settore agricolo perché, «non tiene conto della condizione di ricatto e sfruttamento vissuta da tutte le lavoratrici e i lavoratori stranieri, attualmente sprovvisti di un regolare titolo di soggiorno, impiegati in vari settori dall'agricoltura, all'edilizia, al lavoro domestico e di cura, alla ristorazione, al commercio». Nei giorni scorsi, Cgil Cisl e Uil hanno rivolto un appello a governo e parlamento per chiedere di regolarizzare i migranti irregolari, in questa fase di emergenza coronavirus.

Oxfam Italia: includere chi lavora nel settore di cura e nella logistica
Sulla stessa lunghezza d’onde le organizzazioni che si occupano di tutela dei diritti dei migranti. In particolare, le organizzazioni della campagna Ero straniero, che nel 2017 hanno depositato una proposta di legge di iniziativa popolare, parlano di un provvedimento necessario, ma che deve essere il più ampio possibile. «Per noi la regolarizzazione non può essere solo rivolta all'agricoltura, più emersione significa più sicurezza - sottolinea Paolo Pezzati di Oxfam Italia -. Penso alle persone escluse dal decreto che lavorano nel settore di cura e della logistica. Sono persone che vivono nell'ombra e che devono emergere, per la sicurezza di tutti»

Asgi: regolarizzare persone straniere senza distinzione di settore
L’Asgi (Associazione studi giuridici per l’immigrazione) ha inviato al governo e ai ministeri una proposta di regolarizzazione sottoscritta da centinaia di associazioni in cui sottolinea l'importanza di una regolarizzazione non per settori e che comprende una duplice possibilità: la richiesta di permesso per “ricerca occupazione”, di durata annuale e convertibile alla scadenza, oppure la richiesta di emersione dal lavoro irregolare,con rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro di durata annuale. Si vuole così «svincolare la regolarizzazione dal contratto di lavoro, consapevoli del grave fenomeno del “traffico” dei contratti che ha contraddistinto tutte le precedenti regolarizzazioni» afferma l'avvocata Nazzarena Zorzella. «La nostra proposta - aggiunge il presidente dell’Asgi Lorenzo Trucco - risponda al duplice obiettivo di garantire la tutela della salute collettiva (possibile se tutte le persone che vivono in Italia hanno accesso al Servizio Sanitario Nazionale e sono giuridicamente visibili, così da potere accedere al monitoraggio sanitario che verosimilmente verrà attuato nelle prossime settimane, per garantire la salute collettiva) e per riconoscere dignità alle centinaia di migliaia di persone straniere che, prive di permesso di soggiorno per lavoro, sono esposte a maggiori rischi di sfruttamento e di emarginazione sociale».

Acli: governo incentivi regolarizzazione badanti
La Segreteria Nazionale delle Acli in famiglia (AiF) ricorda, dal canto suo, che «l’emergenza sanitaria e le misure di contenimento sociale che si sono rese necessarie per affrontarla hanno reso evidente l’importanza cruciale del lavoro domestico per la tenuta delle nostre famiglie e, in modo particolare, per la protezione e la cura dei componenti più fragili». Di qui l’urgenza di «procedere ad una ampia campagna di incentivi alla regolarizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici domestiche immigrate irregolarmente mettendo nelle condizioni le famiglie italiane, che ancora non lo possono fare, di garantire il loro rapporto di lavoro nella legalità e nella trasparenza». L’Assindatcolf stima in 200mila i domestici senza permesso di soggiorno e chiede di includerli nella regolarizzazione.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...