dopo il caso carige

Regole (con eccezioni) per le banche

di Mauro Paoloni


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2' di lettura

Nel clima vacanziero del mese di agosto si legge e, forse e per fortuna anche con la serenità di non dover pensare ad altro. Quest’anno oltre alle novità su una singolare crisi di governo balneare che imperano sulle prime pagine di tutti i quotidiani si possono trovare, tra le righe, o meglio, tra le pagine notizie interessanti.

Leggiamo, ad esempio, che la Bce ha dato il via libera ad una operazione di risoluzione dell’ultima delle crisi bancarie in ordine di tempo: quella di Carige. La vecchia Cassa di Risparmio di Genova, con un passato di grande lustro, divenuta, nel tempo, una vera e propria banca commerciale con scopo di lucro, con un azionariato privato e con un pacchetto di riferimento in mano ad una importante famiglia locale. La sua epopea negativa inizia con l’evidenziazione di fatti di mala gestio che inducono una nuova governance a dar luogo ad una serie di drastiche azioni di risanamento che, tuttavia, non sono sufficienti per riportare la banca a rinavigare con il vento a favore nel complesso mare ligure.

Ecco, la novità inizia da qui, almeno in termini di regole fissate nel mondo economico e finanziario. Quanto all’aspetto economico una regola che definiremmo quantomeno nuova appare: quella del “minor onere”. Ovvero un organismo di salvataggio per i risparmiatori: il “Fondo interbancario di tutela del risparmio”che annovera tra i suoi poteri statutari anche quello di poter intervenire nel salvataggio di una banca del sistema in crisi, raccoglie tra le banche che ne fanno parte (praticamente tutte tranne le banche di credito cooperativo) un cospicuo importo in due tempi e, dapprima emette un prestito obbligazionario a favore della banca in crisi per una parte della somma e poi si impegna a sottoscrivere la gran parte del capitale che viene individuato come necessario all’aumento di capitale che possa rimettere in carreggiata la banca. A questa prima azione se ne aggiungono altre due: una relativa ad un aiuto finanziario proveniente da due istituti di credito controllati dallo Stato sotto forma di prestito; la seconda da parte di una banca di nuovissimo stampo nel panorama italico: la Cassa Centrale, ovvero una delle due holding apparsa nel panorama del Paese in ottemperanza all’applicazione della legge n. 49/2016.

Due considerazioni vengono spontanee. La prima: il minor onere crea lo strano paradosso economico che vede imprese che operano in regime di concorrenza, le banche appunto che versano denaro per rimettere sul loro stesso mercato una concorrente. La seconda: una banca nata per essere la garante del buon andamento delle banche di credito cooperativo e quindi, del rispetto della mutualità che si sposta ad operare nell’ambito tipico delle società di capitali. Le leggi economiche e finanziarie hanno regole ma, le stesse, prevedono eccezioni.

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