Personale scolastico

Scuola, ministero: gli insegnanti no vax da utilizzare per biblioteche e laboratori

Nota ministeriale a poche ore dal rientro in servizio dei docenti. Prestazione lavorativa su 36 ore settimanali. Il sottosegretario Sasso: decreto da correggere

di Redazione Scuola

(ANSA)

4' di lettura

I prof che non si sono vaccinati potranno essere utilizzati «per il servizio di biblioteca e documentazione, l'organizzazione di laboratori, il supporto nell'utilizzo degli audiovisivi e delle nuove tecnologie informatiche, le attività relative al funzionamento degli organi collegiali, dei servizi amministrativi e ogni altra attività deliberata nell'ambito del progetto d'istituto». Lo precisa una circolare del ministero dell'Istruzione diffusa a poche ore dai rientro in servizio di quanti non hanno accettato le vaccinazioni. Il documento è firmato dal capo dipartimento per le risorse umane Jacopo Greco e il capo dipartimento per il sistema educativo Stefano Versari.

La nota

Nella nota ai dirigenti scolastici e agli Uffici scolastici regionali, «per quanto concerne la determinazione dell'orario di lavoro», il ministero chiarisce che «la prestazione lavorativa dovrà svolgersi su 36 ore settimanali, al pari di quanto previsto per i lavoratori temporaneamente inidonei all'insegnamento nonché per tutto il personale docente ed educativo che a vario titolo non svolge l'attività di insegnamento ma viene impiegato in altri compiti». I dirigenti scolastici, «in attuazione di quanto espressamente imposto» dal decreto-legge 44/2021, «provvederanno d'ufficio ad assegnare il personale docente ed educativo allo svolgimento delle funzioni che verranno individuate» in applicazione a questi criteri.

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Sasso: al lavoro per correggere norma

Intanto, sempre sullo stesso argomento, nella giornata del 31 marzo c’è stato l’intervento del sottosegretario all'Istruzione Rossano Sasso: «Non nascondo le mie perplessità su alcune misure, come ad esempio quella che riguarda gli insegnanti non vaccinati: farli tornare a scuola senza poter fare lezione mi sembra una trovata bizzarra. La condizione naturale di un docente è stare in aula con i propri studenti e tutti potrebbero farlo senza costituire un pericolo per nessuno, sottoponendosi a un tampone ogni 48-72 ore. Lavoreremo per correggere alcuni aspetti normativi che confliggono palesemente con il buon senso».

Allentamento delle misure

«Chi ha deciso evidentemente non conosce bene il funzionamento di una scuola né, forse, ha pensato che così facendo pagheremo due persone per lo stesso servizio: il titolare non vaccinato per leggere il giornale e il supplente che lo sostituisce per fare lezione», prosegue il sottosegretario Sasso. E aggiunge: «La fine dello stato d'emergenza consentirà a tutti di vivere più serenamente l'ultima parte dell'anno scolastico, con il ricorso alle quarantene e alla didattica a distanza solo in caso di contagio. La nostra comunità merita un allentamento delle misure: viene da due anni durissimi e sta facendo ancora sforzi enormi, basti pensare all'accoglienza che sta riservando a mamme e bambini in fuga dalla guerra in Ucraina. Il grande senso di responsabilità delle donne e degli uomini della scuola, che hanno aderito in massa alla campagna vaccinale, ci consentirà di programmare al meglio anche le attività estive e la ripresa della didattica il prossimo settembre»

Fronte Cisl

Le preoccupazioni per un rientro senza intoppi non riguardano solo il governo, ma erano arrivate anche dal fronte sindacale. «Siamo preoccupati per la praticabilità dell'ultimo decreto sulla scuola ma prima di intraprendere ricorsi la Cisl generalmente ci ragiona bene: la soluzione dovrebbe essere legislativa e poi la soluzione, passando per le aule di un tribunale, rischia di aversi tra alcuni mesi”, a dirlo è Ivana Barbacci neo segretario Cisl scuola, a proposito del rientro negli istituti scolastici dei circa 4 mila docenti non vaccinati e delle loro mansioni che non devono prevedere il contatto con gli studenti. «Nella scuola il lavoro non manca mai», ragiona la dirigente sindacale, per la quale il lavoro di questi docenti può essere a supporto delle segreterie o per attività progettuali.

Programmazione e chiarimenti

«Dal 25 marzo ad oggi - spiega - c'è stato poco tempo per programmare cosa far fare a questi docenti e poi si crea una frattura da chi ha fatto il vaccino “obtorto collo” e magari ha alunni non vaccinati in classe e rischia il contagio e chi rientra senza insegnare e magari viene visto come un privilegiato. Poi bisogna capire quante ore questi docenti devono rientrare a scuola: 18 o 36? Nè si comprende se il personale fragile rientra o no». Alcune risposte sono arrivate, chissà se alla Cisl basteranno.

Azzolina: mancano soldi per il personale Covid

Un altro fronte di discussione lo apre l’ex titolare di Viale Trastevere, Lucia Azzolina: «I soldi per il cosiddetto personale Covid a scuola non sono sufficienti a prorogare tutti i contratti. L'allarme lanciato da docenti e Ata, che arriva da diversi territori, è grave. Sono stati sbagliati i conti e qualcuno se ne accorge solo il 31 di marzo? E che succede adesso? Ci saranno insegnanti senza contratto? Saranno sostituiti dai docenti non vaccinati che rientrano a scuola ma che secondo l'ultimo decreto non possono svolgere attività didattica? La confusione regna sovrana. Il sottosegretario Sasso dice che quel decreto va cambiato. Il sospetto è che avendo sbagliato i conti per il rinnovo dei contratti, si cerchi ora di mettere una toppa modificando un provvedimento che va comunque riscritto a prescindere perché, numeri a parte, alimenta forme di discriminazione e crea problemi invece di risolverli», scrive l'ex ministra.

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