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Rehn: «Omt necessarie, regole chiare per un uso rapido»

di Isabella Bufacchi


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Olli Rehn, governatore della Banca centrale di Finlandia

6' di lettura

Pubblichiamo l’intervista di Isabella Bufacchi a Olli Rehn, realizzata a fine giugno quando Rehn era considerato in pole position per la poltrona di presidente della Bce. Il 2 luglio poi la scelta dei capi di governo Ue è caduta su Christine Lagarde.

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
FRANCOFORTE - Sì alle OMT, a tutti gli effetti uno strumento nella cassetta degli attrezzi della Bce che deve «avere regole chiare» e poter essere usato «velocemente ed efficacemente». Sì alla «trovata geniale» delle OMT perché questi acquisti di titoli di Stato di un Paese che ha chiesto e ottenuto aiuto dall’Esm rendono la Bce «il prestatore di ultima istanza per gli Stati». E quando i giochi si fanno duri, e lo spread schizza alle stelle e l’euro rischia di spezzarsi, le OMT servono e vanno usate. Ma l’Eurozona non deve fermarsi qui. Sì anche ai safe assets, i titoli di Stato europei, «per gestire l’esposizione eccessiva delle banche al rischio sovrano, per accrescere il ruolo dell’euro nel mondo». E sì all’Italia che ha grandi potenzialità imprenditoriali e può trovare la strada per un nuovo “miracolo italiano” come negli anni 50.

ENGLISH VERSION / Rehn’s interview with Il Sole 24 Ore

Questo è Olli Rehn, 57 anni, da appena un anno governatore della banca centrale finlandese fondata nel 1811, la quarta più antica banca centrale al mondo. Rehn ha un passato da ministro dello Sviluppo economico e vicepresidente della Commissione europea negli anni della Grande Crisi: sa essere o colomba o falco quando serve, ed è stato tra i più accreditati candidati per prendere il posto di Mario Draghi alla guida della Bce dal primo novembre: pesa sul suo curriculum non solo il dottorato Dphil ad Oxford, ma anche la sua capacità di crisis manager, mediatore con il fiuto economico per rilanciare competitività e crescita. In questa intervista rilasciata in esclusiva al Sole 24 Ore a Helsinki, Rehn spiega come vede il ruolo del banchiere centrale sullo “stile finlandese”, molto vicino ai cittadini e all’economia nella sua definizione più ampia.

C’è chi teme sui mercati e non solo che quando Draghi lascerà la Bce porterà via con se le OMT. Questi timori, sono fondati?
Le OMT sono uno strumento importante per la zona dell'euro. Sono nella cassetta degli attrezzi della Bce, per essere usate quando necessario. C’ero anche io quando le decisioni sulla creazione delle OMT furono prese: all’epoca ero vice-presidente della Commissione europea, incarico che ho ricoperto tra il 2011 e il 2014. Soprattutto nel 2011 e 2012, c’è stato un dialogo intensivo tra la Commissione e la Bce su come gestire e risolvere la crisi. Nonostante la decisione nel giugno del 2012 del Consiglio europeo di creare l’Unione bancaria, in luglio lo spread dei titoli di Stato italiani e spagnoli contro i titoli tedeschi riprese a salire molto velocemente, i rendimenti tornarono al fatale 7%. Il discorso di Mario Draghi a Londra (il whatever-it-takes, ndr) è stato cruciale e gradualmente gli spread si sono ridotti. Tuttavia, i dettagli delle OMT non c’erano ancora, sono stati decisi più tardi e annunciati in settembre. Le OMT sono state determinanti per evitare la disgregazione dell’euro e il rischio di ridenominazione. Quindi le OMT sono ancora importanti e, se necessario, la Bce deve essere in grado di usarle in una maniera efficace, le regole su come applicare le OMT devono essere chiare, la loro attivazione deve essere rapida. Le OMT sono uno strumento importante, lo ripeto, devono essere rese quanto più possibile efficaci e rapide e la Bce deve poterle usare efficacemente e velocemente.

È dell'opinione che le OMT rendono la Bce un prestatore di ultima istanza, ma con condizionalità?
Ci sono due prestatori di ultima istanza. L’Esm è un fondo di stabilità, o, se preferisce, è il prestatore di ultima istanza condizionato per gli stati sovrani. L’Esm ha dato prova di funzionare bene, di essere efficace, può essere utilizzato per calmare le turbolenze dei mercati. La Bce è il prestatore di ultima istanza per il sistema finanziario in base ai principi delle banche centrali riconosciuti nei Paesi ad economia avanzata ed emergente. Le banche centrali forniscono liquidità al sistema bancario contro buon collaterale. Poi c’è un terzo tipo di prestatore di ultima istanza, e questa è la trovata geniale delle OMT: in situazioni molto specifiche, in circostanze speciali, la Bce può agire da prestatore di ultima istanza per i membri dell’Eurozona in caso di rischio di ridenominazione dell’euro, di allargamento degli spread che potrebbe portare al break up dell’euro. Questo spiega perché le OMT sono collegate a un programma dell’Esm firmato con Memorandum of understanding (la condizionalità, ndr). Aggiungo che con la Spagna imparammo la lezione che è meglio eccedere piuttosto che tenersi bassi: l’Esm rese disponibile una linea di credito da 100 miliardi alla Spagna ma Madrid ne utilizzò solo 42-43 miliardi per ristrutturare il suo settore bancario e adesso le banche spagnole sono in salute.

Bastano le OMT? Oppure all'Eurozona e all'euro servono altri strumenti, come per esempio i safe assets, i titoli di stato europei, gli eurobond?
Secondo me, i safe assets devono rappresentare un elemento costitutivo delle prossime riforme nella zona dell’euro. I safe assets devono fare parte delle riforme dell’Eurozona per risolvere l’esposizione eccessiva sul rischio sovrano nei bilanci delle banche e anche per aumentare il ruolo dell’euro nel mondo. Alcuni economisti, come Nicolas Véron, suggeriscono di intervenire sulla concentrazione del rischio con penalizzazioni, altri suggeriscono di pesare i rischi. Per me, i safe assets sono lo strumento per stabilizzare il mercato del debito e rafforzare il posto dell’euro nel mondo. Spero vivamente che la prossima Commissione e il prossimo Parlamento europeo renderanno i safe assets una delle misure da adottare concretamente.

Ritiene che la Bce dovrebbe partecipare attivamente a questo processo per creare i safe assets?
I safe assets saranno una decisione politica che sarà presa da organi eletti democraticamente. Sono convinto che debbano entrare con vigore nell’agenda delle prossime politiche europee. Ma la Bce ha un interesse legittimo nella resilienza dell’Eurozona e quindi nei safe assets: rientrano nel nostro mandato, sostenere i safe assets fa parte della politica monetaria. Lo facciamo ogni giorno qui alla Banca centrale di Finlandia, appoggiamo le politiche che sostengono la crescita, l’occupazione, la competitività.

Ecco, parlando di crescita, competitività, occupazione: come vede l'Italia? E cosa può dire a un’Italia che cresce sotto la media europea da un ventennio?
Quando ero ministro degli Affari economici, ho partecipato ai negoziati che hanno portato alle misure sulla competitività che erano cruciali e di cui la Finlandia aveva bisogno. Le trattative sono andate avanti con i sindacati e i datori di lavoro e alla fine il costo del lavoro per unità di prodotto è stato ridotto e all’epoca questo aumentò la competitività. So cosa significa e so quanto difficile sia fare le riforme. Ma c’è anche una distinzione importante da tenere presente tra politica fiscale e politica monetaria. La Commissione si occupa di valutare la prima, mentre la seconda è il lavoro della banca centrale. Sono tuttavia d’accordo con l’assioma di Tommaso Padoa Schioppa, l’indipendenza della banca centrale non significa agire in solitudine. Quindi deve esserci un mix ottimale della politica fiscale e monetaria. Io ho visitato spessissimo l’Italia, come ministro, commissario, banchiere centrale. L’Italia è un Paese con un potenziale imprenditoriale enorme, gli italiani sono innovatori e con le riforme strutturali appropriate, con riforme che includono investimenti nell’innovazione, l’Italia può avere un nuovo boom economico, un altro miracolo italiano come quello degli anni 50: politiche pro-attive per sostenere la crescita sono essenziali in Italia. Ma devo anche sottolineare che i Paesi dell’Eurozona che hanno spazio fiscale devono usarlo, quelli che ne hanno poco o che non lo hanno devono comunque costruire i buffer.

Anche in Bce spira aria di riforme: è stato proprio lei a proporre una revisione della strategia della Bce…
Sì, ho proposto che la Bce, come molte altre banche centrali, dovrebbe regolarmente rivedere la sua strategia di politica monetaria. Ho ricevuto reazioni miste dai miei colleghi finora, chi mi sostiene, chi è più scettico. C’è tempo e c’è modo per farlo, qualsiasi decisione su una revisione di questo tipo dovrà essere collegiale.

La Federal Reserve ha avviato una revisione della strategia, degli strumenti e della comunicazione della politica monetaria…
Ho l’impressione che la Federal Reserve stia conducendo questa revisione anche con l’obiettivo di rinforzare la sua indipendenza, che è stata messa in discussione recentemente. L’indipendenza della Bce invece è ben ancorata a forti garanzie costituzionali nel Trattato europeo.

Riproduzione riservata ©
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    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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