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Reinventing cities, le città diventano quattro. Anche Bologna e Napoli con Milano e Roma

Alla capitale e alla città lombarda si aggiungono i capoluoghi di Emilia Romagna e Campania per l’iniziativa internazionale che chiama a raccolta progettisti e developer per realizzare progetti di rigenerazione, sostenibilità e resilienza, capaci di valorizzare il patrimonio pubblico

di Paola Pierotti

Napoli, Villa Ebe

4' di lettura

Non solo Milano e Roma. Il bando Reinventing Cities promosso da C40 – la rete di sindaci di quasi 100 città leader nel mondo che collaborano per creare spazi urbani più sostenibili – sbarca nel 2022 anche a Bologna e Napoli. Quattro quindi le città italiane che chiamano a raccolta progettisti e developer, nell’ambito di squadre interdisciplinari, per realizzare progetti di rigenerazione, sostenibilità e resilienza, capaci di valorizzare il patrimonio pubblico. Insieme a loro città come San Francisco o Sao Paulo, Montréal o Lione, Cape Town e Reykjavik.

Roma

Se Milano per la sua terza edizione ha scelto di puntare sul tema della casa, Roma scende in campo proponendo due compendi messi a bando da Roma Capitale: l’ex stabilimento Mira Lanza (Municipio XI) e l’ex scuola Vertunni (Municipio V) a cui si aggiunge il sito di Casal Rotondo, di proprietà di FS Sistemi Urbani, ubicato nel parco dell’Appia Antica. Sia ex Mira Lanza che l'ex scuola Via Vertunni erano stati candidati anche nell'ultima edizione, ma ricevettero poche manifestazioni di interesse e nessuna proposta finale.
Roma Capitale, facendo seguito all’obiettivo primario di bonificare, recuperare e rifunzionalizzare queste due aree, ha deciso di proporle nuovamente con due importanti novità. L’ex scuola Vertunni viene messa a bando in alienazione e non in concessione come nella precedente edizione, per favorire la sostenibilità economica degli eventuali investimenti sul bene. Seguendo un principio simile, si è deciso di mettere a bando l’ex Mira Lanza senza paletti economici preliminari.

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«Nella precedente edizione, al contrario – spiegano dal Campidoglio – veniva chiesto un canone di concessione di circa 8 milioni di euro per 50 anni, oltre ai costi di bonifica del sito, ai costi per la realizzazione del parco pubblico Papareschi e ai costi di realizzazione dell’intervento di recupero».
«Quando il bando è stato lanciato – ha spiegato l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Maurizio Veloccia – eravamo in carica da poche settimane e avevamo due alternative: o rimandare la partecipazione al prossimo o entrare in corsa e rimettere in gioco alcuni siti importanti da recuperare alla fruibilità pubblica e alla rigenerazione urbana. Abbiamo individuato 3 siti di grande importanza per riposizionare il bando anche in termini di una loro sostenibilità economica. Il nostro obiettivo, infatti, non riguarda l’aspetto economico: a noi interessa che quei siti tornino alla fruizione della città eliminando lo stato di degrado e abbandono in cui questi, purtroppo, versano».

«Valorizzare il patrimonio pubblico significa favorire investimenti, anche privati, nell’ottica della sostenibilità ambientale e dell’inclusione sociale. La città pubblica – ha aggiunto l’assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative, Tobia Zevi – deve diventare una potente leva di trasformazione urbana. Vogliamo far funzionare questo bando, modificato per renderlo più appetibile rispetto al passato, con l’obiettivo futuro di una mappatura ambiziosa degli spazi e degli immobili del nostro patrimonio, che vogliamo mettere a disposizione di Roma e delle sue cittadine e cittadini».

Le manifestazioni di interesse per i siti romani potranno essere inviate entro il 20 settembre 2022, a ottobre saranno annunciati i finalisti che dovranno inviare le loro proposte finali entro aprile 2023. A giugno del prossimo anno saranno annunciati i vincitori.

Il Gruppo FS con Sistemi Urbani, già in campo con Reinventing Cities nelle passate edizioni a Milano per lo scalo Greco e Lambrate , e a Roma per Tuscolana torna protagonista nella capitale mettendo a disposizione un tassello di biodiversità nel Parco dell’Appia Antica. «L’area di Casal Rotondo rappresenta infatti una cerniera tra zone molto rilevanti della città lungo la linea ferroviaria Roma-Formia-Napoli. Un patrimonio – racconta Umberto Lebruto, amministratore delegato di FS Sistemi Urbani – con diverse possibilità di sviluppo e sfruttamento degli spazi pubblici come, ad esempio, la predisposizione di percorsi all’aria aperta, anche grazie al ricorso alle nuove tecnologie e infopoint, oltre all’apertura ai turisti di un luogo che racchiude un immenso patrimonio archeologico, storico e naturalistico».

Bologna

A Bologna, il Comune ed FS Sistemi Urbani cercano proposte per l’area Ravone – Prati, nella zona a nord-ovest della città, a 3 km dal centro cittadino. «Siamo alla ricerca –ha detto Lebruto – di architetti, urbanisti, designer, costruttori, imprenditori, realtà associative, associazioni di categoria, fondi di investimento, interessati a lavorare per trasformare asset immobiliari dismessi in un modello per i progetti urbani del futuro».

Qui in particolare si chiede di prestare attenzione alle infrastrutture ferroviarie esistenti per proporre soluzioni mirate alla rigenerazione urbana e al mantenimento di un collegamento fisico e funzionale tra le aree a nord e a sud del settore. Attenzione dovrà essere dedicata alla prossima trasformazione di un’area nelle vicinanze, ex militare, pronta a convertirsi in Città della conoscenza, collegando i principali poli di ricerca e innovazione. Sempre a Bologna, la seconda area di progetto è il Palazzo Aiuto Materno, un’area in forte trasformazione legata alla presenza di un polo culturale creato negli ultimi anni dal recupero di uno storico distretto produttivo (porto canale vecchio, produzione e commercializzazione della seta, della canapa e dell’offerta di servizi urbani). La centralità dell’area, l’elevata accessibilità e la partecipazione a un clima culturale vivace e vivace – grazie alla presenza di università e importanti istituzioni culturali – sono tra i punti di forza della trasformazione. Ai candidati si chiede un progetto mixed use con funzioni abitative integrate con un modello che leghi casa, lavoro e studio.

Napoli

Due le aree in gioco anche a Napoli: Villa Ebe e l’ex centro polifunzionale Piscinola. Il primo edificio è un intervento neogotico costruito nel 1920 in una delle parti più antiche della città su un costone tufaceo alto circa 60 metri che domina il lungomare nei pressi di Castel dell’Ovo. Qui la sfida sarà quella di far rivivere e riportare a disposizione della città, attraverso un grande progetto di rigenerazione culturale, low carbon, un progetto iconico per la valorizzazione del patrimonio e della collettività. Accoglienza, cultura, alta formazione e creazione di servizi per la comunità, valorizzando il sito archeologico e il belvedere. Il secondo intervento, noto come luogo di ritrovo per i giovani, sorge nella periferia nord della città (nel quartiere Scampia/Piscinola) e si caratterizza per una struttura in stile brutalista: il centro è composto da una palestra, una piscina e altre strutture sportive, oltre a spazi per uffici, attività culturali e educative, compresa una biblioteca e un teatro. In entrambi i casi si propone un trasferimento di proprietà con una concessione per minimo 29 anni.

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