OSSERVATORIO PMI global strategy

Reinvestire gli utili è la strada per il successo

di Luca Orlando

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Agf


3' di lettura

Tre milioni di utili vanno a dividendo. Gli altri 11 a riserva, rafforzando il patrimonio netto. Le scelte di bilancio 2017 di Umbragroup, componentista del settore aerospaziale, sono una buona sintesi di ciò che fanno in media le aziende eccellenti, quelle a maggior tasso di crescita.

È forse questa l’evidenza empirica più rilevante dell’Osservatorio Pmi di Global Strategy, arrivato alla decima edizione, che partendo da un database di 60mila bilanci arriva per scremature successive ad identificare le realtà più performanti: aziende con ricavi tra 20 e 250 milioni (500 per il commercio), che battono gli indici di settore e non appartengono a multinazionali.

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Sono 724 i “campioni” identificati in questa edizione, imprese che nel quinquennio preso in esame hanno prodotto complessivamente utili netti per 7,9 miliardi: solo due di questi sono andati a dividendo per remunerare i soci, gli altri 5,9 al rafforzamento del patrimonio netto. «L’azionista va remunerato nel modo giusto - spiega l’ad di Umbragroup Antonio Baldaccini - ma la quota maggiore dei profitti deve restare all’interno, per finanziare gli investimenti di prodotto e processo: se la famiglia si arricchisce troppo, l’azienda ovviamente si impoverisce e mette a rischio il proprio futuro». «Fare le cicale è sbagliato - aggiunge l’ad di Fratelli Piacenza Carlo Piacenza - perché le aziende per competere devono essere forti, con risorse sufficienti per affrontare anche gli anni più duri».

Le oltre 700 realtà selezionate lo hanno capito, cogliendo non a caso risultati superiori alla media in modo sistematico. L’analisi dei bilanci mette in evidenza alcune caratteristiche comuni, anzitutto in termini di crescita, con ricavi globali aumentati di 13,2 miliardi tra 2012 e 2016: un incremento del 58%, cinque volte maggiore rispetto alla media dell’universo di riferimento.

Cinque anni in cui è però migliorata anche l’efficienza, con il risultato di raddoppiare la redditività sulle vendite (ora all’11,6%) e di triplicare il risultato operativo. Risorse che sono state utilizzate in prevalenza all’interno dell’azienda, per nuovi investimenti ma anche per ridurre i debiti. Non a caso, la posizione finanziaria netta in rapporto all’Ebitda migliora in modo sensibile, scendendo da 1,88 (quasi due anni di lavoro necessari per “ripagare” l’indebitamento netto con i profitti dell’attività corrente) a 0,45, con un’azienda su due ad avere flussi di cassa positivi.

Allargando lo sguardo alla platea di aziende (2400) prese in esame negli ultimi 10 anni, in cui i tassi di crescita sono sempre stati sistematicamente superiori di una decina di punti rispetto all’universo di riferimento, si scoprono altre caratteristiche comuni in termini strategici ma anche di governance. Nell’85% dei casi si tratta di aziende familiari, che quasi sempre però (tre su quattro) presentano in cda un membro indipendente e per il 40% hanno almeno un manager in posizione rilevante. Ruolo fiduciario, perché spesso si tratta di soggetti con anzianità aziendale superiore ai 10 anni. Tra i motivi alla base delle ottime performance vi è senza dubbio la spinta innovativa (il 4% dei ricavi è dedicato a ricerca e sviluppo), così come la proiezione internazionale, che vede in media la metà dei ricavi rappresentata dall’export.

« Da ognuna di queste aziende – dichiara Antonella Negri-Clementi, presidente e ad Global Strategy non si possono che trarre elementi di insegnamento. Rimane il fatto che la dimensione di questi “campioni” è oggi ancora troppo ridotta per competere adeguatamente nei mercati globali, dove peraltro dimostrano le giuste caratteristiche per posizioni di leadership».

«E infatti il nostro invito è quello di continuare a crescere - aggiunge il responsabile sales&marketing di Intesa Sanpaolo Teresio Testa - e credo che da questo punto di vista il credito da solo non basti. Occorre spingere sulla crescita dimensionale, sulle acquisizioni e l’apertura del capitale, così come sull’internazionalizzazione, tutte aree in cui la banca può rappresentare un supporto».

Nei tre quarti dei casi i “campioni” identificati sono appartenenti all’area manifatturiera (meccanica e alimentari le aree più pesanti) con una netta (e ovvia) prevalenza delle regioni più avanzate: tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna si trova il 59% del campione esaminato.

Perché sarebbe una buona idea irrobustire il più possibile questa pattuglia di aziende top? Perché nei cinque anni presi in esame, grazie alla crescita, questo cluster è stato in grado di creare 37mila nuovi posti di lavoro: in media 20 al giorno, sabati e domeniche inclusi.

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