ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl documento inviato al parlamento

Relazione Pnrr: 334 bandi per 95 miliardi, spesa in linea con gli obiettivi (ridotti)

Palazzo Chigi: per molte misure «la mancanza di erogazioni è in linea con le scadenze previste». La Nadef abbassa ulteriormente le previsioni d’investimenti a 20,5 miliardi per il periodo 2020-2022. Draghi: in anticipo sui target Ue di fine anno

di Giorgio Santilli

Pnrr, Italia supera esame preliminare Ue per seconda rata

3' di lettura

«La maggior parte degli interventi a valere su risorse aggiuntive presenta cronoprogrammi attuativi che, nell’anno corrente, prevedono fasi procedurali precedenti l’avvio dei lavori. Per tali misure, la mancanza di erogazioni è, quindi, in linea con le scadenze previste dal Piano». Eccola la frase chiave della Relazione sul Pnrr inviata giovedì 6 ottobre dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, al Parlamento.

Serve a spegnere le polemiche intorno ai ritardi di spesa e ai cantieri che non sarebbero ancora partiti. Polemiche spesso pretestuose che convivono con analisi serie di situazioni molto complesse e con le sincere e motivate preoccupazioni della premier in pectore, Giorgia Meloni, sul futuro del Pnrr.

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La relazione sullo stato di attuazione del Pnrr del governo Draghi

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La relazione - messa a punto dal sottosegretario a Palazzo Chigi, Roberto Garofoli - fornisce molti chiarimenti di dettaglio. Per gli «interventi su risorse aggiuntive» (cioè i nuovi interventi che non erano programmati prima del Pnrr) nessuno - intende la Relazione - può fare miracoli ed era chiarissimo fin dall’inizio che l’avvio dei cantieri o della spesa avrebbe richiesto il tempo necessario a espletare le procedure: progettazioni, autorizzazioni, gare. Tanto è così che non c’era in alcun modo fra i target, in questa fase, l’apertura dei cantieri o la spesa per nuovi progetti.

Pnrr, bandi e avvisi pubblicati al 4 ottobre 2022

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Pubblicati 334 bandi per 94,7 miliardi

Il governo ha pubblicato comunque 334 bandi o avvisi per un totale di 94,7 miliardi, fra appalti pubblici, individuazione di proposte progettuali, selezione di esperti e contributi e crediti di imposta: un’imponente macchina necessaria per avviare gli investimenti.

IMPORTO DEI BANDI E AVVISI EMANATI AL 4 OTTOBRE 2022, PER AMMINISTRAZIONE TITOLARE
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Quanto alla spesa effettiva, la Relazione rileva pagamenti per 11,8 miliardi alla data del 31 agosto che diventeranno 20,5-21 alla fine dell’anno «in linea con le previsioni» contenute nella Nadef, «aggiornate» appunto a 20,5 miliardi, mentre per il 2023 la previsione è a 40,9 miliardi, per il 2024 a 46,5 miliardi, per il 2025 a 47,7 miliardi, per il 2026 a 35,9 miliardi.

Il governo ha abbassato le previsioni di spesa per il triennio 2020-2022

In sostanza il governo ha via via abbassato le previsioni di spesa per il triennio 2020-2022, che in partenza erano fissate a 41 miliardi, erano state ridotte a 33,7 miliardi dal Def dello scorso aprile e ora ancora ridotte con la Nadef a 20,5 miliardi (5,5 per il 2020-2021 e 15 per l’anno 2022).

PROFILO PROGRAMMATICO AGGIORNATO RELATIVO ALL'UTILIZZO DELLE RISORSE PNRR
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Ma - spiega la Relazione Draghi - questo non è un indicatore del fatto che il Pnrr non decolli perché questi flussi di pagamenti sono «principalmente riferibili ai cosiddetti “progetti in essere” generalmente previsti da disposizioni antecedenti il Pnrr e, quindi, in una fase attuativa più matura». Spostamenti di risorse dal bilancio nazionale al bilancio Pnrr che poco hanno a che fare con l’efficienza della macchina Pnrr.

E infatti i tre capitoli di spesa che fanno l’80% di questi pagamenti sono i collegamenti ferroviari ad alta velocità partiti prima del Pnrr (Brescia-Padova, Terzo Valico, Napoli-Bari), transizione 4.0 e Superbonus. Confrontati agli 11.749 milioni di spesa al 31 agosto 2022 valgono rispettivamente 3.617, 2.965 e 2.774 milioni. Già ad oggi, con un mese in più di spesa, gli interventi veramente infrastrutturali, quelli di Rete ferroviaria italiana (Fs), sono arrivati a 3,9 miliardi, cifra che oltre gli obiettivi posti originariamente dimostra la forte dinamica di questa spesa in questo momento. Anche da questa dinamica il governo assicura che si arriverà alla spesa di 20,5 miliardi.

Draghi: per il semestre in corso attuazione più veloce dei cronoprogrammi originari

Ma il premier, nella premessa scritta personalmente, batte soprattutto, ancora una volta, sul fatto che è in perfetto ordine la contabilità dei target e dei milestones, gli unici dati che contano agli occhi di Bruxelles e che ci consentono di incassare le rate dei finanziamenti Ue. Dopo aver ricordato i risultati «significativi» del 2021 e del primo semestre 2022, Draghi scrive che «per quanto riguarda il semestre in corso, l’attuazione procede più velocemente dei cronoprogrammi originari. La fine della legislatura ha richiesto uno sforzo supplementare, per fare in modo che, dopo le elezioni, si potesse ripartire da una posizione la più avanzata possibile».

Il premier indica le strade (già avviate e da continuare) per affrontare difficoltà inevitabili per l’avvio degli investimenti: forme di supporto e assistenza per gli enti attuatori, garantendo già dalla fase di progettazione degli interventi il sostegno delle società partecipate pubbliche; misure e finanziamenti aggiuntivi per rispondere all’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime; incisivo sistema di monitoraggio e di controllo degli interventi anche al fine di evitare frodi e infiltrazioni criminali.

Pnrr ulteriore sfida per i prossimi mesi

Infine, il futuro del Pnrr. Draghi batte ancora su un punto che considera strategico per l’Italia: «il Piano RePowerEU, con l’inserimento di un nuovo capitolo nei Pnrr nazionali destinato ad assicurare l’autonomia energetica dalla Russia, rappresenta l’ulteriore sfida per i prossimi mesi». Dimensioni e tempi tutti da discutere in Europa. Ma questo spetterà a Giorgia Meloni.

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