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Renault corre a Parigi. Attesa per il progetto Ampere e le tensioni con Nissan

Renault presenterà domani il suo progetto di riorganizzazione, con la creazione, secondo le indiscrezioni delle ultime settimane, di due unità distinte per accompagnare la transizione verso l'elettrico e il progressivo abbandono dei veicoli a carburante fossile

di Alberto Annicchiarico

(AFP)

3' di lettura

Buon avvio di settimana in Borsa per Renault, che oggi nel corso del Capital Market Day presenterà la sua strategia per la seconda parte del piano Renaulution. Il titolo del gruppo automobilistico transalpino guidato dal ceo Luca de Meo ha pareggiato i conti dell’anno dopo una rincorsa del +41% negli ultimi sei mesi. Nella giornata dedicata agli investitori, Renault dovrebbe spostare il focus sulla creazione, secondo le indiscrezioni delle ultime settimane, di due unità distinte per accompagnare la transizione verso l'elettrico.

Renault punta a una valutazione di 9 miliardi di euro (tanto vale oggi la casa della Losanga) per le attività dedicate alle auto elettriche, riunite nella nuova entità Ampère, di cui è prevista l’Ipo a Parigi l'anno prossimo. Per i veicoli a batteria è prevedibile una grande spinta in Europa dopo che i 27 Stati dell’Unione e il Parlamento Ue hanno approvato il divieto di produrre auto con motori a combustione interna a partire dal 2035. Progetto peraltro messo in discussione dallo stesso commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton. Troppi i rischi per l’industria dell’automotive, alle prese con le tensioni geopolitiche odierne, l’incombere dei produttori cinesi, i costi esorbitanti di materie prime ed energia. Che ricadono sui prezzi e sui consumatori.

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Ampère dovrebbe avere circa 10mila dipendenti, tutti in Francia, sui 157mila complessivi del gruppo. Renault dovrebbe restare l'azionista di maggioranza. Nissan, partner storico del gruppo francese di cui è anche azionista con il 15% (Renault è azionista di Nissan al 43% ma dovrebbe scendere gradualmente), potrebbe investire nel capitale della nuova entità. Anche se sull’operazione aleggiano i contatti tra Renault e la cinese Geely (oltre che la saudita Aramco) per la progettata divisione Horse di Renault, dedicata alle auto con motori a benzina e diesel, oltre che ibride. Il coinvolgimento del gruppo giapponese dipende dal livello di certezze della protezione delle proprie tecnologie e sui possibili trasferimenti a Geely.

Renault ha comunque bisogno di una grande potenza di fuoco finanziaria. A inizio 2022, i tre membri dell’Alleanza (Renault, Nissan, Mitsubishi) hanno annunciato investimenti per 23 miliardi di euro per passare all’elettrico nei prossimi cinque anni. Obiettivo? 35 nuovi modelli entro il 2030.

Il piano Renaulution di de Meo ha cambiato la parola d'ordine del car-maker transalpino, terzo per nuove immatricolazioni in Europa nel 2022 con poco meno di 800mila auto (a distanza da Volkswagen e Stellantis), da più volumi a più margini e profitti. Si articola in tre fasi: la fase “Resurrection” fino al 2023 si concentrerà sulla ripresa del margine operativo, previsto in rialzo oltre il 5% nel 2022 (dal 2,1% di un anno prima) e sulla generazione di liquidità; la fase “Renovation”, fino al 2025, prevede il rinnovamento e l’arricchimento delle gamme, contribuendo alla redditività. La fase “Revolution”, orienterà il modello economico del gruppo verso la tecnologia, l’energia e la mobilità sostenibile.

I sindacati della Losanga attendono con inquietudine. A settembre, la Cgt ha lanciato l'allarme contro «lo smantellamento» dell'azienda. Le organizzazioni sindacali da tempo denunciano il calo del personale in Francia. A Renault-Lardy (centro tecnico e di test), i dipendenti sono passati da 2.400 a 1.400 tra il 2018 e il 2022 e altri tagli sono attesi con le paventate delocalizzazioni in Romania e Spagna.

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