Auto

Renault, il I trimestre delude le attese dopo la perdita record del 2020

Il trimestre è stato penalizzato anche dall'effetto valutario, al netto del quale emerge una crescita del 4,4%

di Al.An.

Aggiornato il 23 aprile 2021, ore 13:30

(REUTERS)

3' di lettura

Renault non aggancia la ripresa come succede ai suoi principali concorrenti. Il gruppo francese, dopo la clamorosa perdita di 8 miliardi nel 2020, ha registrato nel primo trimestre del 2021 un fatturato di 10 miliardi di euro (-1,1%), sui livelli quindi dello scorso anno all'inizio della crisi del Covid-19. Nei primi tre mesi del 2019, il gruppo automobilistico francese aveva segnato un giro d'affari di 12,53 miliardi e nel 2018 di 13,2 miliardi. Escludendo la russa Autovaz, il fatturato di inizio 2021 risulta per altro stabile a 8,6 miliardi di euro. Il trimestre è stato in effetti penalizzato anche dall'effetto valutario, al netto del quale emerge una crescita del 4,4%. Con 665.038 veicoli venduti, le vendite mondiali delle marche del gruppo (Renault, Dacia, Lada, Alpine, Renault Samsung Motors et Jinbei & Huasong) sono in crescita dell'1,1%.

La performance dei marchi

A livello dei singoli marchi, Renault ha registrato un aumento delle vendite dell'1,3% a 433.662 veicoli a livello mondiale, grazie alle utilitarie. Il marchio ha tra l'altro venduto 42.951 veicoli ibridi ed elettrici. Dacia ha venduto 121.231 veicoli (+10,2%), grazie «al successo della Nuova Sandero e alla buona tenuta delle vendite di Duster». Il contributo del gruppo Autovaz al fatturato è stato d 685 milioni di euro, in calo del 2,3%, ma - precisa il gruppo - a perimetro e cambi comparabili, risulterebbe un aumento del 20,9%. I servizi di vendita (Rci Bank e servizi) hanno segnato un fatturato di 759 milioni (-8,2%).

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In Francia il gruppo ha venduto complessivamente 135.957 veicoli nel trimestre, con una quota di mercato del 24,21%. In Russia le vendite sono state pari a 114.272 unità (30%) e in Italia, terzo mercato del gruppo, hanno totalizzato 41.969 veicoli (8,54%). «L'inizio dell'anno conferma l'impatto positivo della politica del gruppo orientata alla redditività», sottolinea la direzione di Renault in un comunicato, rilevando anche che il gruppo «sta facendo progressi sui canali di vendita più redditizi».

Niente guidance e scorte ridotte

La casa transalpina si è astenuta dall'offrire una guidance per l'anno perché la crisi dei chip ha reso «difficili» le previsioni di produzione e la pandemia sta ancora influenzando la domanda, ha commentato il vice amministratore delegato Clotilde Delbos. Il maggiore impatto sulla produzione arriverà nel secondo trimestre, con effetti persistenti che si estenderanno ai tre mesi successivi, ha affermato. Il calo della produzione ha raggiunto finora «decine di migliaia» di veicoli quest'anno e l'azienda ha fatto della produzione di auto a maggior margine una priorità.

Renault ha ridotto le scorte del 26% da un anno fa a 487mila unità alla fine di marzo. La sua offerta di veicoli è ancora «ben al di sopra» dell'obiettivo, anche se questo potrebbe essere un vantaggio dati i vincoli del resto del settore, ha scritto in un rapporto Philippe Houchois, analista di Jefferies che ha assegnato un rating “hold” sulle azioni.

Prospettive sul fronte elettrico

Renault ha venduto l'1,1% in più di autovetture e furgoni commerciali in tutto il mondo nel trimestre. Mentre le consegne del modello Zoe alimentato a batteria sono diminuite, la società ha ricevuto quasi 10mila preordini per il suo modello elettrico Dacia Spring. Mentre la sua gamma elettrificata ha per rivali i modelli realizzati da Volkswagen e Stellantis, Renault è fiduciosa che i veicoli elettrici e ibridi rappresenteranno tra il 10% e il 15% delle vendite quest'anno, consentendo alla società di rispettare le norme europee sulle emissioni, ha aggiunto Delbos.

Obiettivo turnaround

L'anno scorso Renault ha registrato una perdita record a causa principalmente di svalutazioni e costi di ristrutturazione in Nissan. Il ceo Luca de Meo ha svelato un piano di svolta a gennaio che non ha convinto gli investitori. La casa automobilistica punta a un margine operativo di oltre il 3% entro il 2023 e di almeno il 5% entro la metà del decennio rispetto a un rendimento del 4,8% nel 2019. L'azienda ha inoltre annunciato l'intenzione di eliminare circa 14.600 posti di lavoro in tutto il mondo e di ridurre la capacità produttiva di quasi un quinto nel tentativo di ridurre i costi di oltre 2 miliardi di euro.

I chip e Mitsubishi: taglio di 16mila auto

L’effetto della carenza dei semiconduttori a fronte di una domanda esplosa durante la pandemia per l’uso massiccio di device elettronici e l’impiego sempre più consistente di chip nelle automobili si fa sentire anche sul terzo componente dell’Alleanza franco nipponica che comprende Renault e Nissan.

Il mese prossimo Mitsubishi taglierà la produzione di ben 16.000 auto a livello globale, secondo un portavoce dell'azienda, ultima casa automobilistica a soccombere alla crisi che ha attanagliato l'industria automobilistica mondiale.

L'elenco delle case automobilistiche con fabbriche inattive si allunga in tutto il mondo. Giovedì Jaguar Land Rover ha comunicato che sospenderà la produzione in alcuni stabilimenti nel Regno Unito. E il gigante tedesco dei componenti Robert Bosch ha avvertito che l'industria automobilistica dovrà probabilmente affrontare una «situazione insoddisfacente» per molti mesi a venire.

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