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Renault lancia il suo piano strategico. Dai volumi al valore, De Meo cambia tutto

Entro il 2025, il goal è un margine operativo gruppo almeno del 5%, raddoppiando rispetto al 2019 e non tenendo conto dell’anno pandemico. 24 lanci di prodotti entro il 2025 – di cui la metà nei segmenti C/D – e almeno 10 veicoli elettrici

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(AFP)

Entro il 2025, il goal è un margine operativo gruppo almeno del 5%, raddoppiando rispetto al 2019 e non tenendo conto dell’anno pandemico. 24 lanci di prodotti entro il 2025 – di cui la metà nei segmenti C/D – e almeno 10 veicoli elettrici


5' di lettura

Dai brand ai motori, dal software alle piattaforme fino alla capacità industriale ridotta di un milione di unità, il gruppo Renault, parola del nuovo ceo Luca De Meo, ha le idee molto chiare su quello che vuole essere nei prossimi anni. La parola d’ordine cambia da più volumi a più margini e profitti, tagliando i costi non necessari (un piano da 3 miliardi entro il 2025, un risparmio in media di 600 euro per vettura entro il 2023). Sarà una vera e propria rivoluzione, già avviata negli ultimi mesi, e ribattezzata Renaulution, pensata per rendere la Losanga (con Dacia, Lada e Alpine, insieme all’Alleanza di Nissan ) nuovamente competitiva. «In questi anni - ha detto De Meo - siamo cresciuti (la filosofia centrata sui volumi apparteneva allo storico e controverso Carlo Ghosn) ma non abbiamo visto dei miglioramenti». La musica adesso cambia.

Tre fasi

Il piano strategico si articola in tre fasi: la fase “Resurrection”, che continuerà fino al 2023, si concentrerà sulla ripresa del margine e sulla generazione di liquidità; la fase “Renovation”, proseguirà fino al 2025, vedrà appunto il rinnovamento e l'arricchimento delle gamme, contribuendo alla redditività delle marche. La fase “Revolution”, che avrà inizio nel 2025, farà evolvere il modello economico del gruppo verso la tecnologia, l'energia e la mobilità sostenibile.

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Dai volumi al valore

«Il piano Renaulution - ha spiegato De Meo - consiste nell'orientare tutta l'azienda facendola passare dalla ripresa dei volumi al valore. Più che di una ripresa, si tratta di una profonda trasformazione del nostro business model. Passeremo dall'essere un'azienda automotive che fa uso della tecnologia ad un'azienda tecnologica che fa uso delle auto, per cui entro il 2030 almeno il 20% dei redditi proverranno dai servizi relativi ai dati e dal trading dell'energia».

Come verrà riconquistata la competitività? «Andando oltre il piano 2022 (che prevede risparmi per 2 miliardi), migliorando l'efficacia dell'ingegneria e della produzione, per ridurre i costi fissi e migliorare i costi variabili a livello mondo, traendo vantaggio dalle attuali risorse industriali del gruppo e dalla sua leadership nei veicoli elettrici in Europa, avvalendosi dell'Alleanza con Nissan per incrementare la nostra forza di impatto in termini di prodotti, attività e tecnologie, accelerando i servizi di mobilità, quelli dedicati all'energia e quelli relativi ai dati, migliorando la redditività tramite quattro Business Unit differenziate (Renault, Dacia-Lada, Alpine e Mobilize, il nuovo brand per servizi di mobilità ed energia), fondate su marche pienamente responsabili, focalizzate sui clienti e sui mercati», precisa la nota di Renault.

Dieci modelli elettrici, minor capacità industriale

La nuova organizzazione consentirà di creare un portafoglio di prodotti riequilibrato e più redditizio con ben 24 lanci di prodotti entro il 2025 – di cui la metà nei segmenti C/D – e almeno 10 veicoli elettrici. La nuova organizzazione incentrata sul valore e sull'offensiva a livello di prodotti consentirà di migliorare i prezzi e il mix prodotto.

Il piano passa anche per anche un ridimensionamento della capacità industriale dai 4 milioni di unità nel 2019 a 3,1 nel 2025. Questo verrà attuato - ha ribadito il ceo del gruppo - «secondo lo stile Renault, con grande attenzione alla occupazione».

Altri aspetti fondamentali del piano saranno la riduzione delle piattaforme (da 6 a 3) e dei motori (da 8 a 4 famiglie) e la creazione di una Software Republic nella nuova Renault digital factory su 100mila metri quadri animata da 1000 fra ingegneri e data scientist, mentre continuerà la collaborazione con Google su app (MyLink) e mappe.

La Casa della Losanga, inoltre, modificherà anche la presenza internazionale «sfruttando la competitività in Spagna, Marocco, Romania, Turchia» e concentrandosi su mercati ad alta marginalità, in particolare in America Latina, India e Corea. Saranno create anche maggiori sinergie con la Russia sfruttando l'unione in una sola business unit delle marche Dacia e Lada.

Gli obiettivi finanziari

I nuovi obiettivi finanziari sono chiari: entro il 2023, il gruppo francese punta a raggiungere un margine operativo di oltre il 3%, circa 3 miliardi di euro di free cash flow 2 operativo nel ramo auto in cumulato (2021-23), e di ridurre gli investimenti e le spese nelle attività di R&S a circa l'8% del fatturato. Entro il 2025, il goal è un margine operativo gruppo almeno del 5% (raddoppiando rispetto al 2019 e non tenendo conto dell’anno pandemico), circa 6 miliardi di euro di free cash flow operativo del ramo auto in cumulato (2021-25), e a un Roce (auto operating profit) in aumento di almeno 15 punti rispetto al 2019. Il tutto dovrebbe garantire una redditività sostenibile nel rispetto dell'impegno che la casa transalpina ha assunto per l'obiettivo zero emissioni in Europa entro il 2050. Del resto Renault, con Bmw (a differenza di Volkswagen), è riuscita a rispettare i nuovi limiti europei sulle emissioni nel 2020 e conta di poterlo fare anche nel 2021.

Fondamentale anche la strategia sui nuovi marchi: per Renault inizia una Nouvelle Vague. La Marca alzerà il mix grazie all'offensiva nel segmento C e consoliderà le sue posizioni in Europa, concentrandosi al tempo stesso sui segmenti e sui canali redditizi in mercati chiave come l'America Latina e la Russia. Punta a essere «leader dell'elettrificazione entro il 2025» con un “Electro Pole” potenzialmente nel nord della Francia, con la maggior capacità di produzione di veicoli elettrici del gruppo al mondo. Porterà avanti la joint-venture sull'idrogeno per i veicoli alimentali da celle a combustibile. La metà dei lanci effettuati in Europa saranno veicoli elettrici, «il cui contributo alla redditività è più elevato rispetto ai veicoli termici (in euro)». I veicoli ibridi saranno il 35% del mix. «Renault sarà un tech brand per un pubblico mainstream» ma alzerà l’asticella della qualità e dei prezzi. Una novità sarà il ritorno della storica Renault 5 rivisitata.

I due marchi Dacia e Lada invece si rinnoveranno con 7 nuovi modelli economici ma robusti e accessoriati pensati per fare concorrenza alle piccole elettriche di Volkswagen. Renault ha confermato l'impegno nei confronti della marca Dacia per i prossimi cinque anni, svelando il concept del suv Bigster di segmento C e anticipando anche il debutto del fuoristrada Niva, progettato e programmato assieme al partner russo.

Quanto ad Alpine avrà l’ambizione di produrre «auto sportive elettriche d’avanguardia», ha detto il ceo di Renault, esclusive e innovative e riunirà le auto Alpine, Renault Sport Cars e Renault Sport Racing in una nuova entità a tutti gli effetti. Con l'obiettivo di essere redditizia per il 2025. Alpine ha anche firmato un un memorandum d'intesa con Lotus per studiare una serie di aree di cooperazione, compreso lo sviluppo congiunto di un'auto sportiva elettrica. I team Alpine e Lotus condurranno uno studio di fattibilità completo per l'ingegneria, la progettazione e lo sviluppo congiunti di un'auto sportiva EV sfruttando le risorse, le competenze e le strutture delle rispettive entità sia in Francia che nel Regno Unito. Alpine e Lotus esploreranno anche lo sviluppo di un'offerta di servizi congiunti combinando le loro competenze ingegneristiche. È allo studio anche una collaborazione per sfruttare la piattaforma di sport motoristici di Alpine, dalla Formula Uno alla Formula E e all'Endurance.

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