LETTERA AL RISPARMIATORE

Reno De Medici, la crescita passa per il «cartoncino 4.0» Focus su riorganizzazione

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Proseguire nella razionalizzazione del gruppo. Poi: spingere sull’informatizzazione e digitalizzazione dell’azienda. Ancora: continuare nell’incremento dei prodotti in portafoglio per meglio gestire la domanda della clientela.

Sono tra le priorità di Reno De Medici (gruppo RDM) a sostegno del business. Un ’attività che, nel 2017, ha visto sia il fatturato che la redditività salire rispetto al 2016. I ricavi di vendita si sono assestati a 569,1 milioni, in aumento di 91,3 milioni (di questi però 58,9 milioni sono dovuti al diverso perimetro di consolidamento con lo stabilimento francese La Rochette). L’ebit è arrivato a 23,5 milioni (dei quali 4 milioni generati sempre dalla controllata transalpina) a fronte degli 8,8 milioni del 2016.

Di là dai numeri di conto economico il risparmiatore è tuttavia interessato alle concrete mosse di sviluppo del gruppo. Una curiosità che per essere soddisfatta richiede dapprima di conoscere l’oggetto sociale dell’azienda. Reno De Medici, titolo sottile dello Star per cui il risparmiatore deve usare cautela, è un produttore di cartoncino.

IL CONFRONTO TRA I BILANCI ANNUALI

Dati in milioni di euro

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La sua attività è articolata, in linea di massima, in tre aree. La prima, quella storica e numericamente più rilevante, è la realizzazione, attraverso carta riciclata, di cartoncino patinato per l’imballaggio (White lined chipboard, Wlc). La seconda, appannaggio della controllata francese La Rochette (acquisita nel 2016), riguarda invece il cartoncino per astucci pieghevoli prodotto da fibre vergini (Folding box board segment, Fbb). Infine c’è il terzo segmento: i prodotti speciali. Le tre attività, insieme, hanno molteplici comparti di sbocco: dal tessile all’alimentare fino alla cosmesi, la farmaceutica e i tabacchi.

Ciò detto una priorità riguarda, per l’appunto, il proseguire nella riorganizzazione dell’azienda. Su questo fronte, dal primo gennaio 2017, tutti i prodotti sono stati ricondotti all’unico marchio RDM. Inoltre le operazioni commerciali, contestualmente alla costituzione a Milano del quartier generale della multinazionale tascabile, sono state riordinate in tre regioni: Sud (dall’Italia alla Spagna fino alla Grecia e i mercati extra europei); Est (Europa)che ricomprende il Paesi baltici e gli Stati dell’ex Cortina di ferro; Ovest (Europa) cui sono ricondotti i mercati quali, ad esempio, Gran Bretagna, Francia e Germania. Ancora: è stato realizzato il processo di fusione per incorporazione di R.D.M Marketing (società dedicata alla vendita) che avrà effetto legale a partire dal primo aprile 2018.

Messi alle spalle questi passaggi il gruppo prosegue ora nel processo di riordino. Così, tra le altre cose, dovrà affrontarsi il tema delle società attive, in sette Paesi, nella vendita. Saranno unificate? Verranno mantenute? Il gruppo RDM risponde che attualmente una scelta non è stata presa. Di certo ci sarà un processo di razionalizzazione. Inoltre è previsto l’aumento dell’operatività del team di “Integration & Continuos improvement”. In parole povere: l’organo che interfacciandosi tra produzione e vendite deve gestire al meglio la programmazione produttiva. Da una parte, anche attraverso sistemi di statistica predittiva, adeguandosi alla domanda; dall’altra mantenendo stretto il contatto, grazie allo stesso incremento del portafoglio prodotti e dei servizi, con la clientela.

Ma non è solo la riorganizzazione. Altro tema fondamentale è l’informatizzazione aziendale. Qui nel 2018 le attività italiane (compresi i tre siti produttivi) saranno dotate di un sistema di Erp. Il software di gestione sarà poi esteso a tutti gli altri business esteri nel 2019. I Capex previsti? Circa 5-6 milioni. Insomma l’azienda punta ad una maggiore efficienza grazie all’informatizzazione, e digitalizzazione dell’attività (ad esempio tracciamento delle materie prime).

Tutto rose e fiori quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore esprime un dubbio: quello legato al rischio d’esecuzione. Vale a dire: le operazioni in oggetto vanno concretizzate al meglio. Altrimenti potrebbe esserci un impatto negativo. Il gruppo RDM rigetta il timore. L’attività di riordino, viene sottolineato, è già avviata. In concomitanza di simili operazioni, come ad esempio nel 2017, il conto economico è migliorato. Il che afferma la società, da un lato, mostra la capacità del gruppo di concretizzare con efficacia il programma previsto; e dall’altro dà fiducia per quanto dovrà realizzarsi in futuro.

Fin qui alcune considerazioni riguardo il riordino del business e l’efficientamento dello stesso. Quali, tuttavia, le prospettive dei due principali settori d’attività del gruppo RDM? In generale, va ricordato, entrambi i comparti sono legati alla dinamica del Pil e dei consumi delle famiglie. A fronte di ciò le stime di crescita previste in Europa (mercato essenziale per la società) inducono ottimismo. Il gruppo però non punta ad accelerare in un segmento rispetto all’altro. L’ingresso nel settore del cartoncino realizzato da fibre vergini, con l’acquisizione dell’impianto francese di La Rochette, è una strategia per diversificare l’offerta.

DINAMICA STORICA DEI CAPEX

Dati in milioni di euro

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La maggiore articolazione dei prodotti e dei servizi è tra le motivazioni alla base della stessa più recente acquisizione da parte del gruppo RDM: quella di Pac Service. Quest’ultima è una società che da un lato trasforma la carta acquisita in piccoli formati di cartoncino. E dall’altro riesce in tempi rapidi a rispondere e adeguarsi alle richieste particolari del cliente. Simili caratteristiche, è chiaro, consentono in primis di soddisfare maggiormente l’utente finale. E poi, anche grazie alla maggiore flessibilità, di rendere più stabile il business rispetto alla ciclicità, e volatilità, della domanda stessa.

Quella volatilità che, va ricordato, riguarda una voce cui il risparmiatore guarda con interesse: il costo delle materie prime. Nel 2017 la stessa società ha indicato che la variabile in oggetto è stata in media superiore rispetto al 2016. Una dinamica che induce il timore di un incremento dei costi di produzione tale da impattare sul business. Reno De Medici non condivide la preoccupazione e ricorda la sua capacità di gestire la variabile in oggetto. In particolare, riguardo alla carta riciclata, la stessa società afferma che, nel quarto trimestre del 2017 e in avvio di 2018, l’andamento dei prezzi è al ribasso. Si tratta di un trend dovuto essenzialmente al blocco da parte della Cina dell’import della cellulosa riciclata. Un contesto che, inducendo in Occidente il rialzo della materia offerta, comporta la discesa dei listini. Quindi su questo fronte, afferma Reno De Medici, rebus sic stantibus non c’è preoccupazione. Di là da ciò, però, può ulteriormente obiettarsi che la fibra vergine sta diventando più cara. Il che può essere un problema. Il trend, dice il gruppo, è innegabile. Tuttavia, in primis, viene ricordato che la fibra vergine riguarda solo l’Fbb il quale incide per circa il 20% dei ricavi. Inoltre, aggiunge sempre Reno De Medici, la situazione viene gestita. Cioè: il rincaro della materia prima, soprattutto in periodi come l’attuale dove la domanda è buona, viene trasferito sull’utente finale. Un’operazione che, anche grazie alla politica di vicinanza al cliente stesso, può realizzarsi con minori difficoltà.

Quella difficoltà che, anche sul fronte della marginalità, il gruppo considera inesistente. Vediamo di spiegarci. Negli ultimi esercizi il gruppo RDM, ritornata all’utile dal 2013 in poi, ha riportato dati di conto economico in crescita: i ricavi sono passati da 468,5 milioni (2013) ai 569,1 dello scorso esercizio; l’Ebit dal canto suo è salito da 8,5 milioni (2013) ai 23,5 milioni del 2017. In questo contesto di rialzo, cui va ricordato il contribuito del cambiamento del perimetro, il rapporto dell’Ebitda sui ricavi non è però in linea con i migliori competitor. Un problema? La società risponde negativamente. Il gruppo RDM ricorda gli interventi di efficientamento che, ad esempio, hanno permesso di chiudere il 2017 con l’Ebitda margin in salita all’8,05% (era il 6,4% nel 2016). Attività che proseguono e che, unitamente allo sfruttamento della leva operativa, consentono alla società di voler puntare ad un Ebitda margin a doppia cifra.

ANDAMENTO DEL DEBITO NETTO

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