«mai con estremisti, noi all’opposizione»

Renzi annuncia le dimissioni e le posticipa. Alta tensione nel Pd

di Vittorio Nuti


Renzi: saremo responsabili per l'Italia sapremo dire anche dei sì

4' di lettura

«Abbiamo fatto un lavoro straordinario», ma la sconfitta è «altrettanto chiara ed evidente», e « impone di aprire una pagina nuova all’interno del Pd». L’appuntamento del segretario dem Matteo Renzi con i giornalisti per la prima analisi del voto e per annunciare le dimissioni dopo la batosta delle Politiche 2018 è per il tardo pomeriggio nella sede del partito a via del Nazareno a Roma. «Nel 2014 siamo risuciti ad arginare il vento estremista», ma «questa volta non ci siamo riusciti, ed il risultato è davvero deludente», sottolinea Renzi in apertura, parlando a braccio non in maniche di camicia, come è solito fare, ma in giacca blu e cravatta scura.

«Il nostro posto è all’opposizione, no a governo con estremisti»
«È ovvio che io debba lasciare la guida del partito democratico», aggiunge dando l’addio al ruolo di segretario e il passaggio all’opposizione del partito, posizionamento che riflette «il netto no ad un governo con gli estremisti». «Abbiamo detto no a un Governo con gli estremisti e degli estremisti e non abbiamo cambiato idea», rimarca ancora. E spiega che il posto del Pd «in questa legislatura» è «stare all'opposizione perchè lì ci hanno chiesto di stare i cittadini italiani e lì staremo. Il Pd è nato contro i caminetti, non diventerà la stampella di forze antisistema. Si parla spesso di forze responsabili. Saremo responsabili e la nostra responsabilità sarà di stare all'opposizione».

Tre no a inciuci, estremismi, e caminetti
Cuore dell’analisi del segretario ormai ad un passo dall’addio è il netto no del Pd targato Renzi a inciuci, caminetti, ed estremismi. Parlando del risultato delle urne Renzi invita «chi ha la forza per governare» a farlo, « se ne è capace». «Noi -- assicura - faremo sempre il tifo per l'Italia, ma saremo responsabili nel saper dire dei sì e anche dei no. Faremo un'opposizione che non si attaccherà alle fake news, che non pedinerà gli avversari e non si piegherà alla cultura dell'odio...».

In futuro «un lavoro che mi affascina: il senatore semplice»
Nel suo futuro, «non c’è nessuna fuga», assicura poi Renzi: «Terminata la fase di insediamento del Governo e del Parlamento farò un lavoro che mi affascina, il senatore semplice». Renzi, eletto nel collegio sentoriale di Firenze, Scandicci, Signa, Lastra a Signa e Impruneta, arriva ad esaltare la sua “ripartenza” «dal basso, con molta umiltà». E si sofferma sull’esperienza di Governo del Pd: «Restituiamo le chiavi di una casa tenuta bene e molto più in ordine».

Renzi: altri propongono cose inaudite, non siamo creduloni

«Ora congresso e nuovo segretario con primarie»
Quello che serve per il Pd uscito traumatizzato dal voto, spiega poi, è «un congresso che a un certo punto permetta alla leadership di fare ciò per cui è stato eletto», e non «un reggente scelto da un ”caminetto'”, ma un segretario scelto dalle primarie». Poi un passaggio sulle prossime tappe: «Come previsto dallo Statuto ho già chiesto al presidente del Pd Orfini di convocare un'assemblea nazionale per aprire la fase congressuale al termine dell'insediamento del Parlamento e della formazione del governo».

Zanda all’attacco: «Non si danno dimissioni con manovre»
Tempi assai lunghi dunque, per il vero e proprio addio di Renzi, scelta che provoca una dura critica da parte del capogruppo dem al Senato, Luigi Zanda. «La decisione di Renzi di dimettersi e contemporaneamente rinviare la data delle dimissioni non è comprensibile. Serve solo a prendere ancora tempo», attacca Zanda, convinto che le dimissioni di un leader «sono una cosa seria, o si danno o non si danno. E quando si decide, si danno senza manovre». «Annunciare le dimissioni e rinviarne l'operatività per continuare a gestire il partito e i passaggi istituzionali delle prossime settimane è impossibile da spiegare», conclude poi Zanda.

Dem in rivolta per le dimissioni annunciate e posticipate
Le dimissioni annunciate ma di fatto rinviate del segretario scuotono gli animi del partito, provocando la censura di molti esponenti di primo piano, dal membro della direzione Nicola Latorre («le dichiarazioni di Renzi sono francamente incomprensibili. Le dimissioni posticipate sono una assoluta novità, fino ad ora sconosciuta») alla ministra per i rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro: «Penso che annunciare le dimissioni, e non darle, dopo avere subito una sconfitta di queste dimensioni sia vistosamente in contrasto con il senso di responsabilità di lealtà e di chiarezza dovuti al partito». Durissimo anche il ministro della Giustizia e leader della minoranza interna, Andrea Orlando, che parla «consueta elencazione di alibi» e di «dimissioni non dimissioni» che costituiscono una «soluzione ambigua» per i problemi del partito.

Guerini: «Dimissioni verissime, lunedì direzione»
Il clima, in casa dem, è incandescente, al punto da costringere coordinatore della segreteria e renziano di ferro Lorenzo Guerini ad escludere ogni «dilazione» perchè «le dimissioni di Renzi sono verissime». «Il tema centrale è un punto politico: il Pd è all'opposizione, in coerenza con quanto detto in campagna elettorale da tutto il Pd. E nessuna gestione solitaria dei prossimi passaggi: lunedì prossimo faremo Direzione nazionale e quello sarà il luogo e il momento per aprire una riflessione seria e responsabile sui risultati», riepliga nel tentativo di gettare acqua sul fuoc delle polemiche interne. A dare i tempi provvede in serata il presidente dem Matteo Orfini, annunciando la convocazione della direzione per lunedì 12 marzo alle ore 15, cui seguirà la convocazione dell'Assemblea nazionale per recepire le dimissioni del segretario.

Il vento delle polemiche suscitate dalle dimissioni del segretario dem rimbalza anche su twittet. Tra chi esulta c’è il segretario federale della Lega che scrive: «Renzi si è dimesso, Grazie Italia! Vi voglio bene amici». Allegato al tweet una sua foto con in mano una bottiglia di vino rosso, con l'etichetta con su scritto: “Il mio premier è lui» e la sua foto stampata. Il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda twitta invece la sua piena condivisione per «il no al Governo con il M5S», ma rimarca di trovare «fuori dal mondo l'idea che la responsabilità della sconfitta sia di Gentiloni, Mattarella (per voto 2017) e di una campagna troppo
tecnica».

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