ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùManovre al centro e messaggi a Meloni

Renzi-Berlusconi: è vero riavvicinamento? In gioco l’eredità del Cavaliere. Ecco gli scenari

Berlusconi blandisce il leader Iv per “avvertire” la premier: senza Forza Italia il governo non c’è. E Renzi, con Calenda, prepara l’Opa sugli azzurri in vista delle europee del 2024

di Emilia Patta

(Alessandro Serrano' / AGF)

4' di lettura

«Ho sempre stimato Matteo Renzi e ho sempre pensato che giochi in una metà campo che non è la sua. Certamente, se lo volesse, potremmo lavorare in sintonia su diversi temi. Ma gli italiani hanno scelto alle elezioni da chi vogliono essere governati».

I complimenti di Berlusconi a Renzi

Non è una dichiarazione dal sen fuggita, quella di Silvio Berlusconi consegnata al Corriere della sera. L’ammirazione per Renzi risale infatti a molti anni fa, quando il leader di Italia Viva era premier e segretario del Pd, e ancora prima, quando Berlusconi premier ricevette ad Arcore l’allora semplice sindaco di Firenze suscitando reazioni sdegnate tra i democratici (era il dicembre del 2010 e il Cavaliere disse a Renzi la celebre frase «tu mi somigli»). E più di una volta negli anni successivi il vecchio leader di Forza Italia, alla perenne ricerca di un suo possibile successore mai arrivato, si è lasciato andare a parole lusinghiere nei confronti del giovane avversario politico: «Lui sì che ha il quid, potrebbe essere lui il mio erede come leader del centrodestra, peccato che abbia sbagliato il campo da gioco» e così via.Niente di nuovo, dunque? Non proprio, perché il fatto che la mano verso Renzi torni a tendersi proprio ora, in un momento di forte tensione nella maggioranza e in particolare proprio tra Forza Italia e la premier Giorgia Meloni, non è casuale. Berlusconi vuole lanciare alla sua erede, accusata senza neanche troppi infingimenti di irriconoscenza, un segnale chiaro: siamo necessari per la prosecuzione del governo e quindi ci devi stare a sentire. Altrimenti….

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Parlare a nuora perché suocera intenda

Nella stessa intervista al Corriere della sera in cui si lancia negli elogi su Renzi, infatti, Berlusconi dice a Meloni due cose: «l’unico garante della linea politica del mio partito sono io» e «Meloni sa che se le servono i miei consigli sono qui». E dunque chiede maggiore condivisione delle scelte: «In futuro alcuni meccanismi decisionali dovranno essere messi a punto meglio, con una condivisione a monte, evitando che i problemi ricadano sul lavoro del Parlamento». In questo contesto blandire Renzi ha dunque per Berlusconi il doppio effetto di dividere l’opposizione ancora più di quanto già non lo sia (dipingere Renzi come amico del centrodestra allontana ancora di più il Terzo polo da un Pd ancora sensibile alle sirene del M5s) e di “minacciare” la premier Meloni sulla possibilità di altre strade politiche per la sua Forza Italia. Berlusconi, che nei giorni scorsi ha avuto modo di lamentare la mancanza di incarichi istituzionali, chiede insomma alla sua erede di fatto, anche se non d’elezione, considerazione e gratitudine.

Renzi sta al gioco

Renzi da parte sua sta al gioco. E non a caso rimarca il suo rispetto per l'anziano leader di Forza Italia usando proprio la parola gratitudine. «Berlusconi è Berlusconi: lo puoi amare, lo puoi odiare, ma sai chi è. Ed anche per questo che trovo ingenerosi i fischi che la piazza della Meloni gli ha riservato - dice Renzi in riferimento alla mala accoglienza riservata al Cavaliere domenica scorsa, al decennale di Fratelli d’Italia -. Io non ho mai votato Berlusconi, ma vedere lo storico leader del centrodestra fischiato da quelli che lui contribuisce a tenere al governo mi è sembrato politicamente miope e umanamente ingeneroso. Senza Forza Italia, Meloni va a casa. E chi fischia Berlusconi dovrebbe ricordarsi che gli deve tutto».

L’obiettivo è scardinare il bipolarismo

Renzi poi non nasconde una convergenza anche di temi con Berlusconi: dal Mes alla giustizia che il ministro Carlo Nordio vuole riformare in senso garantista, i punti in comune sono molti. E in questo Renzi si distingue anche dal co-leader del Terzo polo Carlo Calenda, che ha un atteggiamento di apertura più verso Meloni che verso Berlusconi. Ma, al di là delle differenze tra di loro, dove vogliono arrivare i due leader centristi? Certo l’obiettivo non è, come malziosamente sostengono i loro detrattori del M5s e del Pd, entrare nella maggioranza meloniana. Piuttosto il contrario: far saltare un bipolarismo che ritengono fasullo per creare un grande spazio al centro che sia decisivo nel futuro panorama politico. Ed è chiaro che entrambi puntano ai voti dei moderati del centrodestra, Voti che ora solo la personalità di Berlusconi tiene legati al carro di Meloni (e di un Salvini sulla via del tramonto), ma che quando non ci sarà più Berlusconi potrebbero essere in libera uscita.

L’opa su Forza Italia di Renzi e Calenda

Un’opa su Forza Italia, insomma. Non tanto tra la classe politica - per altro in parte già confluita nel Terzo polo con le ex ministre Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna e altre personalità della galassia azzurra - ma proprio tra gli elettori. Che certo non sarebbero attratti da un partito i cui leader attaccassero il loro storico punto di riferimento. La dead line è rappresentata dalle elezioni europee del 2024: lì si vedrà se il progetto di Renzi e Calenda avrà avuto successo nell’intercettare i voti centristi a destra e quelli “riformisti” a sinistra, ossia ein uscita dal Pd in crisi identitaria. E solo dopo si capirà se l’inusuale doppia leadeship tra due personalità che spesso configgono potrà continuare: è chiaro che in caso di risultato negativo, ben sotto il 10%, le strade di Renzi e Calenda sarebbero destinate a separarsi.

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