tensioni post voto

Renzi: con le alleanze possiamo fare il 40 per cento

di Nicola Barone

(ANSA)

4' di lettura

«Sono mesi che cercano di mettermi da parte, ma non ci riusciranno nemmeno stavolta». Matteo Renzi sbarra la strada, di netto, alle voci di sommovimenti in atto nell’area del centrosinistra dopo la deludente ultima performance alle urne per i dem. Alla domanda sulla necessità di togliersi di mezzo («per sistemare i problemi») è l’ex premier stesso a dire chiaro e tondo, nel suo stile, che «questa non è una novità, visto che hanno studiato vari modi per dirmelo: le prove false di Consip, la polemiche sulle banche, le accuse sulla mancata crescita». E ora si aggiungono le elezioni in Sicilia, nel senso di «utilizzare ogni mezzo per togliere di mezzo l'avversario scomodo. Che poi è l'obiettivo di chi è contro di noi».

Anche le accuse sulla mancata crescita e i numeri sbagliati sulle tasse e il Jobs act fanno parte secondo il segretario di una strategia con un unico preciso scopo. «In tutti i casi è bastato dare tempo al tempo e la verità è emersa, o sta emergendo, limpida. Dire che il problema sono io per il voto in Sicilia si colloca nello stesso filone». E non a caso adesso «Di Maio rinuncia al confronto, non a caso Berlusconi per prima cosa attacca me e il Pd».

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«Aprirci senza veti, possiamo fare il 40%»
«Già oggi siamo in coalizione. E siamo pronti ad allargare ancora al centro e alla nostra sinistra. Condivido a questo proposito le riflessioni di Dario Franceschini. Non abbiamo veti verso nessuno, noi». Apertura al dialogo, dunque. Condita di speranze di poter tornare all’alba della sua ascesa politica. «Alle elezioni, se il Pd fa il Pd e smette di litigare al proprio interno, possiamo raggiungere, insieme ai nostri compagni di viaggio, la percentuale che abbiamo preso nelle due volte in cui io ho guidato la campagna elettorale: il 40%, raggiunto sia alle Europee che al referendum». Non appaiono digerite le tensioni per il fronte del centrosinistra andato in pezzi nelle consultazioni siciliane. Tuttavia «nessuno ha dato la colpa a Grasso, neanche il sottosegretario Faraone che ha rilasciato la dichiarazione contestata da tanti», fa notare Renzi. «Si è solo detto che se Grasso si fosse candidato, come gli era stato chiesto, i risultati sarebbero stati diversi. Ma Grasso ha rinunciato, dicendo che da presidente del Senato non poteva sobbarcarsi un impegno politico in prima persona. Il che dimostra anche rigore istituzionale, intendiamoci. Rispetto per la sua scelta, nessuna polemica, ma semplice constatazione». La lettura del dato venuto fuori dalle urne è semplice. «Ha vinto la destra. Come accade sempre, da decenni, in Sicilia. E come molti immaginavano da mesi. Ha vinto Musumeci che per questa campagna elettorale ha fatto pace col suo avversario storico, Miccichè. La volta scorsa i due stavano in liste contrapposte e hanno fatto il 44%. Oggi stavano insieme e hanno fatto il 40%. Hanno vinto loro, tanto di cappello. Punto. Buon lavoro al nuovo Presidente Nello Musumeci. Non condivido una virgola della sua storia e del suo curriculum. Ma ha vinto, ha vinto nettamente e gli faccio i migliori auguri perché riesca a governare bene la Sicilia».

Altro che mollare, tema Leopolda sarà “lotto per”
Tanto avere un’idea delle reali intenzioni di Renzi basta fermarsi a quel «qui non si molla di un centimetro» offerto stamani ai lettori della sua enews. «E anzi l'Ottava edizione della Leopolda avrà come simbolo L8: lotto per... iniziate a scrivere se sarete con noi dal 24 al 26 novembre e per cosa lottate voi». L’ex premier mette in chiaro di non voler essere «il segretario dei caminetti tra correnti, degli equilibri e dei bilancini: io sono perché tutti nel Pd si sentano a casa, rispettando il pluralismo e mettendo i migliori in lista. Ma sono anche perché finalmente si parli agli italiani e con gli italiani. Basta chiacchierarsi addosso. Con la Direzione nazionale del 13 novembre si inizia la campagna elettorale, altrimenti facciamo il gioco degli avversari». Per Renzi la polemica non si è mai chiusa da anni. «Forse sarebbe il caso di dire che se qualcuno dentro il Pd pensa di passare i prossimi mesi a litigare fa un grande regalo a Silvio Berlusconi e a Beppe Grillo».

Andrò da Floris, rinunciare era atto da vigliacchi
Invece rinunciare al confronto di stasera in televisione, ospite di Giovanni Floris, sarebbe stato «un atto da vigliacco», malgrado il precedente forfait dell’ultima ora Di Maio. «Ci saranno alcuni giornalisti che mi amano molto come Massimo Giannini, Alessandro Sallusti e Massimo Franco. Purtroppo Marco Travaglio era già impegnato, altrimenti si sarebbe unito anche lui al team. Passeremo una serata a confrontarci senza rete. L'appuntamento è alle 21.30 su La7». Adesso per il Movimento Cinque Stelle inizia, a giudizio del segretario, «un periodo molto duro, a cominciare dalla vicenda Torino, che non riguarda solo la scriteriata gestione della piazza di quella maledetta serata, ma va oltre, molto oltre».

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