ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCala il sipario sulla legislatura

Renzi, Di Maio, Gelmini, Carfagna, Paragone e altri 301: in 5 anni un terzo dei parlamentari ha cambiato casacca

La XVIII legislatura sta per chiudere definitivamente i battenti con quasi 470 passaggi di parlamentari da un Gruppo all’altro. E sono un centinaio i deputati e i senatori che hanno cambiato formazione politica più di una volta. Un gruppo molto folto del quale fanno parte anche alcuni dei protagonisti della campagna elettorale

di Marco Rogari

Come funzioneranno le Camere formato "small"

4' di lettura

La XVIII legislatura, l'ultima con 630 deputati e 315 senatori, sta per chiudere i battenti con tutto il suo carico di decreti e scostamenti di bilancio per far fronte prima all'emergenza Covid e, successivamente, anche alla crisi energetica con la conseguente impennata dell'inflazione. Il 13 ottobre, con la prima seduta del nuovo Parlamento, contestualmente all'avvio della nuova legislatura si concluderà quella attuale, ormai giunta al tramonto, dopo poco meno di 4 anni e sette mesi dalla sua nascita. Da allora a Palazzo Chigi si sono succeduti tre governi (“Conte 1” a tinte gialloverdi, “Conte 2” di colore giallorosso, e “Draghi 1” di unità nazionale) e ben 306 deputati e senatori hanno cambiato casacca. In totale i passaggi da un Gruppo all'altro hanno raggiunto quota 468. Non si tratta di un record assoluto, perché nella XVII legislatura gli “spostamenti” erano stati 569 con il coinvolgimento di 348 parlamentari. Ma l'attrazione dei parlamentari verso le “porte girevoli” delle Camere è rimasta a dir poco elevata: un terzo dei deputati e senatori uscenti ha cambiato collocazione politica rispetto al momento dell'elezione in Parlamento. Un gruppo a dir poco nutrito, che occuperebbe più della metà degli scranni nelle nuove Camere con l'assetto “light”, e che vede tra le sue fila alcuni dei protagonisti dell'attuale campagna elettorale: dal leader di Iv (ora alleato di Azione), Matteo Renzi, che cinque anni fa correva con il Pd, a Luigi Di Maio, all'epoca uomo di punta (e poi capo politico) del M5S e ora alla guida di Impegno civico, fino alle attuali ministre Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, passate da Fi ad Azione, e a Vincenzo Spadafora, ministro pentastellato nel “Conte2” e ora in lizza per Ic. Tra gli altri, a cambiare casacca in corsa è stato anche un altro dei leader di partito al centro della competizione elettorale: Gianluigi Paragone, eletto nei Cinque Stelle e ora alla guida di Italexit per l'Italia.

La “non stop” dei fuoriusciti

Con le Camere sciolte già da luglio e con le elezioni anticipate ormai alle porte, non si arresta l'onda lunga dei cambi di casacca in Parlamento. A metà settembre è finita sotto le luci dei riflettori un'altra decina di transfughi. Alla Camera Antonio Lombardo ha lasciato Insieme per il futuro per passare al Gruppo Misto. Da Forza Italia sono poi usciti per approdare sempre al “Misto” Antonio Pentangelo, Vincenzo Labriola, Veronica Giannone e l'ex M5S, entrato circa un anno fa nella formazione guidata da Silvio Berlusconi, Matteo Dall'Osso. Stesso percorso per la “dimaiana” Margherita Del Sesto e per l'ex capogruppo del Carroccio Francesco Zicchieri, già protagonista di una breve permanenza nel gruppo di Italia Viva. Con l'avvicinarsi dell'appuntamento elettorale del 25 settembre cresce l'appeal del gruppo di Fdi, data in testa in tutti i sondaggi. In Parlamento gli ultimi a bussare alla porta di Giorgia Meloni sono stati Felice Maurizio d'Ettore dal Gruppo Misto, Dario Bond da Fi, e Gianfranco Di Sarno dal M5S. Tra le uscite dei gruppi di appartenenza degli ultimi mesi anche quelle per confluire nel “Misto” (da Fi) del ministro della Pa, Renato Brunetta, e (dal M5S) del ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà, ma entrambi non si sono ricandidati per entrare nel prossimo Parlamento.

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In poco più di 4 anni e mezzo quasi 470 cambi di casacca

In Parlamento quello dei fuoriusciti non è un fenomeno nuovo. Ma nel corso della XVIII legislatura le “porte girevoli” delle Camere sono state interessate da un traffico intenso. In poco più di quattro anni e mezzo i cambi di casacca sono stati quasi 470 e hanno coinvolto oltre 300 parlamentari. La prima vera ondata ha preso forma alla fine dell'estate del 2019, al momento del passaggio dal “Conte1” al “Conte 2”, con 51 ricollocazioni all'interno dei Gruppi, dovute in gran parte allo strappo di Matteo Renzi con il Pd. Che ha portato alla nascita del Gruppo di Italia viva (in origine 25 deputati e 15 senatori). In parallelo all'approdo, all'inizio del 2021, di Mario Draghi a Palazzo Chigi ci sono poi stati oltre 40 spostamenti tra i gruppi, saliti a 95 nei tre mesi successivi. Altri 31 cambi di Gruppo hanno caratterizzato la partita per il Quirinale agli albori del 2022. L'ultimo grande scossone nelle Aule parlamentari lo ha alimentato la scissione estiva nel Movimento Cinque Stelle, con la creazione da parte di Luigi Di Maio del Gruppo Insieme per il futuro nel quale sono originariamente confluiti 52 tra deputati e senatori ex Cinque Stelle.

Oltre 170 uscite dal M5S

Il Gruppo che ha patito l'emorragia più importante di parlamentari è quello del M5S. All'inizio di settembre dalla formazione guidata da Giuseppe Conte risultavano usciti, sulla base di una rilevazione di OpenPolis, 173 parlamentari. Ma, considerando due nuovi ingressi, il saldo era di -171. Negativo anche il saldo, tra entrate e uscite, di Forza Italia (-52), così come quello del Pd (-30) .

Un centinaio i parlamentari che hanno cambiato Gruppo più volte

Sempre all'inizio di settembre 2022 erano ben 99 i deputati e senatori che avevano cambiato Gruppo più di una volta. Ma l'asticella si è già ulteriormente alzata oltre quota 100 per effetto degli ultimissimi spostamenti. Quattordici parlamentari hanno addirittura effettuato ben 4 cambi di gruppo.

Con il nuovo Parlamento stretta soltanto al Senato

Resta ora da vedere se il Parlamento che si insedierà il 13 ottobre manterrà le stesse abitudini che hanno caratterizzato le ultime due legislature. Al Senato, dove è stato già adottato un nuovo regolamento per adattare l'organizzazione di Palazzo Madama al nuovo assetto con soli 200 senatori, i cambi di casacca saranno resi più complicati delle regole restrittive e delle sanzioni che entreranno in vigore. A Montecitorio, invece, almeno per i primi mesi resterà tutto com'è, perché alla Camera non è stato trovato l'accordo per il restyling del regolamento e quindi non si è tenuto per lo svolgimento dei lavori della riduzione (da 630 a 400) dei deputati.


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