LA CRISI DI GOVERNO

Renzi alla Nato? Torna il miraggio degli incarichi all’estero

La politica italiana tenta spesso di risolvere i problemi interni ricorrendo al risiko dei ruoli internazionali di prestigio. Altre volte la carta estera è usata per riparare offese o allontanare avversari

Conte: Recovery plan domani sera in Cdm. Renzi: ci diano ascolto

3' di lettura

Vizio antico e mai completamente abbandonato quello della politica italiana che tenta di risolvere i problemi interni affidandosi al Risiko degli incarichi internazionali di prestigio. Ma si tratta, è bene dirlo, di tentativi che quasi mai vanno a buon fine per la pluralità dei soggetti coinvolti e per la complessità dei processi decisionali in organismi internazionali come Nazioni Unite, Nato e Unione europea dove vige la regola del consenso e i fattori in gioco sono nunerosi. Ci si riprova ora con il leader di Italia viva, Matteo Renzi.

Renzi: la Nato la decide Biden nel maggio 2022

Per indurlo a più miti consigli e convincerlo a non aprire una crisi al buio è stata avanzata l’ipotesi di candidare Renzi alla segreteria generale della Nato come successore del norvegese Jens Stoltenberg. È stato lo stesso Renzi in questo caso a dovere spiegare che «La Nato la decide Biden e nel maggio 2022, per ora ha altri problemi. La Nato non è sul piatto».

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Incarichi che sono interpretati spesso come “camera di compensazione” per riparare qualche vulnus subito o per allontanare dalla scena politica italiana qualche personalità scomoda o ingombrante.

Candidature Ue di Letta osteggiate da Renzi e Cinquestelle

Ma anche candidature bloccate nonostante il gradimento di altri Paesi solo perchè il candidato italiano apparteneva in quel momento a una forza politica di minoranza. È accaduto così che nel giugno del 2019 circolasse il nome dell'ex premier Enrico Letta come presidente del Consiglio Ue per la nuova legislatura europea ma il Governo giallo-verde di allora rifiutò la candidatura con una dichiarazione dell'allora vicepremier Luigi Di Maio dal quale traspariva un po’ di confusione tra il ruolo di presidente del Consiglio Ue e quello di commissario italiano. «Tutta la mia solidarietà ad Enrico Letta - sostenne Di Maio - ma non lo proporremo come commissario Ue».

Già nel 2014 una analoga candidatura di Enrico Letta come presidente del Consiglio Ue pur essendo considerato il punto di mediazione ottimale tra Ppe e socialisti e inserito in una short-list fu bocciata proprio da Renzi che dopo il blitz dello «stai sereno» vedeva come una minaccia il doversi interfacciare a Bruxelles e negoziare i dossier italiani più sensibili proprio con il suo predecessore a Palazzo Chigi.

Veto anche contro Giuliano Amato nella Ue

Anche l'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, nome molto apprezzato dalle cancellerie europee per incarichi europei, fu bocciato durante gli anni di Berlusconi al governo. Nel dicembre del 2001 al vertice di Leaken lo stesso Berlusconi votò contro la proposta di altri Paesi di nominare Amato a presidente della Convenzione per i nuovi Trattati. Sempre nel 2001 anche la candidatura di Umberto Ranieri a dirigere il Gruppo di Stabilità dei Balcani sostenuta dalla Merkel fu bloccata a Roma, perché Ranieri era esponente dell'opposizione. Sorte migliore non venne riservata nel 2009 alla candidatura dell'ex premier Massimo D'Alema a mister Pesc, ossia Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea. Tutto questo mentre in Francia Jacques Chirac sosteneva il socialista Pascal Lamy come direttore dell’OMC di Ginevra.

Quando Kofi Annan non volle De Gennaro dopo il G8 a Genova

Incarichi che servono spesso per sbrogliare matasse intricate. Accadde nel 2001 dopo il G8 di Genova quando Berlusconi tentò di convincere in tutti i modi il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan di candidare (a sua insaputa) il capo della Polizia Gianni De Gennaro al posto dei Pino Arlacchi come capo dell’antidroga Undcp. Il Governo avrebbe in questo modo allontanato definitivamente il responsabile dell’ordine pubblico che aveva garantito a Berlusconi dopo gli scontri al vertice di Göteborg in giugno che «a Genova quanto accaduto in Svezia non può accadere perché il modus operandi del nostro personale è totalmente diverso». Nonostante varie pressioni Annan rifiutò la candidatura De Gennaro e che andò poi ad Antonio Maria Costa.

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