la decisione del gip

Renzi senior, «contraddizioni nella difesa». Le quattro inchieste per fatture false

di Ivan Cimmarusti


Fatture false: arresti domiciliari per Tiziano Renzi e la moglie

4' di lettura

«Contraddizioni logiche nella narrazione» difensiva di Tiziano Renzi e Laura Bovoli che non consentono la revoca degli arresti domiciliari. Il gip di Firenze conferma l’indagine coordinata dal procuratore capo Giuseppe Creazo, su un giro di fatture false e bancarotte fraudolente orchestrato - stando all’accusa - dai genitori dell’ex leader del Pd Matteo Renzi. Un «sistema» che ruoterebbe attorno a una serie di cooperative costituite per consentire alla società di famiglia, la “Eventi 6”, di avere a disposizione lavoratori dipendenti senza dover sopportare gli oneri previdenziali ed erariali, tutti spostati sulle cooperative stesse.

Le quattro inchieste per falsa fatturazione
Il quadro investigativo è abbastanza variegato, in quanto allo stato risultano esserci quattro diverse indagini sulle presunte «opache» operazioni imprenditoriali di Tiziano Renzi e Laura Bovoli. Ma andiamo con ordine: due sono state istruite dai pm di Firenze, una da quelli di Cuneo e un’altra da quelli di Genova.

La prima indagine risale ad aprile scorso, quando la Procura fiorentina notifica un avviso di chiusura indagini a Tiziano Renzi, Laura Bovoli e all’imprenditore Lugi Dagostino. Stando alle indagini i Renzi avrebbero emesso due fatture false attraverso le società “Party” ed “Eventi 6” in favore di una società riconducibile a Dagostino, il quale aveva interessi imprenditoriali in una struttura a Reggello. La prima fattura «falsa» risale al 16 giugno 2015: viene emessa dalla «”Party srl” in Rignano sull’Arno, di cui era legale rappresentate Laura Bovoli e amministratore di fatto Tiziano Renzi». Ammonta a «euro 20mila più Iva per euro 4mila 400» ed ha a «oggetto “studio di fattibilità commerciale per collocazione area destinata al food nel vostro insediamento nei pressi di The Mall a Reggello”». Lo studio di fattibilità che, in realtà, non sarebbe mai stato effettuato. La seconda fattura, invece, è del 30 giugno 2015. Viene emessa attraverso la “Eventi6” e ha un valore di 140mila euro più 30mila 800 di Iva. Anche in questo caso l’oggetto è un presunto studio di fattibilità che, secondo i pm, non sarebbe mai stato effettuato.

La seconda indagine è quella che ha portato ai domiciliari i genitori dell’ex premier. Ad avviso dei pm le cooperative dichiarate fallite e la cooperativa “Marmodiv” (che tratteremo più avanti nell’articolo) «sono state costituite essenzialmente - si legge negli atti - per consentire alla s.r.l. “Chil Post”\”Eventi6”, riconducibile agli indagati (...) di avere a disposizione lavoratori dipendenti senza dover sopportare i costi relativi all’adempimento di oneri previdenziali ed erariali, tutti spostati in capo alle cooperative stesse». In sostanza, «la società “Chil Post” (poi “Eventi 6”) si sarebbe avvalsa del personale, formalmente assunto dalle cooperative le quali, non appena raggiunta una situazione di difficolta economica, sono state dolosamente caricate di debiti previdenziali e fiscali, ed abbandonate al fallimento. Le cooperative si sarebbero succedute nel tempo, mantenendo tuttavia gli stessi dipendenti e gli stessi clienti. La Cooperativa “Marmodiv” avrebbe poi svolto attività di sovrafatturazione per consentire alla “Eventi 6” evasione delle imposte». Il fronte della sovrafatturazione ha evidenziato presunti illeciti anche nella stampa di volantini, i quali erano stampati in quantità superiore alle reali esigenze. Un modo per intascare quattrini, ritiene la Procura. Il particolare è stato confermato da un dipendente delle coop, Paolo Magherini, il quale ha detto che «la quantità stampata di questi volantini era di certo superiore a quella che era necessaria ad essere consegnata. Ci lucrano su quelli. Ci sono camionisti conniventi che consegnano i volantini nuovi appena stampati al macero. (…) Ricordo con certezza che negli anni passati era lo stesso Tiziano Renzi che veniva lui personalmente con i mezzi di trasporto a prelevare i volantini in esubero (…) So che Tiziano aveva approntato una sorta di deposito per i volantini da macerare a Rignano. (…) Su questa gestione occulta sono tutti d’accordo compresi i responsabili marketing di Esselunga ad altri supermercati. Ad esempio per coprire tutta Firenze e Scandicci ci vogliono 230.000- 240.000 volantini mentre ne vengono forniti di un milione».

La terza indagine è stata aperta dal procuratore capo di Genova Francesco Cozzi, il quale ha già chiesto gli atti ai colleghi fiorentini per verificare i rapporti tra i Renzi e l’imprenditore ligure Mariano Massone, anche lui arrestato. «Vogliamo verificare - ha detto il procuratore - se ci sono fatti rilevanti che meritino approfondimenti su società con sede nel genovese». Tra gli iscritti nel registro degli indagati di Firenze, infatti, c’è anche Alberto Ansaldo, genovese e componente del cda della cooperativa “Delivery”, finita sotto indagine sempre a Firenze.

La quarta indagine è relativa a una bancarotta fraudolenta della “Direkta srl”, fallita a maggio 2014. Per questa accusa Laura Bovoli, madre dell’ex premier, è stata rinviata a giudizio. L’amministratore della società, Mirko Provenzano, è già stato condannato per reati fiscali e ha patteggiato per la bancarotta.

La cooperativa “Marmodiv” e la querela di Banca Cambiano
Un quinta indagine a Firenze potrebbe essere avviata in riferimento alla cooperativa “Marmodiv”, una di quelle usate nel «sistema» delle sovrafatturazioni con la “Eventi 6”. Gli inquirenti ipotizzano che ci sia una fattura falsa portata allo sconto, in banca, per l’anticipo da parte degli attuali amministratori della cooperativa “Marmodiv” - società per cui è in corso al
tribunale di Firenze una procedura fallimentare. “Marmodiv” era stata ceduta dai Renzi ai nuovi amministratori. Il tribunale fallimentare, che il 20 marzo deve decidere sul fallimento, ha fatto eseguire una perizia integrativa proprio in
relazione alla voce «fatture da emettere» che il perito aveva messo in dubbio. La perizia supplementare deve anche esplorare l’eventuale ipotesi di reato di falso in bilancio. Al momento, come rileva il gip Angela Fantechi, c’è l’ipotesi di una fattura falsa portata allo sconto per cui è pervenuta una querela da parte di Banca Cambiano. La querela, osserva il giudice, «conferma quanto accertato dalla Guardia di finanza, circa la presentazione allo sconto di fatture false anche in altre ipotesi per opera delle persone a cui Renzi ha ceduto la cooperativa».

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