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Renzi si dimette e sfida la minoranza. «Così il segretario sceglie la via della scissione»

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6' di lettura

Dimissioni e poi Congresso subito. Nei tempi statutari (entro 4 mesi dalle dimissioni del segretario). Matteo Renzi tira dritto ma la minoranza, che aveva lanciato con Michele Emiliano segnali di fumo nel senso di una possibile pacificazione, torna sui suoi passi e dà la scissione come inevitabile. Perché l’ex premier non cambia rotta. E non fa concessioni alle richieste di una svolta politica del partito venute dalla minoranza dei democratici. «Fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino», esorta nel suo atteso intervento all’Assemblea del partito che potrebbe sancire la scissione del Pd a dieci anni dalla sua nascita.

Annuncia la sua ricandidatura a guidare il partito e lancia la sfida alla minoranza Dem: «Mettetevi in gioco - dice - non potete chiedere a chi si dimette di non candidarsi perché così si svita la scissione. Perchè questa non è una regola del gioco democratico». Cita Conrad: «si va avanti allegri, basta zig zag». In apertura dei lavori all’hotel Parco dei Principi ai Parioli è stato il presidente del partito Matteo Orfini a comunicare la decisione di Renzi. «Sono arrivate le dimissioni formali del segretario e quindi per statuto si prevede la convocazione dell'assemblea» ha detto Orfini aprendo per due ore la possibilità, prevista da Statuto, di candidarsi alla segreteria con 117 firme dei delegati al termine delle quali Orfini ha annunciato che non erano pervenute candidature alla segretaria dopo le dimissioni di Renzi. Dunque al termine dell'Assemblea nazionale del Pd «partirà automaticamente il congresso» anticipato ha annunciato Matteo Orfini.
Aggiungendo che nei prossimi giorni fisserà la direzione che nominerà la commissione per il congresso.

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È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima

Emiliano,soluzione a portata mano, fiducia in Renzi
Nel pomeriggio il presidente della Regione Puglia aveva parlato di unità «a portata di mano»: «Siamo a un passo dalla soluzione. Un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti. Io sto provando a fare un passo indietro, ditemi voi quale, che consenta di uscire con l'orgoglio di appartenere a questo partito. Senza mortificare nessuno» aveva detto Emiliano in assemblea. «Stasera non posso che dire al segretario che ho fiducia in lui» aveva aggiunto, chiedendogli un'ultima mediazione sulla conferenza programmatica. «Nessun passo indietro, cerco un’intesa».

Ma poi, ad Assemblea finita, il comunicato della minoranza
«Anche oggi nei nostri interventi in assemblea c'è stato un ennesimo generoso tentativo unitario. È purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un'assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da
noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima», hanno affermato Michele Emiliano, Enrico Rossi e Roberto Speranza con un comunicato in serata.

Fiano: la parola di Emiliano vale per mezz’ora
«Avevamo capito dalle parole di Emiliano in assemblea che ci fosse una volontà di riconciliazione e di dialogo. Ma, a giudicare dall'ultimo comunicato dei tre candidati alla segreteria, la parola di Emiliano vale poco piu' di mezz'ora, visto che quell'apertura non sembrerebbe più esistere», è stato il commento di Emanuele Fiano, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali alla Camera.

L’assemblea aveva preso il via con l’inno nazionale e poi con l’intervento dell’ex segretario. «Cominciamo la riunione di oggi proponendo la parola chiave. Io propongo la parola rispetto - ha detto ai delegati - una delle parole più belle, che attiene al guardarsi dentro, intorno e negli occhi. Avere rispetto è una delle prime cose che i nostri genitori ci insegnano e un partito deve scegliere di rispettarsi sempre» ha detto aprendo tra gli applausi il suo intervento. «Fuori di qui ci stanno prendendo per matti. La scissione ha le sue ragioni che la ragione non conosce» ha spiegato. «Adesso basta, si discuta oggi ma poi ci si rimetta in cammino. Io spero che si possa camminare insieme, ma non possiamo continuare come in questi due mesi a stare fermi e a discutere al nostro interno» ha detto Renzi.

Renzi, senza congresso diventiamo come altri
«Se non si fa il congresso diventiamo come gli altri, trovare un equilibrio non è difficile ma per fare cosa se il Pd ha già vissuto passaggi analoghi nel ’98 con
Prodi, nel 2009 quando si è dimesso Veltroni» ha spiegato l’ex premier ricordando altri leader 'azzoppati' dagli scontri interni. Il Pd si basa sui voti e non sui veti, il congresso è l'alternativa al modello Casaleggio o al modello
Arcore». E poi: «Basta con la discussione e con le polemiche sul governo. Vi chiedo un applauso per Paolo Gentiloni e per il suo governo, e per quello che stanno facendo. È impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allucinante per tutti. Io non ho cambiato idea. Rispettiamo i poteri del governo e i poteri costituzionali del presidente della Repubblica e diamo tutti una mano perché vada avanti» ha detto Renzi. «La scissione ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La nostra responsabilità è verso il Paese e quelli che stanno fuori. Adesso basta: si discuta oggi ma ci si rimetta in cammino. Non possiamo continuare a stare fermi a discutere al nostro interno».

Renzi: mi dimetto, congresso con tempi statuto, scissione è ricatto
«Ho accettato la proposta di Piero Fassino, ho comunicato formalmente le dimissioni. Il congresso ha dei tempi statutari. La parola scissione e' una delle parole più brutte. Peggio c'e' solo la parola ricatto. E la scissione e' stata usata come un ricatto» ha sottolineato l’ex segretario davanti all’assemblea. Rilanciando: «Siamo fermi e impelagati nel dire 'congresso si'-congresso no'. Lo voglio dire in totale chiarezza. Resti agli atti cio' che e' accaduto in questi mesi. Io ho cercato di accogliere le proposte degli altri. Sono stato insultato andando all'assemblea del 18. Due delegati dell'assemblea, due amici storici, mi hanno detto bonariamente a male parole che stavo commettendo un errore. Non proprio cosi', ma si puo' immaginare cosa mi hanno detto».

Pd alla resa dei conti: i protagonisti dell’assemblea

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Renzi a minoranza, non democratico chiedere io via
«Tutti si sentano a casa nel Pd, liberi di discutere ma se in tutte le settimane c'è un'occasione di critica, se per tre anni si è pensato che si stava meglio quando si stava peggio, io non dico che siamo nemici né avversari ma dico 'mettetevi in gioco', non continuate a lamentarvi ma non potete immaginare di chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi per evitare la scissione
non è una regola democratica».

Epifani: Renzi tira dritto, per stare dentro ci vuole rispetto
E' affidata a Guglielmo Epifani la prima replica della minoranza bersaniana alla relazione di Matteo Renzi all'assemblea del Pd. «Io avrei chiamato i tre candidati e con loro trovare una soluzione» al problema delle regole condivise sul congresso. «Perche' se la contendibilita' non e' equa, il congresso nasce con il piede sbagliato. Noi su questo aspettavamo una proposta. Il segretario invece ha inteso tirare dritto sulla sua posizione» ha replicato l’ex segretario della Cgil.
«Se questo viene meno- dice in relazione alle regole del congresso- e' chiaro che per molti si apre una riflessione che poi portera' a una scelta. La parola scissione per me non ha senso, non avendone mai fatta una. Ma per stare dentro il partito ci vuole il rispetto da parte di tutti» ha concluso Epifani.

Pd:Veltroni a minoranza,no scissione,Pd ha bisogno voi
Dopo aver dato l’addio alla politica è tornato a parlare Walter Veltroni, primo segretario del Pd. «Mi sembra sbagliato quanto sta accadendo e voglio rivolgere un appello a tutti perché non si separi la loro strada da quella di tutti noi. Lo faccio non usando l'argomento tradizionale dell'invito all'unità ma dicendo ai compagni e agli amici che delle loro idee, del loro punto di vista il Pd ha bisogno». Se la prospettiva e' il ritorno a un partito che sembra la margherita e a un altro che sembra i Ds, «allora non chiamatelo futuro: chiamatelo passato» ha detto Veltroni.

Bersani, aspettiamo replica ma Renzi ha alzato muro
«A me non convince. Siamo a un punto certamente delicato, non è vero che abbiamo già scelto. Una parte pensa che si va a sbattere, e con il Pd anche l'Italia. Non diciamo abbiamo ragione per forza, vogliamo mandare a casa Renzi per forza, diciamo che vogliamo poter discutere di una urgente correzione di rotta. Il segretario ha alzato un muro, ha detto si va avanti cosi, vuol dire fare un congresso cotto e mangiato in tre mesi dove non sarà possibile aprire discussione. Ma c'è ancora la replica da sentire e poi si prenderà una decisione» ha spiegato Pierluigi Bersani intervendo alla trasmissione 'In Mezz'ora' sui Rai tre.

Pd. Rossi: tempi maturi per formare una nuova area
«È stato alzato un muro, sia nel metodo che nella forma. Per noi la strada e' un'altra. Sono maturi i tempi per formare una nuova area» ha replicato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, dopo la relazione di Matteo Renzi all'assemblea del Pd.

Orlando: conferenza programmatica per non dividerci
«Propongo la conferenza programmatica non per allungare il brodo ma per vedere se ci sono le condizioni per andare avanti insieme. Dobbiamo riflettere su questo tema ma, allo stesso tempo, dobbiamo essere netti su un altro: allontanare lo spettro della scissione» ha spiegato il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Sulla stessa onda l’intervento di Michele Emiliano , con toni più morbidi e fiduciosi.

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