EDITORIA

Repubblica: via Calabresi, arriva Carlo Verdelli

Il futuro dei media e la sfida alla rete: un incontro alla Fieg


3' di lettura

Cambio della guardia al vertice di «Repubblica». Mario Calabresi non è più il direttore del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Al suo posto (ma non è ancora ufficiale) arriva Carlo Verdelli che in passato è stato direttore di Sette (magazine del Corriere della sera), poi vicedirettore del quotidiano di via Solferino, quindi direttore di Vanity Fair (gruppo Condé Nest) e della Gazzetta dello sport. Fino al gennaio del 2017 (quando si dimise per la bocciatura del suo piano di riforma) è stato direttore editoriale per l’offerta informativa della Rai.

L’annuncio dell’avvicendamento è arrivato dallo stesso Calabresi. «Dopo tre anni finisce la mia direzione di Repubblica. Lo hanno deciso gli editori. Ho l’orgoglio di lasciare un giornale che ha ritrovato un’identità e ha un’idea chiara del mondo. I lettori lo hanno capito, la discesa delle copie si è dimezzata: era al 14 ora è sotto il 7». Calabresi, 49 anni il prossimo 17 febbraio, era arrivato a Largo Fochetti nel gennaio 2016, dopo aver diretto La Stampa. Del quotidiano romano era stato in precedenza corrispondente dagli Stati Uniti. «Grazie - ha scritto ancora Calabresi - a chi ci ha sostenuto nella battaglia per una stampa libera e non ipnotizzata dalla propaganda dei nuovi potenti. Abbiamo innovato tanto sulla carta e sul digitale e i conti sono in ordine. Grazie a tutti i colleghi a cui auguro di non perdere mai passione e curiosità». Più tardi Calabresi ha scritto (ancora su Twitter): «Per amore di verità, l’opzione Google non è mai esistita. Fino a questa mattina ho lavorato a riorganizzare La Repubblica. I fatti sono altri: dopo 1000 giorni gli editori volevano un cambio di fase. Funziona così». Una replica a un tweet di Paolo Madron direttore di Lettera43.it che aveva scritto: «Calabresi stava per chiudere con Google. Sarebbe stato capo di News in Europa. Voleva andare via lui e non farsi mandare via. Poi qualcuno si è messo di mezzo e ha fatto saltare la trattativa».

Quella di Calabresi è stata una direzione decisamente breve guardando alla storia della Repubblica: dalla sua fondazione (1976) la testata è stata guidata prima da Scalfari e poi dal 1996 e per vent’anni da Ezio Mauro. Sotto la guida di Calabresi era stata lanciata (novembre 2017) una profonda riforma grafica del giornale. Nell’aprile dello stesso anno il gruppo Espresso si era fuso con Itedi per dar vita a Gedi Spa. Secondo i dati Ads, a novembre scorso le vendite totali di Repubblica ammontavano a 187.036 copie. Nell’ultima rilevazione Audipress (settembre 2018) il quotidiano romano aveva 1,883 milioni di lettori; tre anni prima erano 2,162 milioni. Un periodo nel quale ha mantenuto la terza posizione alle spalle di Gazzetta dello sport e Corriere della sera. Calabresi era stato affiancato per un breve periodo da Tommaso Cerno, nominato condirettore nell’ottobre del 2017, carica lasciata per candidarsi alle elezioni politiche con il Pd, risultando eletto senatore.

La nomina di Verdelli deve essere ancora formalizzata dal cda di Gedi, la società editrice del quotidiano romano e proprietaria anche della Stampa, Il Secolo XIX, 13 testate locali e il settimanale L’Espresso. La proposta sarà fatta oggi dal presidente del Gruppo Marco De Benedetti. La carriera di Verdelli (nato a Milano nel 1957) è tutta vissuta nella carta stampata: gli esordi a Mondadori (fino a diventare nel 1991 vice direttore di Epoca dove era entrato come redattore cinque anni prima), il passaggio al gruppo Rcs in posizioni di vertice nelle principali testate (vicedirettore al Corriera della sera, direttore alla Gazzetta dello Sport) e la fortunata direzione di Vanity Fair. Dal gennaio 2013 al novembre 2015 ha collaborato con La Repubblica di Mauro. Nel novembre del 2015 Verdelli fu scelto dalla Rai guidata da Monica Maggioni e con direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, quale direttore editoriale per l’offerta informativa della tv pubblica. Si dimise a inizio 2017, dopo che il suo piano per l’informazione (sede del Tg2 a Milano, accorpamento TgR-Rainews, nuovo canale in lingua inglese) venne bocciato dal cda.

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