Corsa contro il tempo

Residenza in Gran Bretagna, a rischio decine di migliaia di cittadini Ue

Il 30 giugno scadono i termini per chiedere il permesso permanente. Anche se nel Paese da decenni, molti potranno trovarsi in un limbo legale

di Nicol Degli Innocenti

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2' di lettura

Tra 2 settimane centinaia di migliaia di cittadini europei potrebbero trovarsi in uno stato di “limbo legale” e senza diritto di residenza in Gran Bretagna, anche se vivono nel Paese da decenni. È quanto emerge dallo studio «The Eu Settlement Scheme», pubblicato il 17 giugno da esperti e accademici del think tank Uk in a Changing Europe in vista della scadenza del 30 giugno per ottenere il settled status o permesso di residenza dopo Brexit.

Oltre 5,6 milioni di domande

Il sistema di registrazione dei cittadini europei è stato un grandissimo successo, dichiara il Governo. E senz’altro è così: oltre 5,6 milioni di persone hanno fatto domanda, un numero superiore alle attese, e la grandissima maggioranza delle richieste sono state accolte. Chi ha potuto dimostrare di avere vissuto in Gran Bretagna per almeno 5 anni ha ottenuto il settled status o diritto di residenza permanente, mentre chi è arrivato meno di 5 anni fa può chiedere la sala d’attesa del pre-settled status. In queste ultime settimane è probabile che, come spesso accade, ci sia una corsa a registrarsi in extremis. Il Consolato e l’Ambasciata italiana, così come quelle di altri Paesi dell’Unione europea, hanno fatto il possibile per allertare i cittadini e incoraggiarli a fare domanda.

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Lotta contro il tempo

Molti però non riusciranno a registrarsi in tempo, anche perchè il ministero dell’Interno fa fatica a gestire il volume di domande. Quindi la mattina del 1° luglio «decine e forse centinaia di migliaia di cittadini Ue - spiega Catherine Barnard, docente di Legge Europea all’Università di Cambridge e principale autrice dello studio - perderanno immediatamente e irreversibilmente il loro diritto di residenza, saranno considerati privi di documentazione, saranno soggetti all’ambiente ostile e a rischio di essere deportati». Il cosiddetto “ambiente ostile” (hostile environment) è la politica di linea dura sull’immigrazione voluta da Theresa May quando era ministro dell’Interno.
Il sistema di registrazione ha numerosi problemi, sottolinea lo studio. Innanzitutto non ci sono informazioni affidabili su quanti cittadini Ue effettivamente vivano in Gran Bretagna, dato che quando si sono trasferiti non erano considerati “stranieri” e non sono stati contati.
Inoltre, il sistema funziona bene per chi ha uno smartphone e sa usare il computer, ma è ostico per chi ha meno dimestichezza con internet. Soltanto il 2% delle domande di residenza sono state fatte da persone sopra i 65 anni: una percentuale molto bassa, che fa pensare che moltissimi anziani non siano a conoscenza del programma.

Problemi per i lavoratori non qualificati

Situazione simile per molti lavoratori non qualificati nei settori agricolo e alimentare e addetti all’assistenza, secondo lo studio. A rischio anche migliaia di bambini, i cui genitori non hanno fatto domanda per loro perché pensavano – comprensibilmente ma erroneamente – che non fosse necessario perché erano nati e vissuti in Gran Bretagna. Anche i fortunati che hanno già ottenuto il diritto di residenza resteranno comunque cittadini di serie B, sostiene il rapporto. «Data la loro nazionalità – conclude Barnard -dovranno dimostrare il loro diritto di residenza se vogliono lavorare, affittare un appartamento, accedere ai servizi pubblici e così via . Il Governo deve fare in modo che chi fa i controlli capisca i diritti conferiti dal settled status per evitare forme di discriminazione. Spero che dimostri pragmatismo e flessibilità».

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