OLTRE IL VIRUS

Resilienza green, la risorsa da perseguire

di Leonardo Becchetti

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(Adobe Stock)


3' di lettura

Collegare la ripresa economica post-Covid con il flusso dei finanziamenti disponibili a livello nazionale e comunitario e il Green New Deal è la vera ed unica strada per costruire società ed economie più resilienti, ovvero capaci di conciliare creazione di valore economico, lavoro, salute, sostenibilità ambientale e riduzione dell’esposizione del nostro sistema produttivo a nuovi rischi e fragilità che già oggi i fondi d’investimento prezzano e scontano nel valore delle attività finanziarie.

Risultati convergenti passati e recenti della ricerca in diversi campi (medico, epidemiologico, ambientale, delle scienze sociali) indicano prima dello scoppio della pandemia come l’esposizione prolungata alle polveri sottili e ad altri inquinanti riduca l’efficienza polmonare aumentando l’esposizione e rendendo più gravi gli esiti di malattie respiratorie. Una rassegna della letteratura in materia conclude che il rapporto tra esposizione di lungo periodo alle polveri e severità di malattie respiratorie e polmonari è acclarato. Un lavoro econometrico di Leonardo Becchetti, Piero Conzo, Gianluigi Conzo e Francesco Salustri evidenzia come l’esposizione a PM2,5 e PM10 è significativamente correlata con casi positivi e decessi giornalieri nelle provincie italiane al netto dell’effetto di altre variabili rilevanti con impatto molto significativo sul rischio di mortalità tra aree più e meno inquinate. Risultati analoghi sono ottenuti da un gruppo di ricercatori dell’Università di Harvard in uno studio sul rapporto tra polveri sottili e decessi nelle contee americane. Il lavoro italiano sottolinea anche come la difficoltà di passare a smart work di una parte rilevante del nostro sistema produttivo abbia inciso anch’essa in modo significativo su casi e decessi.

Dobbiamo imparare da questa tragedia e trasformarla in un’occasione per far ripartire l’economia trasformandola al contempo per ridurre la sua esposizione futura a questi rischi. Il 96% della diffusione di polveri sottili dipende da fattori sotto il nostro controllo (per il PM2,5 il 57% dal riscaldamento domestico e quote del 10% l’una da trasporto urbano, energia, modalità della produzione industriale, il 4% dalle modalità di produzione agricola).

Nelle conclusioni dell’Eurogruppo sulle risposte di policy al Covid-19 si parla di Mes senza condizionalità per le «spese dirette ed indirette di prevenzione e cura della pandemia» mettendo in gioco una somma vicina a 37 miliardi solo per il nostro Paese. Le spese dirette e indirette di prevenzione sono quelle che possono e devono trasformare le nostre società in direzione della sostenibilità coniugandola con le esigenze della ripresa economica. Anche senza ricorrere a quelle somme possiamo muovere nella stessa direzione con altre risorse messe in campo lavorando in più direzioni utili. Le politiche di agevolazione fiscale per l’efficentamento degli edifici sono state secondo i dati del Cresme e della Camera dei Deputati un grande volano di crescita che ha attivato lavoro diretto e indiretto di 288mila addetti e generato 43 miliardi di valore economico in 10 anni con un saldo positivo per il bilancio pubblico. Vanno aggiornate, rinforzate e rese più efficienti per tener conto dei progressi nelle tecnologie in materia. A queste possiamo e dobbiamo affiancare un piano di “green industry 4.0” che stimoli e premi fiscalmente gli investimenti delle imprese che sostituiscono prodotti e processi produttivi migliorando la loro efficienza energetica (che includono processi di digitalizzazione e dematerializzazione) e diventando in questo modo anche più competitive perché meno esposte a rischi futuri. Possono essere premiati con zone fiscali speciali soprattutto gli investimenti in quelle zone più colpite dal Covid e anche più esposte al problema delle polveri perché il beneficio di questi investimenti in termini di resilienza in quelle aree sarà maggiore. Può essere affrontato e risolto con urgenza il capitolo dei sussidi ambientalmente dannosi con i quali lo Stato spende circa 19 miliardi agevolando processi produttivi inquinanti. Possono e devono essere riconvertiti in sussidi ambientalmente favorevoli con manovre a saldo zero per evitare costi per gli operatori economici coinvolti nella trasformazione.

Sono solo alcuni esempi di come, mobilitando risorse oggi disponibili, è possibile mettere in modo moltiplicatori resilienti in grado di coniugare tutti gli aspetti del benessere che ci stanno a cuore. Possiamo farlo da soli oppure, con buona probabilità, convincere i partner europei a muovere concordemente in questa direzione. Se questo è vero diamogli una forma concreta collegando ripresa economica, lavoro, ambiente e salute. La direzione di marcia non può che essere questa se vogliamo evitare la follia del ripartire non-importa-come che rischia di farci andare a sbattere nuovamente e con danni maggiori al materializzarsi del prossimo shock globale. L’allarme è suonato forte e chiaro. Sarebbe da irresponsabili e persino da sciocchi far finta di niente e non cogliere le opportunità che questa tragedia, assieme a tanti lutti e dolori, ci pone.

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