analisila crisi del conte bis

Responsabili veri, non mercenari per un nuovo, possibile governo

Un nuovo governo è diventato cupo sinonimo di un mercato di parlamentari. Che tutto richiama, tranne l’aria fresca della assenza di vincolo di mandato dei parlamentari, in nome di una reale sovranità popolare

di Montesquieu

(Ansa)

3' di lettura

Ancora non si sa se l'ennesima crisi di governo extraparlamentare prenderà la strada desueta verso una delle camere, per verificare se ci potrà essere un nuovo esecutivo. O se la legislatura si chiuderà, lasciando gli italiani soli nella tempesta della pandemia e dei suoi derivati:un numero di decessi quotidiani pari ad un terremoto di grandi dimensioni, la povertà, quella vera, che avanza implacabile, un deserto nel mondo del lavoro, di chi lo presta e di chi lo crea. E altri danni forse meno materiali, dalle conseguenze non valutabili.

Tutto ciò se non si riuscirà, come detto, a formare uno straccio di governo: come lo sono stati, rispetto ai nostri canoni costituzionali, i due governi che hanno trascinato stancamente e senza meta questa legislatura nata priva di vita e tenuta in piedi artificialmente. Un nuovo governo: che in un paese in cui tutto quanto dovrebbe essere parlamentare non lo è più, è diventato cupo sinonimo di un mercato di parlamentari. Che tutto richiama, tranne l'aria fresca della assenza di vincolo di mandato dei parlamentari, in nome di una reale sovranità popolare; di una costituzione bella a leggersi, se tornasse ad essere interpretata con rispetto e dignità dai protagonisti del tempo.

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Onore e disciplina, le parole della Costituzione. Tutto quanto spetta alle camere è oramai una parodia, la caricatura delle norme limpide, non equivocabile che fanno ancora bella mostra di sé nella nostra Costituzione, che vengono studiate nelle università quasi fossero ancora frammenti di vita vissuta e da vivere nelle due camere: ma che parlamentari in veste di governanti (nemmeno sempre parlamentari, come la pratica insegna), e in veste di capipartito hanno sequestrato al nostro parlamento. Forse oggi, di queste funzioni anchilosate, ne verrà riproposta una, il possibile parto di un nuovo governo: sapendo che sordide prassi recenti lo hanno trasformato in materiale per le aule di giustizia, e in vergogna istituzionale.

Ma è davvero scontato che debba essere così, che un nuovo esecutivo che dovesse nascere da questa voragine di irresponsabilità lo debba a manipoli di uomini politicamente prezzolati, se non altro nella possibilità di sopravvivere a se stessi? In quella carta costituzionale recitata e dimenticata, vi è ancora un articolo, l'articolo 94, che ricorda a chiare lettere che i governi nascono in parlamento sulla base di una “mozione motivata”: quali non sono da tempo, almeno sostanzialmente, le mozioni senz'anima che giustificano la fiducia ad esecutivi nati in corso di legislatura. È davvero difficile, se non impossibile, dare un senso, un briciolo almeno di missione e di passione ad un governo che veda la luce in un momento così buio non solo per la nostra politica, ma diversi per sistemi democratici in sempre maggiore difficoltà? Quasi una tendenza, autolesionismo puro. Non solo democrazie borderline con le dittature, scivolate o in via di scivolamento verso la distruzione dei diritti individuali e collettivi, verso la concentrazione del potere in un'unica mano: come è successo irrimediabilmente in Turchia, come sta succedendo forse rimediabilmente in Brasile, in Venezuela, come sembra poter succedere in pezzi di questa stessa Europa, incapace di pretendere dai propri associati quantomeno il rispetto di minime regole democratiche? Senza parlare degli Stati Uniti, e della paura giustificata che un evento come il giuramento di un nuovo presidente si trasformi in una prova di colpo di Stato programmato prima dell'esito del voto. Cruento o non cruento, non cambia molto.

Proviamo ad immaginarla, togliendo un primo strato di ruggine al nostro parlamento, una possibile “mozione motivata”: che oltre a giustificare la nascita di un nuovo governo, possa mettere tutti i partiti davanti alle ambiguità di questo tratto di legislatura, incapace di dar vita, se non a maggioranze coese, ad accordi minimi, a relazioni civili almeno tra occasionali compagni. A un briciolo di valori comuni tra tutti. Accanto al nucleo obbligato di tutto quanto concerna, direttamente o indirettamente, la protezione del paese e dei suoi cittadini dalla pandemia, proponendo due impegni solenni, in pochissime parole. Una cartina di tornasole.

Per cominciare: mai più dubbi e divisione su uno sviluppo dell'Europa come una vera alleanza di Stati, di governi nazionali, di democrazie, e soprattutto di politiche. Politiche internazionali, di difesa, fiscali, di civiltà, di corresponsabilità. Poi, un patto di fedeltà alla nostra costituzione, intesa non solo come un testo, ma come un insieme di pratiche reali e di avversione a emergenti insidie alla democrazia. A partire dalla scelta tra convenienti prassi contrarie alla Costituzione e impegnativi principi costituzionali. Un ritorno alla Costituzione, usata, vissuta, non solo scritta. Non un patto tra furbi, quelli a cui siamo abituati, tra democratici di nome, senza riscontri. Impegni veri: o di qua, o di là. Di veri responsabili, senza virgolette o allusioni.montesquieu.tn@gmail.com


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