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Responsabilità toghe, uccisa dopo 12 denunce, accolto il ricorso dei figli

La Corte d’appello aveva negato il risarcimento ai figli non riconoscendo un nesso tra la mancata tutela e l’omicidio, considerato inevitabile

di Patrizia Maciocchi

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La Corte d’appello aveva negato il risarcimento ai figli non riconoscendo un nesso tra la mancata tutela e l’omicidio, considerato inevitabile


3' di lettura

Aveva denunciato il marito per minacce 12 volte, prima di essere accoltellata per strada davanti a tutti. Ora la Cassazione ha accolto il ricorso contro la presidenza del consiglio per chiedere, in base alla legge sulla responsabilità dei magistrati, il risarcimento di 259 mila euro in favore dei figli di Marianna Manduca, per la mancata tutela della loro mamma.

Il nesso tra mancata tutela e omicidio

La Suprema corte ha annullato il no della Corte d’Appello al ricorso chiesto dal cugino di Marianna Manduca che ha adottato i tre bambini rimasti orfani. I giudici della terza sezione civile, hanno rinviato alla Corte d’Appello per un nuovo giudizio bocciando la tesi del delitto inevitabile. I giudici di legittimità aprono così la via al riconoscimento del nesso tra l’omicidio e la mancata tutela e alla possibilità di non restituire il risarcimento. Collegamento che la corte territoriale aveva negato. Il marito della vittima, condannato a 21 anni di reclusione in primo grado, aveva minacciato la moglie dalla quale si stava separando in maniera molto conflittuale anche per l’affido dei figli, arrivando a pulirsi le unghie davanti a lei con un coltello, arma con la quale la donna è stata poi uccisa. Senza successo la difesa , nel secondo grado di giudizio, aveva contestato le inadempienze della procura che, dopo le denunce molto circostanziate, aveva iscritto come atto dovuto l’uomo nel registro degli indagati, con il successivo esercizio dell’azione penale, senza però applicare nessuna misura cautelare, non essendo ancora in vigore la legge sullo stalking, introdotta solo nel 2009.

La mancata adozione di misure cautelari

I giudici di merito avevano valorizzato l’assenza di patologie psichiatriche per l’omicida, come risultava da una perizia disposta in sede di separazione, e l’uso di droghe. Un quadro che impediva di applicare la misura di sicurezza del ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario. Per la Corte d’appello l’unico addebito che si poteva contestare alla procura, era la mancata perquisizione e l’eventuale sequestro del coltello con cui l’uomo aveva minacciato la ex moglie. Ma neppure questa “lacuna” è stata considerata dirimente, per affermare il nesso tra la negligenza delle toghe e l’omicidio. L’uomo, infatti, ammesso che il coltello fosse lo stesso che aveva mostrato alla moglie, si sarebbe agevolmente potuto procurare un’arma simile acquistandola, vista la fermezza del proposito di portare a termine un omicidio, non d’impeto ma premeditato. Per la Cassazione quello dei giudici di appello è un verdetto contraddittorio.

Per la Corte d’Appello un delitto inevitabile

La Corte territoriale nell’escludere «la rilevanza causale di qualunque possibile antecedente logico» si è mossa non in linea con quanto costantemente prescritto e con la giurisprudenza della corte in materia. I giudici di merito hanno considerato irrilevante la condotta omessa arrivando dunque ad affermare «che qualunque essa potesse essere, l’evento di danno si sarebbe comunque verificato». Motivando in questo modo «la corte d’Appello ha dilatato l’incidenza dell’inadempienza dell’organo giudiziario ai limiti del caso fortuito e della forza maggiore, o comunque ha ristretto l’evitabilità dell’evento ai soli casi di assoluta impossibilità di una condotta positiva». Ora il giudizio dovrà essere rivisto dalla Corte d’Appello. Soddisfazione per la decisione della Cassazione è stata espressa dalla vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia Mara Carfagna che ha parlato di una speranza per gli orfani di ottenere un risarcimento contestato dall’avvocatura dello Stato in nome di tutti gli italiani «Ma non credo - afferma Mara Carfagna - Che gli italiani si siano sentiti rappresentati da tale iniquità».

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