truffa milionaria

Resta in carcere in Vaticano il broker Torzi accusato di estorsione ai danni della Santa Sede

Il finanziere di origini molisane è accusato di estorsione per 15 milioni di euro nell’indagine sulla compravendita dell’immobile di Sloane Avenue a Londra

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(via REUTERS)

Il finanziere di origini molisane è accusato di estorsione per 15 milioni di euro nell’indagine sulla compravendita dell’immobile di Sloane Avenue a Londra


2' di lettura

Resta detenuto nella cella della Caserma della Gendarmeria vaticana il broker di origini molisane Gianluigi Torzi, arrestato venerdì 5 giugno in Vaticano dopo l’interrogatorio da parte del promotore di giustizia Gian Piero Milano, nel quadro delle indagini sulla compravendita dell’immobile londinese di Sloane Avenue, che hanno coinvolto una rete di società in cui erano presenti alcuni funzionari della Segreteria di Stato.

Decisivi i documenti arrivati dalla Svizzera

Quello cui è stato sottoposto Torzi - hanno ribadito fonti d’Oltretevere - non è un fermo ma un provvedimento cautelare emesso dall’Ufficio del promotore di giustizia con la misura della detenzione in cella e per ora non sono previste disposizioni diverse. Gli stessi magistrati, spiegano le fonti, restano al lavoro sull’attività istruttoria, che continua sulle carte - tra cui quelle giunte dalla Svizzera per via diplomatica - e sui contenuti dell’interrogatorio. A Torzi vengono contestati vari episodi di estorsione, peculato, truffa aggravata e autoriciclaggio, reati per quali la legge vaticana prevede fino a 12 anni di reclusione.

Estorsione da 15 milioni di euro

Ammonterebbe a una cifra di 15 milioni di euro la presunta estorsione contestata dai magistrati vaticani a Torzi. Il finanziere di origini molisane sarebbe stato coinvolto dalla Santa Sede per uscire dallo stallo dell’investimento fatto nel fondo Athena Capital Global Opportunities Fund dell’altro finanziere Raffaele Mincione, si è detto in passato utilizzando in parte risorse dell’Obolo di San Pietro. Il bisogno di uscire dal fondo, con le relative e complesse transazioni, avrebbe portato poi, con l’intermediazione della Gutt Sa di Torzi, all’acquisizione del Palazzo da circa 200 milioni in Sloane Avenue.
Il passaggio di 15 milioni al broker molisano è finito quindi tra le contestazioni dei giudici vaticani a Torzi.
La svolta nelle indagini si è avuta dopo che le autorità svizzere hanno risposto favorevolmente alla richiesta di assistenza giudiziaria avanzata dalla Santa Sede, inviando un primo nucleo di documenti a fine aprile per via diplomatica e bloccando anche fondi per decine di milioni di euro depositati in banche della Confederazione, tra cui il Credit Suisse.

La difesa di Torzi

«Questo provvedimento riteniamo sia il frutto di un grosso malinteso determinato da dichiarazioni interessate che possono aver fuorviato una corretta interpretazione della vicenda da parte degli inquirenti». Così commentano gli avvocati Ambra Giovene e Marco Franco, legali di Torzi.
Secondo i due avvocati difensori «Torzi non ha mai avuto intenzione di agire contro gli interessi della Santa Sede e, sin dall’inizio dell’inchiesta, ha manifestato costante disponibilità verso gli inquirenti per la ricostruzione dei fatti producendo decine di documenti, memorie e, infine, con l’interrogatorio durato ben otto ore, per eseguire il quale il nostro assistito è venuto appositamente dall’estero».
Giovene e Franco si dicono «sicuri» dell’innocenza di Torzi sostenendo che lo stesso Torzi «ha consentito alla Segreteria di Stato Vaticana di recuperare un prestigioso immobile londinese il cui ingente valore rischiava di essere disperso e successivamente ha evitato che lo stesso potesse prendere vie poco chiare».

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