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Resta: «Dall’università un contributo centrale alla ripresa socio-economica»

La Crui chiama a raccolta ministri, imprese e istituzioni sul Pnrr e sulle prossime sfide del Paese

di Cl.T.

(Riccardo De Luca / AGF)

4' di lettura

Una riflessione sul ruolo e sul contributo (centrale) dell’università alla ripresa socio-economica. È questo il messaggio lanciato nel corso di un convegno organizzato dalla Crui che ha chiamato a raccolta ministri, imprese, istituzioni sul Pnrr e sulle prossime sfide del Paese. «Non riduciamo il ruolo dell’università alla sola Missione 4 del Pnrr - ha detto il presidente della Crui, Ferruccio Resta (politecnico di Milano) -. Sarebbe un errore ragionare per compartimenti stagni. Il Pnrr non è un fine ma un mezzo, l’università non va ridefinita solo all’interno,deve essere al centro degli obiettivi e portatrice di elementi chiave per il futuro. Non è possibile ipotizzare riforme della giustizia, sanità, transazione ecologica senza misurarsi con l’università».

Gentiloni, per rilancio del Paese serve una missione comune

Nelle sue parole il commissario Ue all’economia, Paolo Gentiloni, ha detto che «abbiamo bisogno di qualcosa di più, di un senso comune di una missione nazionale unica. Questa missione è fortemente più importante di tante altre piccole questioni spesso legittime, talvolta identitarie, a cui dedichiamo, nell'informazione, nel dibattito pubblico, più spazio di quello che sarebbe utile e necessario. Sostenibilità, inclusione, competitività, sono cardini del rilancio dei Paesi europei , devono essere oggi al centro di una vera e propria missione nazionale, una sfida intellettuale. È una visione del futuro, è una cultura di rinascita che l'Italia deve conquistare». Gentiloni ha poi aggiunto che «la crescita economica in Europa, e soprattutto in Italia ci offre l’opportunità straordinaria di andare oltre il rimbalzo dalla crescita negativa».

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Bonomi, solo non avere grandi sogni può fermare Italia

Anche per il presidente di Confindustria «dobbiamo fare delle scelte e abbiamo davanti il Pnrr» e tutto questo, ha aggiunto, «va al di là di quello che può fare il Governo e la politica» ma riguarda anche «la scelta di collaborazione che devono fare imprese e università. C’è solo una cosa che può fermare l’Italia: non avere grandi sogni e noi abbiamo la fortuna di avere una generazione con gradi sogni. Imprese e Università saranno fondamentali».

Brugnoli, serve “Made and Educated in Italy”

«Molto del futuro del Paese si gioca sulle relazioni tra il mondo della alta formazione accademica e quello della produzione, mondi che ormai da molti anni stanno dialogando e stanno provando a creare partnership sempre più strutturate e durature che portino benefici ai nostri giovani - ha aggiunto Gianni Brugnoli, vicepresidente di Confindustria per il capitale umano -. Le imprese si aspettano un dialogo sempre più costante e frequente con l’università. Un dialogo che le istituzioni devono premiare e valorizzare, perché il nostro “Made in Italy” diventi “Made and Educated in Italy”: un titolo di eccellenza riconosciuto in tutto il mondo». Brugnoli ha poi evidenziato la difficoltà a trovare le competenze giuste: «Già oggi le nostre imprese lamentano una forte carenza di competenze. Nelle previsioni Excelsior 2021-2025, ad esempio, il fabbisogno di competenze digitali, green Stem e di innovazione 4.0 che verranno ricercate con un e-skill mix (il possesso con elevato grado di importanza di almeno due e-skill) sarà tra 886mila e 924mila persone. Già oggi, vedendo il trend di iscritti alle università e ITS, sappiamo che metà di queste sarà praticamente introvabile».

Messina (Intesa Sanpaolo), capitale umano successo imprese

«Intesa Sanpaolo è il principale datore di lavoro privato in Italia, noi abbiamo 100mila persone di cui 70mila in italia. Siamo un simbolo che può caratterizzare la relazione tra la banca e il settore universitario nel processo di assunzione». Lo ha premesso Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo nel suo intervento, in videocollegamento, al convegno Crui sull’università. Messina ha sottolineato il supporto al mondo universitario: «Abbiamo convenzioni con le università per sostenere i giovani con finanziamenti agevolati, e spesso anche a fondo perduto. Siamo i più grandi finanziatori degli studenti universitari in Italia: bisogna essere vicino a chi può portare idee. Ma soprattutto evidenzia la necessità di capitale umano che è alla base del successo di ogni azienda».

Colao, serve più digitale e tecnologia nei curriculum

Per un mercato del lavoro che fra dieci anni richiederà nuove competenze, ha sottolineato il ministro per l’Innovazione tecnologia e la transizione digitale Vittorio Colao, «dobbiamo introdurre maggiore cultura digitale e tecnologica nei curriculum: il magistrato, il giornalista, lo psicologo, l’avvocato deve avere competenze scientifiche, occorre togliere le barriere fra le discipline». Una terza linea di intervento per Colao è quella di «spingere sulla qualità dell’università ma coinvolgendo anche tutto l’ambiente circostante. Occorre coinvolgere il territorio nello sviluppo e nel lavoro».

Carfagna, costruire contesto per far scegliere atenei del Sud

Mara Carfagna, ministra per il Sud e la Coesione territoriale, parlando di differenze tra Nord e Sud, ha detto che occorre «creare le condizioni di contesto, perché questo divario è figlio del più generale divario sociale, economico e produttivo del Mezzogiorno. Se riusciremo a ricostruire un Mezzogiorno prospero e ricco di opportunità occupazionali, soprattutto per i più giovani, noi riusciremo ad rendere più attrattive le società del Sud».

Messa, al Sud più iscritti ma alto tasso abbandono

Per la ministra dell’Università e la ricerca, Maria Cristina Messa, «al Sud ci sono più iscritti che nel resto dell’Italia ma mano laureati quindi c’è un grande tasso di abbandono: i motivi sono sia errori vocazionali sia una incertezza del futuro». In generale, c’è anche un tema di finanziamento. «Il sistema anglosassone mette circa 10 volte più dei fondi che stanziamo noi - ha aggiunto Messa -. Il nostro sistema è sempre stato un misto tra assistenzialismo e competizione. È un sistema di rete in cui le università hanno funzioni diverse, ruoli diversi, e a volte rischiano anche di perdere il ruolo per cui dovrebbero essere lì, cioè diventano dei punti di ancoraggio territoriale e non più il centro dello sviluppo di un futuro diverso. Se non abbiamo tutti, nel mondo dell'accademia e nel mondo dell'impresa, la missione di valorizzare le competenze, l'università non potrà fare il suo lavoro. Questo è un aspetto molto importante: valorizzare chi ha preso una laurea, chi ha preso determinati percorsi, le competenze che sono necessarie».

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