università

Resta (Politecnico): a Milano assumeremo 200 nuovi ricercatori

Dopo il crollo da lockdown le start up registrate cominciano ad aumentare

di Luca Orlando

Dopo il crollo da lockdown le start up registrate cominciano ad aumentare


3' di lettura

Cinquanta nuovi ricercatori assunti da qui alla fine dell’anno. Altri 150 nel 2021. «Siamo decisi a salvaguardare l’occupazione di chi si impegna in queste attività - spiega il rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta - così come a finanziare nuove idee con il fondo di venture capital agganciato all’ateneo e a proseguire gli investimenti nel nostro polo di innovazione alla Bovisa». Piccole tessere, non certo l’intero mosaico. Che pure, insieme ad altri tasselli, offre il quadro di un Paese che non si ferma, ferito ma non abbattuto, capace di rialzarsi e reagire. A partire dai mattoni di base, dall’innovazione che arriva dal basso. Se nel mese del lockdown, le nuove iniziative di start-up registrate sono state appena 88, quasi il 70% in meno rispetto a quanto accadeva 12 mesi prima, a maggio il dato era già quasi raddoppiato a quota 161 e nella prima metà di giugno il progresso è ancora più evidente (sono già 84), portando il divario con il 2019 ad appena il 20%.

L’Italia che innova continua quindi ad avere carburante, come testimoniano le tante storie di aziende già sul mercato, che proprio sulla spinta del Covid hanno riorientato in tutto o in parte la propria attività.

Lo ha fatto ad esempio Engineering, colosso della digitalizzazione (1,27 miliardi di ricavi), che dopo aver riconvertito in modalità smart i propri 12mila addetti ha realizzato nuove applicazioni tese ad affrontare l’emergenza: sistemi di controllo del distanziamento tra persone per le aziende industriali, piattaforme di biosorveglianza per l’incrocio dei dati in tempo reale sul territorio. «Digitalizzazione - spiega il direttore generale Tecnologie,Ricerca e Innovazione di Engineering Orazio Viele - è la parola d’ordine per affrontare e ripensare il futuro. Di importanza fondamentale è la valorizzazione dei dati, da cui estrarre la conoscenza essenziale a guidare la trasformazione». Nulla si improvvisa, naturalmente. E così come le applicazioni di Engineering possono svilupparsi in tempi rapidi grazie alla massa di oltre 400 progettisti e ricercatori del gruppo, altrettanto può fare la piccola Reithera, appena 83 addetti, che grazie al know-how bio-tech accumulato negli anni ha potuto costruire in tempi record un vaccino anti-Covid. «A luglio inizierà la sperimentazione umana - spiega l’ad Antonella Folgori - e se tutto procede come nelle nostre attese all’inizio del 2021 si potranno già produrre le prime dosi da destinare al pubblico».

Che intanto, sempre per effetto di aziende sulla frontiera dell’innovazione, ha a disposizione una app (Immuni), in grado di tracciare i contatti, permettendo di realizzare indagini mirate al fine di contenere il virus. «Non siamo Google - precisa il co-fondatore di Bending Spoons Luca Ferrari - e per noi mettere un terzo dei ricercatori al lavoro su questo progetto gratuito è stato un impegno notevole. Ma non c’era alcun obiettivo di marketing, solo l’idea di metterci al servizio della comunità».

Altri, come Pegaso Università Telematica, in realtà non hanno dovuto inventare nulla, solo proseguire nel proprio modello di insegnamento virtuale, diventato regola nel lockdown: «In tre mesi i nostri iscritti sono aumentati del 35% - spiega il Presidente Danilo Iervolino -, credo che la formazione on line ora sia diventato il nuovo paradigma formativo». L’innovazione è una sorta di protezione anche per chi opera nei settori più colpiti, come l’auto, dove tuttavia qualche spiraglio è visibile. «Le nostre fabbriche in Asia - spiega il presidente di Adler Paolo Scudieri - sono operative al 95%: la caduta è pesante ma maggio e giugno hanno portato segnali lievemente migliori».

Shock che per il sistema delle nostre imprese potrebbe anche produrre effetti inattesi e positivi, risultato della ricostruzione delle supply chain globali. «Le filiere, in Italia come all’estero, non erano resilienti - spiega l’ad di EY Italia Massimo Antonelli - e credo che le aziende abbiano imparato la lezione: in caso di necessità la ridondanza dei fornitori può essere molto utile. Molte aziende, da quello che vediamo, stanno pensando di spostare in Italia parte della produzione che si era spostata all’estero».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti