ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDopo l’arresto di Messina Denaro

Chi sono gli altri 4 super latitanti rimasti

Si tratta di Cubeddu, Motisi, Cinquegranella e Bonavota

Arresto Messina Denaro, gli applausi dei palermitani e l'esultanza degli uomini del Ros

2' di lettura

Da Giovanni Brusca a Totò Riina, da Bernardo Provenzano a Tommaso Buscetta è lunga la lista dei boss che per anni si sono dati alla macchia entrando di diritto tra i latitanti più pericolosi e più ricercati in Italia. Con l’arresto di Matteo Messina Denaro si assottiglia l’elenco dei latitanti di massima pericolosità facenti parte del “programma speciale di ricerca” del gruppo Interforze. Si tratta di Attilio Cubeddu (Anonima sequestri), nato il 2 marzo 1947 a Arzana (Nuoro) e ricercato dal 1997 per non aver fatto rientro, al termine di un permesso, nella Casa Circondariale di Badu e Carros (Nuoro), ove era recluso, per sequestro di persona, omicidio e lesioni gravissime. Il bandito sardo era coinvolto anche nel sequestro Soffiantini. Il 18 marzo 1998 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali.

I superlatitanti ricercati

E ancora; Giovanni Motisi, nato il primo gennaio 1959 a Palermo, ricercato dal 1998 per omicidi, dal 2001 per associazione di tipo mafioso, dal 2002 per strage ed altro; deve scontare la pena dell’ergastolo. Renato Cinquegranella (camorra), nato il 15 maggio 1949 a Napoli, ricercato dal 2002 per associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso in omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione ed altro. Infine Pasquale Bonavota (’ndrangheta), nato il 10 gennaio 1974 a Vibo Valentia, ricercato dal 2018 per “associazione di tipo mafioso” e “omicidio aggravato in concorso”.

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Criminalità, la lista dei latitanti più pericolosi arrestati (da Riina in poi)

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Gli arresti di Riina e Provenzano

Uno dei casi che fece il giro del mondo fu, senza dubbio, l’arresto - esattamente 30 anni fa, il 15 gennaio 1993 - di Totò Riina. La fuga del capo dei capi finì dopo 24 anni di latitanza, bloccato in auto dai carabinieri a Palermo. Le immagini del fermo fecero il giro del mondo, e Riina restò in carcere fino alla sua morte, il 17 novembre 2017, senza mai fare alcuna ammissione. Poi nel 2006 l’arresto dell’ultimo boss dei corleonesi, Bernardo Provenzano, primula rossa per ben 43 anni e noto per la sua ferocia che gli valse il soprannome di Binnu’u tratturi. Ma, in ordine temporale, l’ultimo latitante a finire in manette prima di Messina Denaro è stato, nel 2021, Graziano Mesina. La primula rossa del banditismo sardo, autore di una lunga serie di evasioni, è stato fermato in piena notte all’interno di una piccola abitazione di Desulo, comune di poco più di 2.000 anime in provincia di Nuoro.

50 arresti di mafiosi dal 1992 a oggi

Bisogna poi tornare indietro nel tempo per per rintracciare la cattura di un esponente mafioso. Nel 2012 venne arrestato a Bangkok Vito Roberto Palazzolo, considerato il cassiere di Cosa Nostra. Lo stesso anno dalla lista del Viminale dei latitanti più pericolosi venne rimosso il nome di Vito Badalamenti. Ricercato dal 1995, il boss mafioso, riuscì a godere dell’estinzione della pena, dopo il via libera della corte d’Appello di Palermo. Nel 2010, dopo 11 anni di latitanza, venne arrestato, a Favara, Gerlandino Messina, il reggente di Cosa Nostra ad Agrigento. Lo stesso anno, a Marsiglia, finì la fuga del suo ’delfino’, Giuseppe Fasone, anche lui ricercato da 11 anni. Dal 1992 ad oggi sono oltre 50 gli arresti di latitanti considerati tra i più pericolosi d’Italia.

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