Codice della strada

Restare sul posto in «incognito» dopo aver travolto il pedone non è come fuggire

di Patrizia Maciocchi

2' di lettura

Il comportamento del responsabile dell’investimento del pedone che resta sul luogo del fatto, ma non fa nulla per farsi identificare come autore del fatto, non può essere equiparato a quello di chi fugge. Non esiste, infatti, un obbligo di cooperazione con le forze di polizia - alle quali spetta il compito di identificazione - ma è sufficiente non sottrarsi. La Corte di cassazione (sentenza 33789) sul punto, accoglie il ricorso, confermando nel resto la condanna dell’imputato per omicidio colposo. Non passa, infatti, l’argomento della difesa, che puntava al concorso di colpa del pedone che aveva attraversato fuori dalle strisce ed era distratto perché parlava al cellulare.

Il pedone distratto dal cellulare - Per i giudici, infatti, la visibilità era buona e il conducente dell’auto, se avesse usato la dovuta prudenza, avrebbe evitato l’impatto. Il pedone da parte sua non era così assorto nella conversazione tanto che aveva cercato, senza successo, di spostarsi dalla traiettoria dell’auto. Il ricorrente riesce invece ad evitare la condanna per la violazione dell’articolo 189 comma 6 del Codice della strada, che scatta, con una pena che arriva a tre anni di reclusione, per chi, in caso di incidente con danno alle persone, non rispetta l’obbligo di fermarsi. Una violazione che era stata contestata al ricorrente, accusato di non essersi fermato dopo il sinistro e di non aver prestato soccorso alla vittima.

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La presenza sul posto in incognito - Per la Corte d’Appello la sola presenza fisica dell’imputato sul luogo dell’accaduto, in incognito, doveva essere considerata al pari di un immediato allontanamento, visto che il nessun modo l’uomo aveva reso possibile la sua identificazione e la ricostruzione dei fatti. Per la Cassazione (sentenza 33789) la conclusione alla quale sono giunti i giudici di merito non è corretta. Dalla lettura della sentenza risultava che il ricorrente subito dopo l’investimento era sceso dalla macchina ed era rimasto sul posto durante gli accertamenti di polizia e le operazioni di soccorso. Per la Suprema corte è escluso, in base all’interpretazione della norma, che «il soggetto agente, in caso di incidente, sia obbligato ad assumere un ruolo attivo in occasione dell’intervento delle Forze di polizia». Ma è sufficiente, come avvenuto nello specifico, che si resti a disposizione delle autorità, alle quali spetta il compito di fare gli accertamenti sul posto. Mentre è escluso l’ulteriore dovere di cooperazione per evitare la contestazione di un reato che si perfeziona solo con l’allontanamento.

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