Interventi

Restart Italia: un patto tra Pmi, mercati e risparmio

di Simone Strocchi

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3' di lettura

Stiamo vivendo una situazione angosciante, inedita e piena di incertezze, con implicazioni di gestione aziendali ed economiche mai contemplate, affrontate e risolte quotidianamente con coraggio e capacità da imprenditori, manager e team delle nostre migliori imprese, anche con esemplari atti di solidarietà di filiera. Contemporaneamente, sta emergendo l'inadeguatezza di molte formule di gestione di risparmio ad affrontare con nervi saldi il mercato borsistico nell'interesse degli investitori e della protezione del valore. In questi giorni sono gli stessi gestori di fondi mobiliari aperti UCITS a lamentarsi di regole di compliance che li spingono senza sosta a liberarsi di titoli illiquidi, che sono poi le azioni di quelle PMI che assicurano servizi di cui siamo avidi e prodotti di cui necessitiamo al punto da restare ore in fila davanti ai supermercati. Per non parlare della sorte delle PMI in fermo obbligato. E' irrazionale: se non possiamo fare a meno di certi prodotti e servizi, perché chi gestisce i nostri risparmi appare in continua fuga dall'investimento nel capitale delle società che li producono ed erogano? Perché “shortare” le aziende autoctone, quelle imprese che sono “il datore di lavoro” degli Italiani, essenziali per la formazione del PIL nazionale, cui dovremo affidarci per il rilancio dell'economia del nostro Paese, una volta che ci saremo messi alle spalle questa tragica situazione?

I gestori di fondi UCITS sono forzati a ricercare liquidità e non acquistano titoli di PMI, anche se ne riconoscono i fondamentali e le potenzialità, perché hanno una liquidabilità incompatibile con le regole di qualificazione del portafoglio in tempi di crisi e di timore di recessi. Così basta un venditore, magari un fondo che sta subendo qualche recesso, per scatenare un effetto depressivo e bruciare in pochi giorni una significativa fetta di patrimonio nazionale qualificato nei market cap aggregati delle nostre PMI. Per non parlare dei fondi hedge che in questa situazione liquidano portafoglio al ribasso per rientrare in covenants finanziari della leva cui non possono derogare. Bisognerebbe intervenire a sostegno e tutela delle nostre Imprese, favorendo anche la mutualità di filiera. I benefici fiscali riconosciuti a chi investe in start up e PMI innovativa (credito fiscale su parte dell'importo investito), dovrebbero essere estesi a tutti gli investimenti in impresa italiana sostenuti entro e non oltre i prossimi 60 giorni, e mantenuti per i successivi tre anni, intesi come sottoscrizione di aumento di capitale, obbligazioni e anche acquisti accrescitivi di azioni o obbligazioni trattate su AIM o su MTA. Allo stesso modo dovrebbe essere incentivata con bonus fiscale l'impresa che disponesse un differimento di crediti commerciali o anticipasse pagamenti di forniture a tutela della tenuta della filiera. In questo modo si stimolerebbe una parte del risparmio degli italiani così come della capacità finanziaria di alcune imprese ad orientarsi urgentemente e direttamente a sostegno della nostra economia reale in una corale operazione di restart Italia e protezione del valore del nostro sistema produttivo. Guardando alle quotate, bene le recenti disposizioni Consob valide per le società tratte su MTA, ma ora è il momento di disporre qualche presidio a maggior tutela anche del valore delle PMI virtuose quotate AIM.

Per affrontare questa imprevista congiuntura, avremmo avuto bisogno di numerosi fondi chiusi (ELTIF, sicaf etc) che purtroppo sono ancora rari. Sarebbe utilissimo accordare ai gestori dei fondi UCITS un “grace period” di novanta giorni liberandoli da alcuni vincoli, in modo che possano tornare a governare il portafoglio con strategie utili alla tutela del valore e al perseguimento di performance a medio periodo. Non è certo cosa facile modificare regole europee che si sono stratificate fino a ingessare l'agilità dei corpi di gestione, ma almeno un richiamo accorato ai risk manager, ai cda delle SGR di fondi aperti e alle banche depositarie, lo possiamo fare: “limitate in questo periodo i richiami formali ai gestori”, così come i gestori vanno esortati a tornare “in plancia” e manovrare per stare al largo dalla costa che illude gli inesperti di trovare un ridosso, come la ricerca della liquidità in questi mercati.

Bisogna rimettere la barra del timone nelle mani dell'intelligenza e della capacità di gestione, liberandola da piloti automatici in cortocircuito e dagli elastici che spingono alla straorza! Con le vele in bando e il vento di prua si finisce sugli scogli e si rischia di perdere barca e carico. Superata la tempesta, sono convinto che imprenditori e i lavoratori manterranno l'orgoglio di appartenenza alla filiera così come i nostri risparmi troveranno nuovi indirizzi diversi dai fondi mobiliari aperti UCITS: si orienteranno su ETF esplicitamente “acefali” e verso “fondi chiusi” in autentica delega al gestore, liberato da condizionamenti di ossessiva continua ricerca di liquidità.

(Managing Partner di Electa Ventures)

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