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Restartup, come reinventare un’azienda. Ecco il “manuale”

Per anni nel mondo dell’impresa è stata dominante la retorica del piccolo è bello, oggi anche a causa della crisi che ha messo fuori mercato molte piccole aziende comincia a diffondersi un pensiero alternativo. Scopri quale.

di Alberto Annicchiarico


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2' di lettura

La retorica del piccolo è bello e dell'imprenditorialità diffusa ha inquinato il dibattito sul futuro delle imprese italiane per troppe stagioni. Una bella mattina qualcuno si è finalmente svegliato ed ha capito che, con quello che succedeva là fuori, forse non era più il caso di insistere. Non per tutti basta avere compreso, perché a volte la realtà non fa complimenti e dice che si è fuori tempo massimo. «È cambiato tutto», si legge nelle prima pagine di Restartup, il libro di Andrea Arrigo Panato dedicato alle Pmi. E quindi?

«Per molti anni ciò che veniva chiesto a un imprenditore era di saper produrre. Finanza, marketing, linee straniere… nulla contava più del saper lavorare in fabbrica e delle ore passate con i suoi operai. Poi improvvisamente è cambiato tutto: l’euro, la Cina, Internet e ancora gli arabi, Dubai, l'innovazione». Risultato: dopo qualche tempo tante piccole imprese si sono scoperte vecchie e fuori mercato, alle prese con i debiti, circondate da competitor stranieri molto aggressivi.

Il libro, però, guarda al futuro e rifugge da un approccio pessimista o rassegnato. Per molti imprenditori può ancora iniziare un cammino, certamente impegnativo, quasi di conversione, eppure tale da portare al successo. La formula suggerita dall'autore in quasi 200 pagine dense di suggerimenti ma anche di provocazioni, è quella di non accontentarsi e di iniziare a ragionare come startup, per innovare davvero e tornare a fare impresa. «L’obiettivo è dare alle aziende una visione» ed evitare un grande rischio, «quello di affrontare un mercato nuovo con modelli di business vecchi, di sentirci innovativi per avere acquistato un nuovo software o un nuovo impianto, ma non per l'uso che ne facciamo», scrive Panato.

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Una delle tesi del libro è che spesso le Pmi hanno la percezione di dover cambiare ma sono sempre tentate dal rimandare delle scelte legate a momenti di discontinuità strategica e familiare che in un mercato dinamico sono ormai molto frequenti. Uno stimolo può arrivare da alcune domande, che a prima vista possono sembrare un po’ brutali, ma che danno il senso dell’obiettivo che si pone l'autore: la tua impresa è attraente per i clienti? E per i collaboratori? E per i fornitori? E per gli investitori?
E poi c'è una questione culturale, grossa come una casa: «Riscoprire e ridefinire la nostra identità, l'identità delle nostre imprese, delle nostre città, della nostra scuola. Tornare a focalizzarci su quello che sappiamo fare o che vorremmo diventare, senza distrazioni, con il coraggio di tornare a fare le cose difficili».

Il libro attraversa nei suoi nove capitoli, inframezzati da 16 interviste, e un’appendice (“Dieci cose che possiamo imparare da un costruttore seriale di startup”) i temi della discontinuità strategica, delle nuove sfide, del modello di business e del passaggio generazionale, della consulenza, della nuova finanza. Non ambisce a essere un manuale. Ma può diventarlo, per la quantità di spunti, per la freschezza e lo stile diretto con cui è scritto e per il coraggio di ricominciare a fare impresa (senza nascondersi nulla) che vuole trasmettere.

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(Andrea Arrigo Panato, Restartup, Egea, 26 euro)

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