in 24 mesi

Resto al Sud a passo lento. In Campania metà delle imprese

Sono 4.642 le idee finanziate. Presentate 11mila domande per l’incentivo che vuole frenare l’emigrazione giovanile. Mobilitati 147 milioni sui 1.250 di dote prevista

di Vera Viola


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4' di lettura

Nelle regioni del Mezzogiorno muovono i primi passi 4.642 nuove imprese: sono quelle promosse dagli aspiranti imprenditori che hanno aderito al programma “Resto al Sud” e che sono state approvate da Invitalia. La misura introdotta con decreto legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito nella legge 3 agosto 2017, n. 123, più volte modificata, punta a frenare l’emigrazione giovanile fornendo l’opportunità di avviare nelle regioni del Centro Sud iniziative imprenditoriali. La risposta dei destinatari degli incentivi (gli under 46) e le attività avviate ad oggi (4.642) di certo non corrispondono alle previsioni ottimistiche espresse in partenza, essendo state attivati investimenti per 311 milioni a fronte di una dote di 1.250 .

Ma è anche vero che, nel bilancio dei primi due anni (da gennaio 2018, quando la misura è diventata operativa, a febbraio 2020) va rilevato il numero consistente di domande presentate (11.583) o in via di elaborazione (14.481), nel senso che i proponenti ci stanno lavorando e ne presenteranno buona parte . Solo le presentate potrebbero mettere in moto investimenti per 772 milioni. Insomma, nei prossimi mesi potrebbe esserci una accelerazione. Il vero bilancio sarà possibile solo

sul medio lungo periodo, quando si potrà valutare quante imprese saranno sopravvissute alla fase iniziale e saranno in grado di autosostenersi.  Resto al Sud può offrire un pacchetto di sostegni molto corposo: finanziamento a fondo perduto pari al 35% delle spese per l’avvio di un’attività di impresa. Il rimanente 65% può essere finanziato con mutuo garantito dal Fondo di Garanzia per le Pmi del Mediocredito Centrale i cui interessi sono coperti con contributo in conto capitale.

I progetti approvati (i 4.642 di cui si è detto) prevedono in totale investimenti per 311 milioni di cui 147 coperti con agevolazioni statali. Stando alle previsioni, dovrebbero creare occupazione per 17.568 persone. In realtà i progetti approvati sono la punta di un iceberg che comprende altre 500 domande circa in istruttoria .

Insomma, poche o tante le proposte presentate e soprattutto quelle approvate? «Dati alla mano, possiamo dire senza essere smentiti che Resto al Sud è una misura di successo che ha consentito a tanti giovani di

realizzare un progetto d’impresa, di partecipare al processo di crescita del Sud e, insieme, valorizzare le bellezze di cui il nostro meridione è pieno – dice Domenico Arcuri, ad di Invitalia –. Puntiamo a incrementare ancora questa domanda di sviluppo continuando ad affiancare e a sostenere chi vuol realizzare la sua buona idea di impresa, creandosi il lavoro e, spesso, dando occupazione anche ad altri. A casa propria, anziché andare a cercare fortuna altrove». I tecnici di Invitalia spiegano: «Provarsi con l’elaborazione di un progetto di autoimprenditorialità non è facile, pertanto già nella fase di compilazione viene fatta la prima selezione. Quella successiva non è da meno, poiché non verte solo su documenti, ma fa leva anche su colloqui di business assessment». In conclusione, Invitalia calcola che viene approvato il 40% dei progetti di impresa presentati.

La dura selezione si può dire che non scoraggia i proponenti: le loro notifiche hanno registrato un incremento dopo che nel 2019, con una modifica alla norma, l’incentivo di Resto al Sud è stato esteso a persone con meno di 46 anni (prima 35), a professionisti e ai comuni del “cratere sismico del Centro Italia”.

Tra i progetti in rampa di lancio essendo stati finanziati, fanno la parte del leone le imprese turistiche e culturali: sono infatti 2.455, pari al 53% del totale. La ristorazione vince su tutto. Seguono le attività manifatturiere e artigianali (20%). Mentre tra le regioni (Resto al Sud opera anche nel Centro) è la Campania quella che primeggia con il 54,05% (2.509) delle imprese finanziate. Seguita, ma a molta distanza dalla Calabria con 688 imprese neonate, dalla Sicilia con 650. La Puglia resta ferma solo al 4,78% delle approvazioni, ma ciò si spiega poiché ha attivato altre agevolazioni regionali.

Il 59% dei proponenti è costituito da uomini, il 41% da donne. Il 65% degli aspiranti imprenditori ha un diploma di licenza superiore, mentre solo il 19% ha conseguito laurea, master o dottorato. La quota più significativa (34%) si colloca nella fascia di età tra i 30 e i 35 anni. Invitalia, per la gestione di “Resto al Sud” ha siglato numerose convenzioni, con enti locali, enti di no profit e con 82 banche. «Resto al Sud è una grande opportunità per il Mezzogiorno - commenta Felice Delle Femine dg della Banca di credito popolare di Torre del Greco - restare al Sud, è una necessità e il compito delle istituzioni e delle forze produttive, a tutti i livelli, è proprio quello di trattenere le migliori energie nel Meridione».

«L’efficacia della misura è testimoniata dai dati - afferma Luisa Mancinelli Degli Esposti, co-head capital light development & monitoring di UniCredit - che vedono un costante aumento delle domande presentate. Per migliorare ulteriormente l’incisività della misura, si potrebbero mettere in campo iniziative di formazione».

RESTO AL SUD, IL BILANCIO DI 2 ANNI

Due anni di Resto al Sud, l'incentivo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate dagli under 46 nelle regioni del Mezzogiorno. I dati Invitalia tracciano un bilancio dell'iniziativa da gennaio 2018, quando la misura è diventata operativa al 20 febbraio di quest'anno. Dalle domande presentate ai porgetti realizzati, ai soggetti in campo per la realizzazione. Da ottobre scorso i finanziamenti sono stati estesi anche alle aree del Centro Italia colpite dai terremoti del 2016 e 2017.

RESTO AL SUD, IL BILANCIO DI 2 ANNI

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