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Retail, il Covid riduce i canoni a Parigi, Londra e New York

Mancano i turisti e in alcuni casi, come in Madison avenue, i residenti trasferiti agli Hamptons e in Florida per il lockdown. Vivace l’attività d’investimento, con privati a caccia di occasioni redditizie

di Paola Dezza

Londra, le vetrine del negozio Versace aperto a dicembre 2020 nella capitale del Regno Unito

3' di lettura

Spazi che si riducono, retailer che chiudono negozi, mentre il lusso resiste e si espande. È un trend che accomuna le maggiori piazze dello shopping dalle due parti dell’oceano Atlantico. Il ritorno alla normalità è partito dal Regno Unito, dove in aprile secondo le cifre diffuse dall’Office for National Statistics le vendite al dettaglio hanno registrato un sensibile rimbalzo (in Inghilterra e Galles): +9,2%. Aprile ha registrato addirittura un miglioramento rispetto al periodo pre-Covid: i volumi di vendita sono stati del 10,6% superiori rispetto a febbraio 2020.

Una fiammata o un trend stabile? Intanto il fallimento di Top shop ha portato sul mercato l’edificio che il brand occupava in Oxford Circus, messo in vendita da Eastdil per la cifra record di 420 milioni di sterline.

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«Per intere decadi i proprietari hanno avuto il mercato a favore – dicono da Cushman & Wakefield -. Oggi la situazione è cambiata e ad avere il coltello dalla parte del manico è l’affittuario, che può pretendere canoni bassi in fase iniziale del contratto, ma anche ristrutturazioni gratuite. I canoni ultimamente, causa Covid, hanno perso dal 15 al 50%».

Anche in Italia per affittare spazi bisogna essere pronti a cedere sul canone, a meno che non si tratti di vie come Montenapoleone, da sempre ambite dai maggiori brand disposti a pagare senza chiedere sconti.

E il lusso? È andato molto bene in termini di transazioni. Solo in Bond Street i volumi hanno superato 500 milioni di sterline negli ultimi 12 mesi. Le transazioni più recenti includono l’acquisto del building che occupa Chanel (da parte dello stesso affittuario) per oltre 300 milioni di sterline in ottobre come gli acquisti da parte di Ultra high net worth individual dei flagship di Giorgio Armani e Wempe.

A causa della mancanza di turisti vie come Bond Street, Sloane Street, Oxford Street e Regent Street hanno sofferto della scarsità della domanda e dell’offerta immobiliare crescente, mentre location di “quartiere” come Brompton Crosse c Kings Road beneficiano degli acquisti delle comunità locali.

La disponibilità è alta: in Bond Street ci sono 36 shop sul mercato, in Oxford Street 80, 30 in Regent Street.

Il trend oggi privilegia piccoli spazi e affitti per tempi brevi. «È una sfida affittare un negozio per un milione all’anno, anche perché la domanda per “flagship store” è davvero limitata - dicono dall’ufficio di C&W di Londra -. Non solo. Molte grandi catene retailer stanno razionalizzando il proprio portafoglio. È il caso di marchi come Debenhams, New Look, H&M, Inditex group, Forever 21, Abercrombie and fitch, Victoria secrets. E tanti puntano a cambiare location. Pochi gli ultimi deal in questo senso ma per brand come De Beers, Vaschi jewellers, Versace, Brunello Cuccinelli, Canali, Balenciaga, Nanushka, Mango, Swarovski».

A Parigi il tasso di sfitto è del 10-15% e i canoni prime sono stabili. La domanda è in crescita e anche i nuovi sviluppi stanno anticipando il ritorno dei turisti. Soffrono gli Champs-Elysées, dove i canoni scendono ma restano superiori a 16mila euro al mq all’anno, e il Marais. I canoni più elevati si trovano poi in rue Saint-Honoré e avenue Montaigne.

«A New York Madison avenue è stata colpita dalla mancanza di turisti e dalla partenza dei residenti per la Florida, il Connecticut e gli Hamptons. Per cui oggi la disponibilità è cresciuta del 40% e i canoni scesi del 18% a 7.500 dollari al mq all’anno» dice Eric Le Goff, executive managing director dell’area retail America per Cushman & Wakefield. I canoni hanno tenuto, invece, sulla Fifth avenue (all’altezza di 49th-60th street), scendendo solo del 3,9% in un anno, e al Meatpacking (-7,9%). Brand come Valentino, La Perla, Lacoste e Cartier hanno invece affittato spazi a Soho. «Ma in generale si cercano spazi più piccoli» conclude.

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