commercio

Retail: fatturato visto in calo del 25% a quota 6,7 miliardi

Secondo Scenari Immobiliari l’emergenza Covid-19 avrà un impatto pesante sul settore del commercio, piccoli negozi in prima linea

di Paola Dezza

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(Pixtal / AGF)

Secondo Scenari Immobiliari l’emergenza Covid-19 avrà un impatto pesante sul settore del commercio, piccoli negozi in prima linea


3' di lettura

È uno dei due settori, insieme agli hotel, che da subito ha patito l’impatto pesante del coronavirus e delle misure mette in atto per contenerlo. Il coronavirus non ha dunque risparmiato il retail, anzi. Scenari Immobiliari nel consueto rapporto sul commercio prevede quindi un deciso calo del fatturato a livello globale, con un rimbalzo positivo nel 2021. Nei numeri, in Italia, dopo un 2019 in crescita a 9,2 miliardi di euro (+3,4%), il fatturato previsto in calo a 6,7 miliardi nel 2020.

In Europa il calo era già iniziato lo scorso anno, quando si è registrato un fatturato di 42,1 miliardi di euro, in calo del 28% sul 2018. «Per il 2020, anche a causa della crisi sanitaria del Coronavirus, si prevede un’ulteriore contrazione degli investimenti del 30% in Europa e del 25% in Italia - recita il report “Shopping 2020” -. Una veloce ripresa potrebbe arrivare anche nella prima metà del 2021».

A livello europeo il calo è partito già cinque anni fa. I primi a rallentare sono stati i mercati più importanti, come Gran Bretagna e Germania. Successivamente si sono registrati andamenti disomogenei tra i diversi Paesi che hanno favorito quelli dell’area mediterranea quali Spagna, Portogallo e Italia e penalizzato invece alcuni più a nord, con una disparità correlata principalmente alla crescita delle vendite online. La contrazione degli investimenti è dovuta a un eccesso di offerta che si è avuta negli anni precedenti e da cambiamenti importanti nei gusti e nelle modalità di acquisto dei consumatori.

L’attività di sviluppo e adeguamento immobiliare dei centri commerciali in Europa ha visto negli ultimi tre anni interventi realizzati per una superficie complessiva di oltre 4,2 milioni di mq, suddivisi tra nuovi sviluppi (1,6 milioni di mq), riqualificazioni (0,925 milioni di mq) e ristrutturazioni e/o ampliamenti dell’esistente (1,68 milioni di mq). In progetto ci sono iniziative per oltre 5,27 milioni di mq di superficie che dovrebbe essere interessata da proposte che prevedono il completamento tra il 2020 e il 2023. La quota maggiore è quella dei nuovi sviluppi che dovrebbe apportare allo stock oltre 2,56 milioni di mq.
«Tra i Paesi a maggior sviluppo spicca l’Italia, con una quota complessiva nettamente superiore a quella degli altri mercati e pari a 1,46 milioni di mq, composti in prevalenza da nuove realizzazioni, per circa 790mila di mq» si legge nel report.

«Questi interventi – commenta Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – sono a rischio, visto che molti fondi e investitori istituzionali cambieranno l’asset allocation degli investimenti per i prossimi anni. Il commerciale non è più considerato anticiclico».

La piccola distribuzione
I negozi stanno soffrendo, in modo particolare la crisi del coronavirus. Fatta eccezione per alcuni piccoli negozi di alimentari, che tengono aperto anche durante questa crisi e si sono attrezzati per consegne a domicilio, buona parte delle saracinesche abbassate, i consumi sono ridotti e molti commercianti stanno chiedendo riduzioni dei canoni per far fronte alle difficoltà attuali. Secondo Breglia una parte di negozi probabilmente non riaprirà con l’estate.
Sul fronte delle quotazioni, dopo un andamento in discesa pressoché ovunque fino al 2015, sia per la grande che per la piccola distribuzione, dal 2016 è ripreso un ritmo di crescita moderato, più veloce nei canoni di locazione rispetto ai prezzi medi di vendita, con conseguente contrazione dei rendimenti.

«In Italia le quotazioni della piccola distribuzione hanno avuto andamenti molto differenziati da città a città - si spiega nel report -. Milano e Roma hanno mostrato una sostanziale tenuta dei prezzi medi di vendita e dei canoni di locazione nelle zone centrali, mentre hanno sofferto di più nelle aree semicentrali, rimaste nella capitale sotto i livelli del 2010. Allo stesso modo le quotazioni della periferia si sono mantenute nella curva decrescente, anche in questo caso con maggiore pendenza negativa sul territorio romano. Venezia e Firenze hanno mantenuto una crescita costante nelle vie centrali, mentre in quelle semicentrali e periferiche la decrescita è stata più incisiva. Torino ha recuperato i livelli del 2010 soltanto nell’anno appena trascorso ed esclusivamente per le aree centrali, il semicentro e la periferia sono rimaste in campo negativo. Per le altre città, Bari, Bologna, Genova, Napoli e Verona la curva è rimasta in discesa per tutto il periodo e in tutte le zone».

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