ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùinnovazione

RetailTune, la startup italiana che collega gli utenti del web al negozio fisico

di Biagio Simonetta


default onloading pic

3' di lettura

Da anni si parla di come l'eCommerce stia cambiando le nostre abitudini d'acquisto, oltre che il mondo del retail. Un tema strettamente connesso a questa evoluzione è il digital marketing. Le piattaforme digitali che spingono all'acquisto online sono centinaia, e hanno disegnato nuovi paradigmi dell'advertising.

Qualche volta, però, le intersezioni fra digitale e analogico sembrano poter fare il percorso inverso. E in questo senso si colloca il lavoro di RetailTune, una silver start-up nata due anni fa, che propone una piattaforma digitale abbastanza singolare.

RetailTune, come spiega al Sole24Ore il Ceo e Founder della società Claudio Agazzi, «intercetta l'utente che entra in contatto con il brand sul sito, sullo store locator, sulle piattaforme quali Google My Business, Facebook, Bing, WeChat, Baidoo e altre ancora e fornisce all'utente stesse informazioni di tre livelli: posizione dello store, disponibilità del prodotto nello store e reason why, ossia perché è conveniente andare nello store. Ad esempio promuovendo il prodotto con un'offerta, informando della presenza dell'evento in quello store, garantendo la collaborazione di una personal shopper ».

L'idea di base, dunque, è il rimando dal digitale allo store fisico, in un'operazione di multicanalità che sta riscuotendo molto interesse. Quello che manca in questo caso, secondo Agazzi, «è la cultura da parte delle aziende di comunicare a livello locale. Assurdo se pensiamo che la quasi totalità dei brand vendono localmente in negozi diretti o in multimarca».

Così RetailTune attiva azioni come il prenotare il capo nello store, essere informati del ritorno in disponibilità nello store di un capo mancante oppure attiva azioni dirette come la possibilità di avviare una conversazione tramite Whatsapp.

Per il retailer, inoltre, l'applicazione fornisce anche una serie infinita di dati analitici come il tasso di capienza dello store rispetto al pubblico vicino interessato al prodotto, la portata e quindi la brand awareness di ogni singolo store e tante altre informazioni. L'ultima novità è il call tracking, la possibilità di sapere quante telefonate arrivano dal web, il tasso di risposta, gli orari, i tempi.

Ma perché lo store fisico è ancora così importante? Il Ceo di RetailTune non ha dubbi: «I motivi sono tanti. L' L.S.A. un'associazione USA che si occupa di ricerca di mercato in ambito Local ci dice che ancora ora il 90% del fatturato USA è nel brick and mortar, negozio fisico. Questa percentuale in Europa è ancora un po' più alta.

Google stesso si è accorto di questo dato e sta investendo pesantemente in soluzioni Drive to Store dedicate come lo Show Case, la Gallery Extention e soprattutto lo Store Visit. Uno strumento che misura gli accessi allo store di utenti che abbiano attivato una campagna Google. Non dimentichiamoci poi che certi prodotti hanno un appeal differente se comperati nello store.

Un occhiale va provato ad esempio e magari se ne provano a decine prima di decidere. Abbiamo fatto nostro il concetto di Local Digital Marketing specializzandoci su quell'area della comunicazione digitale che si occupa di tutto ciò che è riferito all'attività locale, sia essa negozio di proprietà o rivenditore multimarca».

Questa startup tutta italiana, dunque, si pone obiettivi prestigiosi. E Claudio Agazzi, ci spiega da dove è nata questa idea. «Mi sono reso conto come nessun azienda cogliesse il momento più caldo del processo di avvicinamento di un potenziale cliente al brand dal punto di vista digitale. Fino ad ora le aziende si sono concentrate sul CRM, il software che in teoria detiene le informazioni di clienti acquisiti e potenziali. A mio avviso un errore strategico determinante.

Le faccio un esempio, nella moda solo il 30% dei clienti acquista per più di una volta lo stesso brand, quindi il 70% è un cliente per nulla fedele. Ebbene le aziende mandano mediamente 2 newsletter alla settimana e quindi circa 200 in un anno a persone che difficilmente torneranno ad acquistare e soprattutto entreranno nuovamente in un punto vendita.

Poi le stesse aziende trascurano completamente di coinvolgere il prospect quando questo entra nel sito e si interessa attivamente sia al brand che al prodotto. Ora la tecnologia messa a punto da RetailTune permette questa interazione.

Permette di parlare con un utente che ci guarda, che si sta informando e quindi facilita il contatto diretto. Tra l'altro, a mio avviso, questa attenzione che il prospect riceve la inquadrerei in un processo moderno di Loyalty e Care. Se ne parla tanto ma credo che le aziende debbano iniziare a mettere a terra tutta questa energia che il mezzo permette».

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...