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Rete unica, il Governo spinge per un piano condiviso

Il Governo punta al «pieno coinvolgimento» degli operatori alternativi sul progetto di rete unica che dovrebbe svilupparsi sull’asse Tim-Open Fiber. È stato ribadito in un incontro al Mef con gli ad di Sky, Wind Tre e Vodafone

di Andrea Biondi

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Il Governo punta al «pieno coinvolgimento» degli operatori alternativi sul progetto di rete unica che dovrebbe svilupparsi sull’asse Tim-Open Fiber. È stato ribadito in un incontro al Mef con gli ad di Sky, Wind Tre e Vodafone


2' di lettura

Il Governo punta al «pieno coinvolgimento» degli operatori alternativi sul progetto di rete unica che dovrebbe svilupparsi sull’asse Tim-Open Fiber. E con questo obiettivo agli ad di Sky Italia, Wind Tre e Vodafone, ieri mattina durante un incontro al ministero dell’Economia è stato ribadito il messaggio: l’intenzione è quella di accelerare sulla realizzazione di una società unica per l’implementazione della rete in banda ultralarga in Italia, ma con la piena condivisione degli altri operatori. Tutto questo prendendo in seria considerazione l’idea, anche, di poterli avere «a bordo».

Sul progetto della società unica della rete (AccessCo) in cui far “sposare” Tim e Open Fiber, – o per dire più correttamente FiberCop (e quindi asset Tim uniti in parte ad asset di Fastweb con la partecipazione del fondo Kkr) e la controllata di Enel e Cdp – ieri Maximo Ibarra, Jeffrey Hedberg e Aldo Bisio sono stati ricevuti al Mef in un incontro cui dall’altra parte erano presenti Luigi Carbone, capo di gabinetto del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, il segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri Roberto Chieppa e Francesco Fortuna, capo di gabinetto del ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli.

Anche dallo schieramento degli interlocutori i tre ad hanno sicuramente avuto un feedback di grande attenzione del Governo per questo progetto di creazione di una società unica della rete il cui obiettivo è stato più volte indicato nella necessità di far uscire l’Italia dalle secche del ritardo digitale che ogni anno, peraltro, è ribadito dal rapporto Desi dell’Unione Europea.

È vero che quel ritardo affonda per gran parte (e in misura sempre crescente) le sue radici nel gap delle competenze digitali più che nella mancanza di infrastrutture. Ma dall’altra parte gli stessi dati in arrivo da Bruxelles segnalano come nelle velocità sopra i 100 Mbps (e fino a 1 Giga) le connessioni coprano solo il 30% degli italiani, contro il 44% della media Ue, con una diffusione del servizio ancora più risicata visto che le famiglie con abbonamenti ad almeno 100 Mbps al 2019 erano il 13% contro il 26% di media Ue.

Il modello Ftth (fibra fino a casa) tendente al Giga è quello su cui i tre operatori – tutti e tre clienti di Open Fiber – spingono e rappresenta la prima condizione evidenziata anche ieri nell’incontro al Mef. A questa si uniscono gli altri punti imprescindibili, ribaditi del resto l’altroieri nell’incontro con gli ad di Cdp, Fabrizio Palermo e Tim, Luigi Gubitosi: serve un operatore non verticalmente integrato, capace di garantire condizioni di neutralità e indipendenza.

Concetti insomma reiterati davanti ai rappresentanti della parte governativa da cui evidentemente è trapelata la forte volontà politica di proseguire per arrivare al progetto. Le posizioni sono chiare. Per fare il vero passo in avanti gli Olo stanno però ormai facendo capire di avere necessità di entrare nei dettagli. Il Governo ha incassato l’ok all’idea di fondo del piano, con Sky, Wind Tre e Vodafone che non si sono dette contrarie. Anche eventualmente all’idea di salire «a bordo». Esaurito il momento dello studio e delle intenzioni, ora però c’è da passare agli atti pratici. E lì diventa tutta un’altra partita.

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