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Rete unica, Grillo attacca Open Fiber e chiede a Cdp di salire in Tim

In questo modo, dice Grillo, “avremmo la maggioranza di Tim per avviare la creazione di un'unica società integrata rete mobile, 5G, banda ultra-larga. Evitando che due soggetti con partecipazioni statali (cioè Tim e Open Fiber, che hanno entrambe Cdp come azionista) si facciano la guerra”

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(REUTERS)

In questo modo, dice Grillo, “avremmo la maggioranza di Tim per avviare la creazione di un'unica società integrata rete mobile, 5G, banda ultra-larga. Evitando che due soggetti con partecipazioni statali (cioè Tim e Open Fiber, che hanno entrambe Cdp come azionista) si facciano la guerra”


3' di lettura

«Cambiare subito l'amministratrice delegata di Open Fiber che non è all'altezza, fare entrare Cdp in Tim con un'ulteriore cifra del capitale che deve essere pari a quella di Bollorè e, dalla posizione di forza di Cdp proporre ai francesi di vendere».

Sono le proposte di Beppe Grillo, sul suo blog, per procedere alla realizzazione di una rete unica in fibra ottica in Italia. In questo modo, dice Grillo, «avremmo la maggioranza di Tim per avviare la creazione di un'unica società integrata rete mobile, 5G, banda ultra-larga. Evitando che due soggetti con partecipazioni statali (cioè Tim e Open Fiber, che hanno entrambe Cdp come azionista) si facciano la guerra». Per questo progetto, continua Grillo, «il ceo di Cdp Fabrizio Palermo, è pronto a spiegarne i dettagli?».

Grillo sottolinea, a monte di queste conclusioni, «il completo fallimento dell'operazione Open Fiber, la società che avrebbe dovuto spingere la digitalizzazione e lo sviluppo della fibra in tutta Italia».
Enel, azionista al 50% di Open Fiber alla pari di Cdp, «purtroppo non è compatibile con questo progetto, perché pretende di amministrare Open Fiber, comportandosi da 'padre padrone' e non semplicemente da azionista».

Conte: buona idea rafforzare quota Cdp in Tim

Il rafforzamento della quota dello Stato in Tim (tramite Cdp) fino al 25% per consolidare il progetto di realizzazione di una rete unica in fibra ottica in Italia, come proposto da Beppe Grillo, «è una buona idea, è uno dei percorsi che stiamo valutando anche se non posso dare ora soluzioni concrete». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel suo intervento alla festa del Ilfattoquotidiano.it. «La banda larga - ha spiegato Conte sollecitato dal direttore Peter Gomez - è un progetto specificato nel piano di rilancio, certo dire ora che vogliamo salire al 20%, al 25%, al 10% implica passaggi societari, significa confrontarsi sul mercato».

Attualmente i principali azionisti di Tim sono il gruppo francese Vivendi con il 23,94% e Cdp con il 9,89%, segue il fondo Elliott con il 6,98 per cento.

Open Fiber: nostro modello non è fallimentare

Open Fiber risponde al post di Beppe Grillo di oggi sulla rete unica e sul fallimento del progetto sulle aree bianche: «Ci sembra chiaro - scrive la società - che è stato male informato. Se davvero si trattasse di un progetto fallimentare, Open Fiber non incasserebbe una dietro l'altra partnership di peso, Vodafone, WindTre, Fastweb, Tiscali, Sky, Orange, solo per citarne alcune, con soggetti di grandissimo livello sia nazionale, sia internazionale che scelgono di puntare sulla sua rete Ftth (Fiber To The Home) di ultima generazione. E ancora, se davvero fosse “fallimentare”, perché questo evidente interesse di aziende (Tim) e di grandi fondi infrastrutturali ad investire nel progetto o ad acquisirlo a caro prezzo? Forse perché invece in meno di tre anni ha coperto un terzo del Paese diventando la terza rete in fibra ottica in Europa dopo Telefonica ed Orange (la prima gestita da un operatore wholesale only) con 8,6 milioni di unità immobiliari già cablate ed un piano di risorse per portarla, con questo passo, ad oltre 20 milioni di case in tre anni. Un progetto alla cui costruzione lavorano oggi oltre 10 mila persone».

Tra l'altro, Open Fiber sottolinea che «ci sono ritardi sullo sviluppo nelle aree bianche, prive di connettività a causa di decenni di mancati investimenti». Ritardi «in parte derivanti dalla guerra legale avviata da Tim al progetto e da una burocrazia che blocca qualsiasi iniziativa sul territorio. Ma alla fine 2022 il 92% delle Unità immobiliari previste dal grande piano Bul sarà connesso, con una coda nel 2023 per l'8% delle unità immobiliari residue».

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