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«Rete unica risponde meglio a esigenze di sicurezza, per Cdp funzione equilibratrice»

L'intervista ad Adolfo Urso, presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza, dopo la presentazione del piano di Tim

di Simona Rossitto

Adolfo Urso, presidente del Copasir

5' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il progetto illustrato da Tim al Copasir risponde ai criteri richiesti dal Comitato, «anche perché prevede l arealizzazione di una rete a controllo pubblico che meglio corrisponde alle prioritarie esigenze di sicurezza nazionale oltre a dare garanzie per il completamento della rete in tempi congrui evitando le duplicazioni». È il punto di vista di Adolfo Urso, presidente del Copasir, intervistato da DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) dopo la recente audizione di Labriola e la presentazione al mercato, da parte del manager, del piano dettagliato di separazione dell'attuale gruppo Telecom Italia.

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In questo contesto un soggetto come Cdp, prosegue Urso, «può svolgere quella funzione equilibratrice che garantisca una governance adeguata, anche da un punto di vista della sicurezza delle infrastrutture e del sistema Paese». Inoltre, va sviluppata una politica nazionale di connessione dei cavi sottomarini e terresti:«fondamentale è il ruolo di Sparkle così come lo sviluppo dei data center nazionali e del cloud nazionale della Pubblica amministrazione». Un progetto, quest'ultimo, a cui bisogna imprimere «la massima accelerazione».

Il contesto geopolitico suscita preoccupazioni per lo stato delle nostre infrastrutture critiche comprese quelle delle tlc. Avete avuto rassicurazioni da Tim rispetto alla protezione delle reti?

Su questi temi il Copasir si è espresso con chiarezza anche nella relazione annuale al Parlamento del 9 febbraio e abbiamo successivamente audito per due volte in pochi mesi il nuovo ad di Tim Labriola. Il progetto che ci è stato illustrato risponde a questi criteri, anche perché prevede la realizzazione di una rete a controllo pubblico, che meglio corrisponde alle prioritarie esigenze di sicurezza nazionale oltre a dare maggiori garanzie per il completamento della rete in tempi congrui evitando ulteriori duplicazioni. Come abbiamo appunto affermato nella nostra relazione al Parlamento, auspichiamo una "politica strategica della rete. Da un lato questo obiettivo rientra a pieno titolo nel raggio d'azione presidiato dai poteri speciali esercitabili dal Governo perché le infrastrutture digitali e le reti di comunicazioni sono arterie vitali del nostro sistema Paese e non possono subire interferenze o aggressioni che avrebbero un indice di pericolosità assai elevato. Dall'altro lato, è in gioco la stessa sovranità tecnologica nazionale e, in generale, il ruolo che lo Stato riveste nella frontiera digitale". Occorre, quindi, procedere senza indugi contemperando le esigenze di sicurezza nazionale con lo sviluppo e la competitività del sistema. Le risorse del Pnrr possono servire allo scopo. In questo senso, la presenza di un soggetto come Cdp può svolgere quella funzione equilibratrice che garantisca una governance adeguata, anche da un punto di vista della sicurezza delle infrastrutture e del sistema Paese. Inoltre, va sviluppata una politica nazionale sulla connessione dei cavi marittimi e terrestri. In tale contesto fondamentale è il ruolo di Sparkle, così come lo sviluppo dei data center nazionali e del cloud nazionale della Pubblica amministrazione. Se avessimo recuperato in una logica nazionale anche la proprietà di Interoute sarebbe stato più chiaro il disegno strategico. L'Italia può diventare un tassello decisivo della economia digitale occidentale.

Vi siete confrontati anche con l'Acn, l'Autorità per la cybersecurity nazionale, in che direzione sarebbe auspicabile muoversi in chiave di difesa da possibili attacchi?

In attuazione dei compiti istituzionali che le sono stati attribuiti, l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha pubblicato la "Strategia Nazionale di Cybersicurezza". Si tratta di un documento redatto in considerazione delle nuove forme di competizione strategica che connotano lo scenario geopolitico attuale e che hanno reso necessario incrementare le iniziative nazionali in materia di sicurezza cibernetica, nonché rivedere la concezione dell'architettura italiana su questo tema. Uno degli aspetti di maggiore riflessione all'interno del Comitato è stato costituito dal rapporto tra la nuova disciplina introdotta dal decreto legge n. 82 del 2021 che ha istituito l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) ed il quadro di riferimento dettato dalla legge n. 124 del 2007. Se, infatti, il citato decreto-legge non ha operato modifiche che sono intervenute direttamente nella legge n. 124, è però innegabile che sussiste una interconnessione determinata dal fatto che la sicurezza cibernetica rientra nell'area che copre la sicurezza nazionale. L'esigenza di colmare il ritardo del nostro ordinamento rispetto a quelli esteri maggiormente evoluti e di regolare le possibili implicazioni legate ad un processo di digitalizzazione in questo settore - divenuto incalzante e rapido, anche a seguito della fase di pandemia - ha sollecitato il Governo a intervenire sull'assetto normativo tramite norme di rango primario. Ma è necessario procedere con maggiore celerità, la Russia potrebbe scatenare un attacco cibernetico su vasta scala e il nostro Paese è uno dei principali target, proprio perché anello decisivo della difesa europea e occidentale. Va, inoltre, chiarito quali siano le competenze della cyberdefence e quali quelli della intelligence. In ogni caso occorre definire le modalità di risposta rapida ed efficace anche nel quadro della Alleanza Atlantica. Penso che uno dei campi su cui si possa misurare da subito la cosiddetta Difesa europea sia proprio quello della cyberdefence, perché in questo dominio i confini non hanno senso e le modalità di difesa e di attacco necessitano di azioni comuni, condivise.

Gli strumenti approntati, compreso il Cvcn, Centro di valutazione e certificazione nazionale, sono sufficienti per fronteggiare possibili future cyber war?

Il Cvcn, originariamente istituito presso il ministero dello Sviluppo Economico e trasferito all'interno dell'Acn, avrà il compito di valutare la sicurezza di beni, sistemi e servizi Ict destinati a essere impiegati nel contesto del Perimetro e che rientrano nelle categorie previste dal Dpcm 15 giugno 2021. Oggi, più che mai, è importante definire una capacità europea di difesa cibernetica, e l'Italia che è partita in ritardo, è chiamata a recuperare e a fare la sua parte. La sicurezza cibernetica rappresenta il primo e più significativo livello di cooperazione possibile.

Un altro tema molto caldo dal punto di vista della sicurezza è quello del cloud e del Polo strategico nazionale. Come cercare l'equilibrio rispetto all'esigenza di tutelare la sicurezza dei dati?

Dobbiamo compenetrare le esigenze della sicurezza nazionale con quelle dello sviluppo tecnologico e della economia di scala. Un equilibrio necessario di cui noi stessi siamo consapevoli. Procedere con realismo, quindi con gradualità, ma senza indugi, sulla strada della autonomia strategica nazionale ed europea. Sia ben chiaro che i dati debbano restare sempre in nostro possesso e che ogni architettura debba garantirci anche rispetto a quanto prevede il digital service act, il regolamento che imporrà alle "Big Tech" una maggiore responsabilità sui contenuti illegali o nocivi che circolano sulle loro piattaforme e che comprenderà interventi avverso la disinformazione online. Sfuggire alla morsa cinese è vitale, ma bisogna comunque preservare la nostra sovranità digitale. In questo senso, già nella relazione del Copasir al Parlamento del 9 febbraio affermavamo che "la realizzazione, avvalendosi di strumenti sotto il completo controllo pubblico, preferibilmente facendo ricorso a tecnologia europea pur nella consapevolezza di un importante deficit in tale ambito, di un Polo strategico nazionale (Psn) destinato ad ospitare dati e servizi digitali strategici del Paese, unitamente al presidio rappresentato dalla neocostituita Agenzia per la cybersicurezza nazionale, rappresentano elementi indispensabili affinché il necessario processo di digitalizzazione del Paese si svolga con la massima tutela della sicurezza nazionale. Risulta pertanto necessario imprimere la massima accelerazione alla realizzazione del Psn.

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