fase 2 nelle universitÀ

Rettori prudenti su riapertura a luglio: solo nei territori sicuri

Saracco (Politecnico Torino): meglio dire che tutto l’anno prossimo sarà digitale

di Eugenio Bruno

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Saracco (Politecnico Torino): meglio dire che tutto l’anno prossimo sarà digitale


2' di lettura

Il restart delle università potrebbe essere più lento del previsto. Interpellati dal ministro Gaetano Manfredi sulla bozza di linee guida messe a punto per il «Post lockdown» (su cui si veda Il Sole 24Ore del 17 aprile), i rettori chiedono prudenza e flessibilità. Oltre che risorse per adeguare aule e infrastrutture digitali e acquistare dispositivi di protezione.

Nel parere che il presidente della Crui, Ferruccio Resta (Politecnico di Milano) ha inviato ieri al responsabile dell’Università viene espressa «condivisione» per le proposte del ministro su Fase 2 (fino al 31 luglio) e Fase 3 (dal 1° settembre al 31 gennaio 2021), seppur accompagnata da alcuni distinguo. A cominciare dalla «grande attenzione» invocata quando - a luglio - si proverà a svolgere in presenza alcuni esami e sedute di laurea. Qui il suggerimento è di differenziare caso per caso. Un punto a cui il rettore di Bergamo e coordinatore dei rettori della Lombardia, Remo Morzenti Pellegrini, tiene molto avendo vissuto finora al centro del contagio: «In Lombardia alcuni atenei hanno già deciso di proseguire con la sospensione delle attività accademiche in presenza oltre la prossima estate. Nella mia università decideremo la settimana prossima, ma siamo già orientati a prorogare la sospensione, auspicando altresì che si tenga conto, nelle linee guida ministeriali, della imprescindibile necessità di differenziazione in funzione delle dinamiche della situazione epidemiologica a livello territoriale e delle caratteristiche della comunità universitaria, per un ritorno in presenza nelle sedi e universitarie solo in assoluta sicurezza».

Guardando al nuovo anno accademico la Crui apprezza la scelta di Manfredi a favore di una didattica mista presenza/distanza per il primo semestre. Ma c’è anche chi, come il rettore del Politecnico di Torino, Guido Saracco, chiede di andare oltre. Nel ricordare il contributo che il suo ateneo sta dando in vista della riapertura del Paese con il sito www.impreseaperte.polito.it, Saracco sottolinea che il problema della ripartenza in sicurezza è comune a tutti i settori. «Al Politecnico, quando finirà il lockdown, rientreranno a turni di 300 per volta tra ricercatori, docenti e assegnisti (più o meno un ottavo del personale totale), tutti dotati di mascherina e della formazione adeguata. Così riavvieremo la macchina della ricerca». E gli studenti? «Non se ne parla fino a settembre. Per noi che abbiamo il 15% di studenti che vengono dall’estero e il 45% da fuori regione è impensabile pensare al primo semestre con tutti in presenza. Sarebbe meglio dire che siamo pronti a garantire tutto l’anno in digitale».

Su una linea prudente si muoverà anche la Federico II di Napoli. Tant’è che rettore Arturo De Vivo sta pensando per le attività in presenza di dare la priorità alle lauree magistrali o che richiedono attività di laboratorio, riservando la turnazione alle triennali. E cercando di limitare gli spostamenti dei fuorisede.

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