tribunale di roma

Revenge porn, la vittima può perdere l’incarico lavorativo

Il responsabile della sede estera di un’agenzia governativa italiana si è visto revocare l’incarico in loco perché un video erotico che lo ritraeva era stato pubblicato su YouTube (e poi tolto, su richiesta della vittima). Il tribunale di Roma ha dato ragione al datore di lavoro: l’accaduto, infatti, ha minato il vincolo di fiducia alla base dell’incarico e l’immagine dell’agenzia

di Marisa Marraffino


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(Svilen Georgiev - Fotolia)

2' di lettura

La vittima di estorsione sessuale, che vede pubblicato a sua insaputa un video che la ritrae in pose oscene, può perdere l’incarico lavorativo.
Il video erotico, seppur tempestivamente rimosso da YouTube, avrebbe leso il vincolo fiduciario del soggetto col proprio datore di lavoro, la sede estera di un’agenzia governativa italiana.

Lo ha deciso la IV sezione lavoro del Tribunale di Roma con la sentenza 9992 dello scorso 14 novembre, che ha respinto il ricorso col quale il lavoratore chiedeva l’annullamento della revoca dell’incarico, di alto profilo. Il video erotico porrebbe infatti il cooperante in una situazione di incompatibilità ambientale, anche se – nel caso di specie – lo stesso risultava essere vittima di una condotta illecita altrui.

All’origine della causa la decisione del datore di lavoro di revocare l’incarico di capo della sede estera a seguito della segnalazione che stava circolando sul web un v ideo che ritraeva il lavoratore all’interno della propria abitazione in atteggiamenti di intimità, senza che l’uomo fosse consapevole di essere ripreso da una webcam. Avvisata dell’accaduto, la vittima aveva segnalato la presenza del video illecito al provider che lo aveva prontamente rimosso.
Il datore di lavoro, a seguito delle giustificazioni del lavoratore, non aveva attivato alcun procedimento disciplinare, ma ne aveva chiesto l’immediato rientro in Italia, pena la revoca dell’incarico. Il lavoratore, pur ammettendo di essere stato vittima di estorsione sessuale, decideva di restare a capo della sede estera dove si trovava, così il datore di lavoro provvedeva a revocargli l’incarico.

Durante la causa presso il tribunale romano il lavoratore si era difeso sostenendo di essere stato vittima di un tentativo di estorsione sessuale per via informatica, probabilmente proveniente dalla Costa D’Avorio, di essersi recato alla polizia postale più vicina per denunciare l’accaduto, ma di aver desistito perché informato sull’alta probabilità dell'archiviazione del procedimento penale a causa della stante la difficoltà di arrivare all’identificazione degli autori dell’estorsione.

Per il giudice del tribunale di Roma,«la semplice ammissione del ricorrente in relazione al video pubblicato sul web della effettiva efficacia lesiva dell’immagine, evidenzia la sussistenza dell'incompatibilità ambientale e il venir meno del vincolo fiduciario posto a fondamento dell’incarico».

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