Nautica

Revoca delle concessioni per due porti turistici di Cattolica

Ucina sulle barricate: «Pronti ad azioni eclatanti»

di Raoul de Forcade

3' di lettura

Per i porti turistici di Marina di Cattolica e Marina Piccola, entrambi situati a Cattolica e facenti capo al gruppo guidato da Gianfranco Malaisi, è scattata la procedura di revoca delle concessioni. È il frutto dell’azione legale del Comune di Cattolica (per conto del Demanio) che si lega al contenzioso ultradecennale in corso tra 24 scali da diporto italiani e lo Stato.

Un duello che nasce dall’applicazione dall'articolo 1, comma 252, della legge 296/2006 (Finanziaria per il 2007) che ha modificato, dal 1° gennaio 2007, i canoni annuali per le concessioni demaniali delle strutture della nautica da diporto, con aumenti fino a cinque-otto volte i canoni fissati all’atto di firma della concessione stessa, applicando retroattivamente la nuova tariffa.

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Nel caso delle due marine di Cattolica, l’atto definitivo è stato rilasciato dopo il 2007, ma i porti erano stati realizzati in base a un pre-accordo che definiva canoni estremamente più bassi di quelli poi richiesti dal Comune, alla luce delle regole cambiate dalla Finanziaria 2007. Contro questa situazione si scagliano sia Ucina Confindustria nautica che Assomarinas, associazione che raggruppa i porti turistici.

«Non bastano – si legge in una nota di Ucina - le sentenze di tribunali civili, corti di appello, Tar, un pronunciamento del Consiglio di Stato e una sentenza della Corte costituzionale a fermare la pretesa dell’Agenzia delle Entrate di fare cassa con i porti turistici, richiedendo il versamento di sovracanoni demaniali non dovuti».


Questo atteggiamento, sostiene l’associazione, «mette a rischio 2.225 posti di lavoro nella portualità turistica, gli introiti dei canoni demaniali versati all'erario da 24 porti turistici, un importante indotto sui territori e crea un serio danno non soltanto d’immagine per la ricettività turistica di tutto il Paese. E adesso arriva, la ritorsione della revoca delle concessioni, che colpisce le prime due società».

Il presidente di Ucina, Saverio Cecchi, aggiunge: «Abbiamo bussato a tutte le porte da anni. Ho scritto al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ma non ho avuto risposta. Ci opponiamo a una vera e propria “esecuzione” da parte a opera degli organi amministrativi dello Stato. Siamo pronti a azioni eclatanti, anche a bloccare il porto di Genova».

Il tribunale civile di Rimini, in prima battuta, ricorda Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, «aveva concesso la sospensiva dicendo che bisognava far riferimento, per i canoni, all’accordo originario di costruzione e gestione; ma l’amministrazione si è impuntata, riuscendo a far revocare la sospensiva e, in più, ha avviato una procedura di decadenza della concessione per mancato pagamento del canone. Eppure le marine hanno sempre continuato a pagare la tariffa concessoria prevista nell’atto originario».

Ucina ricorda, peraltro, che la querelle che interessa i 24 porti, comprese le due marine di Cattolica, è arrivata fino alla Corte Costituzionale che, con una sentenza del 2017, «ha evidenziato come l’aumento dei canoni è possibile (e quindi in assoluto legittimo), ma va esclusa l’applicabilità dei nuovi criteri alle concessioni non ancora scadute che prevedano la realizzazione di impianti e infrastrutture da parte del concessionario, ivi incluse quelle rilasciate prima del 2007».

La suprema corte ha inoltre precisato che gli aumenti «risultano applicabili soltanto a quelle concessioni che già appartengano allo Stato e che già possiedano la qualità di beni demaniali. Nelle concessioni di opere da realizzare a cura del concessionario, ciò può avvenire solo al termine della concessione, e non già nel corso della medesima».

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