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Revocata qualifica di agente di Ps al forestale condannato per diffamazione

Sentenza confermata nonostante la Cassazione avesse sancito la fine del procedimento penale per prescrizione

di Davide Madeddu

Sentenza confermata nonostante la Cassazione avesse sancito la fine del procedimento penale per prescrizione

La riforma del contenzioso tributario scommette su giudici specializzati

2' di lettura

Condotta non idonea, revocata la qualifica di agente di pubblica sicurezza al forestale condannato per diffamazione a mezzo stampa e calunnia dei colleghi.

La vicenda affrontata dal Tar di Cagliari con la sentenza numero 00623/2022 riguarda il ricorso presentato da un agente forestale al quale il rappresentante del Governo aveva notificato la perdita dei requisiti di agente di pubblica sicurezza.

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Tutto era legato ad alcuni procedimenti penali pregressi.

La sentenza

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L'uomo era stato condannato in primo grado e appello per diffamazione e calunnia nei confronti dei colleghi. Fatto che aveva comportato la perdita dei requisiti e quindi lo scioglimento del rapporto di lavoro con la Regione (in Sardegna il corpo forestale e di vigilanza ambientale è regionale). In mezzo, un primo ricorso al Tar e poi al Consiglio di Stato e il pronunciamento della Cassazione che aveva sancito la fine del procedimento penale per prescrizione. Proprio alla luce del pronunciamento della Suprema corte l'uomo, cui era stato revocato anche il porto d'armi per tiro a volo, aveva proposto nuovo ricorso al Tar chiedendo l'annullamento del provvedimento del rappresentante del Governo. Le motivazioni del ricorrente non sono bastate a superare l'ostacolo.

Per i giudici amministrativi il comportamento dell'uomo (alla luce della sentenza di primo grado e della Corte d’appello) «ha senz'altro determinato il venir meno del requisito della buona condotta, sicché - a prescindere dal rilievo che i fatti posti a fondamento della decisione non fossero stati accertati con sentenza passata in giudicato - non può ritenersi inficiata dai precitati profili di illegittimità la decisione assunta dal rappresentante del Governo di revocargli la qualifica di agente di Ps per il venir meno del requisito di affidabilità richiesto sia per l'ottenimento che per la conservazione della qualifica».

Condotta non idonea alla qualifica

Non solo, i giudici ribadiscono che «né è decisivo in senso contrario il richiamo del ricorrente alla sentenza della Corte di cassazione, di annullamento senza rinvio della precitata sentenza di condanna della Corte d’appello penale in quanto, come risulta dall'estratto prodotto dal ricorrente, essa è intervenuta per prescrizione e con espressa conferma delle statuizioni civili di danno, senza dunque incidere sul disvalore delle condotte addebitate».

Poi un altro punto: «Prima di emettere il provvedimento di revoca, infatti, la rappresentanza del Governo ha chiesto, alla questura di Cagliari, informazioni aggiornate sul ricorrente, restando tuttavia sostanzialmente confermato nell'attualità, in relazione all'esito dei giudizi penali nel frattempo conclusi a suo danno, il giudizio di inaffidabilità ai fini dell'adozione dei provvedimenti favorevoli invocati».

Con il risultato che «la decisione assunta si basa su una pluralità di elementi che, nel loro complesso, depongono univocamente nel senso che la condotta non può essere considerata idonea al possesso della qualifica di agente di Ps e del conseguente beneficio di girare armato». Ricorso infondato e respinto.

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