Tribunale Ue

Riabilitato il marchio Chiara Ferragni dopo il no alla registrazione

di Antonio Pollio Salimbeni


Nozze Ferragni-Fedez, in tre giorni milioni di views

3' di lettura

Il Tribunale della Ue ha annullato la decisione dell'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) che rifiuta la registrazione del marchio figurativo «Chiara Ferragni» come marchio dell'Unione europea. Il caso è stato originato dalla richiesta all'Euipo da parte di alcuni imprenditori italiani nel 2015 di registrare, in particolare per alcuni prodotti delle classi 18 e 25 ai sensi della classificazione internazionale, il marchio Ue «Chiara Ferragni» con occhio e sopracciglio nella parte superiore. Una società olandese si era opposta facendo valere un rischio di confusione con il marchio denominativo anteriore «Chiara» registrato nel Benelux nel 2015 per alcuni prodotti, in particolare, della classe 25. Contro la decisione del Tribunale, entro due mesi a decorrere dalla data della sua notifica, può essere proposta un'impugnazione, limitata alle questioni di diritto, davanti alla Corte.

In seguito all'opposizione della società olandese, l'Euipo nel 2017 ha rifiutato la registrazione del marchio figurativo «Chiara Ferragni» come marchio dell'Unione europea, in particolare per «borse, sacche; astucci portachiavi; portamonete, pelletteria» della classe 18 e per tutti i prodotti della classe 25, in quanto sussisterebbe un rischio di confusione tra i segni in questione. Di qui il ricorso degli utilizzatori del marchio «Chiara Ferragni» al Tribunale dell'Unione europea. I titolari del marchio Serendipity srl, Pasquale e Giuseppe Morgese sono stati seguiti dagli avvocati Filippo Garbagnati, Claudio Volpi e Laura Aliotta.

Oggi il Tribunale europeo ha stabilito che il consumatore medio percepisce un marchio come un tutt'uno e che il marchio di cui è stata chiesta la registrazione è «un marchio complesso, composto tanto da elementi denominativi quanto da elementi figurativi». Infatti è composto dai due elementi denominativi «Chiara» e «Ferragni», in caratteri neri stampatello maiuscolo, con le lettere «i» in grassetto, e da un elemento figurativo collocato sopra gli elementi denominativi, che consiste in un disegno che rappresenta un occhio azzurro con lunghe ciglia nere. Queste lunghe ciglia assomigliano alle lettere «i» delle parole «chiara» e «ferragni».

Il Tribunale sottolinea che «il carattere fortemente stilizzato, il colore, la posizione e le dimensioni dell'elemento figurativo sono tali da distogliere l'attenzione del pubblico dall'elemento denominativo, posto, peraltro, nella parte inferiore del marchio richiesto». In sostanza, «l'elemento figurativo del marchio richiesto è almeno tanto distintivo quanto gli elementi denominativi di tale marchio, considerati nel loro insieme». La conclusione è che l'Euipo «ha commesso un errore attribuendo maggior importanza all'elemento denominativo «chiara» rispetto all'elemento figurativo».

Quanto alla somiglianza tra i marchi in conflitto dal punto di vista visivo, fonetico e concettuale, il Tribunale rileva che, sebbene il marchio denominativo anteriore «Chiara» sia ripreso interamente negli elementi denominativi del marchio richiesto «Chiara Ferragni», l'elemento figurativo di quest'ultimo ha un impatto significativo sull'impressione visiva globale. Cosicchè i due segni in conflitto presentano, a tutto concedere, un debole grado di somiglianza visiva. Dal punto di vista fonetico, il Tribunale constata che l'elemento di differenziazione «ferragni», per la sua lunghezza, è più importante rispetto all'elemento di somiglianza «chiara», pur essendo posizionato dopo quest'ultimo. Di conseguenza «i due segni in conflitto presentano un grado di somiglianza fonetica «medio» o addirittura tenue».

Nella cabina armadio di Chiara Ferragni

Nella cabina armadio di Chiara Ferragni

Photogallery14 foto

Visualizza

Il Tribunale afferma, inoltre, che i due segni in conflitto sono diversi sotto il profilo concettuale, dato che il marchio richiesto identifica una determinata persona, mentre il marchio denominativo anteriore si riferisce soltanto a un nome senza individuare una persona specifica.

Per quanto concerne il rischio di confusione tra i due marchi «nonostante l'identità o la somiglianza tra i prodotti, le differenze tra i segni esaminati, in particolare sotto il profilo visivo, costituiscono motivi sufficienti per escludere la sussistenza di un rischio di confusione nella percezione del pubblico». Dal momento che i prodotti in questione sono generalmente venduti in negozi self-service, dove l'acquisto si basa principalmente su una scelta visiva, «le differenze tra i due marchi escludono che i consumatori possano pensare che i prodotti provengano dalla stessa impresa o da imprese economicamente collegate quando sono venduti con i marchi in conflitto». Di qui la convinzione che l'Euipo «ha commesso un errore nel constatare la sussistenza di un rischio di confusione».

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti