decisione l’1 ottobre

Riace, «ineleggibile» il sindaco vicino alla Lega. Il parere del Viminale

Il neosindaco dell’ex borgo dell’accoglienza Antonio Trifoli, eletto alle amministrative di maggio con una lista vicina alla Lega, era ineleggibile in quanto dipendente comunale. È il parere del Viminale

di Donata Marrazzo


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2' di lettura

Ha appena fatto in tempo a sostituire il cartello di “Riace paese dell’accoglienza” con quello di “Riace paese dei Santi medici e martiri Cosimo e Damiano” (che poi sarebbe Cosma, più esattamente) - gemelli martiri, di origini siriane, patroni di medici, chirurghi e farmacisti - che gli è arrivata addosso una tegola del Viminale: il neosindaco dell’ex borgo dell’accoglienza Antonio Trifoli, eletto alle amministrative di maggio con una lista vicina alla Lega, era ineleggibile in quanto dipendente comunale.

Così si è espresso il ministero dell’Interno riguardo alla « sussistenza della causa ostativa all’espletamento del mandato da sindaco», inviando una nota alla Prefettura di Reggio Calabria che ha già comunicato il parere al Consiglio comunale.

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Ispettore della sicurezza a tempo determinato, fino al 27 aprile, Trifoli non avrebbe potuto candidarsi e dunque essere eletto, in base a quanto previsto dal Testo unico degli Enti locali (comma 8 art.60). E invece ha chiesto (e ottenuto) l’aspettativa non retribuita per motivi elettorali, nonostante «un rapporto di lavoro di carattere subordinato, a tempo parziale (26 ore settimanali) e determinato», come si legge nella nota.

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Un pastrocchio amministrativo su cui Maria Spanò, ex candidata sindaco con la lista “Il cielo sopra Riace”, ex assessora ai Lavori pubblici con Mimmo Lucano, indagata nell’operazione Xenia ma mai rinviata a giudizio, ha voluto sin da subito andare fino in fondo. «A seguito del mio ricorso presentato in Prefettura, è stato interpellato il ministero dell’Interno che ha poi inviato il suo parere», spiega Maria Spanò. Sulla ineleggibilità di Trifoli si attende per il 1 ottobre anche la decisione del Tribunale di Locri.

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Intanto, tenendo conto delle osservazioni della Cassazione riportate nel parere del Viminale, dovrà esprimersi il Consiglio comunale: «Ciò che conta, al fine della sussistenza della causa di ineleggibilità – viene ricordato - è la presenza delle condizioni tipiche del rapporto di impiego subordinato, cosi come declinate dalla giurisprudenza amministrativa ed ordinaria formatasi in materia, quali la sottoposizione ad ordini e direttive e l’inserimento del lavoratore nella struttura dell’ente».

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