arte

Riapertura in ordine sparso per i musei viennesi

In Austria con la fase 2 sono poche le istituzioni museali che hanno riaperto dal 15 maggio

di Flavia Foradini

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In Austria con la fase 2 sono poche le istituzioni museali che hanno riaperto dal 15 maggio


3' di lettura

Per i musei austriaci la “fase 2” avrebbe dovuto iniziare il primo luglio. Così aveva annunciato il governo l'11 marzo, ordinando l'immediata serrata totale di tutti i luoghi di cultura e spettacolo.
Poi però la curva epidemica è stata più clemente del previsto, e il 17 aprile un nuovo inaspettato decreto ha concesso ai musei di riaprire dal 15 maggio. Una sorta di fulmine a ciel sereno, visto che durante il primo mese di chiusura erano state disdette o posticipate mostre, il personale era stato mandato in smart working, il programma di prestiti di opere era stato rivisto; e facendo di un problema un'opportunità, i musei avevano avviato ristrutturazioni o riparazioni anche complesse, impossibili o ardue da realizzare in presenza di pubblico. Così, la prima reazione dei grandi direttori dei musei statali al decreto era stato un fermo quanto compatto: “Apriremo lo stesso il primo luglio”.

Schlichter, Rudolf 1890–1955. “Damenkneipe” (Women’s Pub) c. 1925 Watercolour over ink on paper, 60 × 50.9cm. Private collection.

Del resto, era stata la spiegazione, se un'istituzione il cui pubblico è normalmente forestiero anche al 70%, riapre per i soli visitatori nazionali, non potrà che ritrovarsi con bilanci in profondo rosso.
Un'affermazione questa, che a Vienna ha immediatamente acceso un aspro quanto interessante dibattito: “Un museo pubblico vive di finanziamenti derivati dalle tasse pagate dai cittadini. Perché allora non riapre appena possibile, per fornire i propri servizi alla popolazione? O i connazionali sono forse di seconda categoria?”, è stato chiesto da più parti.

“Avere elevate percentuali di pubblico straniero significa che le scuole hanno mancato la loro missione di formazione di adulti interessati anche all'arte e alla cultura?”
Quesiti cruciali, attinenti al ruolo che un ente culturale o artistico gioca nella società in cui opera, e che hanno indotto i principali musei a fare, per quanto possibile, retromarcia, anche se in ordine sparso.
Il 15 maggio hanno riaperto il palazzo Inferiore del Belvedere e il gruppo di musei che fanno capo a Schönbrunn , fra cui il settecentesco castello, il palazzo imperiale col Museo di Sissi, e il Museo del Mobile.

Karl Hofer, Tiller Girls, before 1927, Kunsthalle Emden – Stiftung Henri und Eske Nannen © Elke Walford, Fotowerkstatt Hamburg small

Le nuove indicazioni governative prevedono che ciascun visitatore abbia a disposizione uno spazio di 10 mq, una misura che in edifici storici non concepiti per essere musei, rende difficile accogliere un numero economicamente congruo di persone, e che in una città con un secolare passato imperiale riguarda la maggior parte delle istituzioni culturali.
Finché valgono le misure restrittive, il castello di Schönbrunn dovrà limitare gli ingressi a 1750 al giorno, il palazzo inferiore del Belvedere, a 200: “Se parliamo di grandi mostre, con prestiti di opere di ingente valore, se si vogliono coprire i costi, il periodo di apertura deve poter comprendere almeno 300.000 visitatori” ha spiegato Klaus Albrecht Schröder, direttore dell'Albertina, mentre Klaus Panholzer, direttore amministrativo di Schönbrunn, ha lanciato un appello: “Chiediamo al governo una particolare attenzione alla nostra drastica riduzione di introiti”.

Erna Schmidt-Caroll, Chansonette, c. 1928,Private collection, © Estate Erna Schmidt-Caroll

Le ulteriori condizioni governative per una riapertura richiedono la protezione del personale in contatto col pubblico, la realizzazione di un'apposita segnaletica per i visitatori, mentre è obbligatorio per tutti indossare una mascherina.
Al Belvedere ha riaperto la mostra temporanea “Into the night. Die Avantgarde im Nachtcafe” (Dentro la notte. L'avanguardia nei caffè notturni), mentre il Palazzo Superiore con le collezioni permanenti ripartirà dal primo luglio.

La selezione di oltre 300 opere fra dipinti e disegni, stampe e fotografie, aveva avuto una breve vita prima del lockdown e rimarrà aperta fino al primo giugno.
Il percorso espositivo si addentra nella vita notturna di numerose metropoli, scandagliate dagli anni '80 dell'Ottocento agli anni '60 del Novecento, con scorci artistici colti fra l'altro da Hans Arp e Otto Dix, Henri de Toulouse-Lautrec, Giacomo Balla e Fortunato Depero, o Oskar Kokoschka.
Cabaret e caffè, circoli, sale da ballo e jazz club di Parigi e Londra, Berlino, Roma o Zurigo, firmati da grandi designer e architetti e passati alla storia come luoghi principe delle avanguardie, sono l'ambientazione di un viaggio nelle pieghe più nascoste della vita sociale e il demi-monde di grandi metropoli.
Nomi leggendari come il bohemien Chat Noir, il Cabaret Fledermaus improntato allo Jugendstil, il futurista Bal Tic Tac o il dadaista Cabaret Voltaire, vengono documentati con esempi di arredi e impressioni di atmosfere, grazie a ricostruzioni di ambienti.
Al Belvedere l'affluenza dei primi giorni è stata modesta, ma la direttrice del Belvedere, Stella Rollig, è fiduciosa per il prossimo futuro: “I musei sono luoghi che per loro natura sono meno penalizzati da limitazioni come quelle che dobbiamo applicare ora, perché frequentati da visitatori che hanno già un imprinting culturale, sanno che non si possono avvicinare alle opere, che devono parlare sottovoce e tenere un comportamento misurato, hanno insomma già l'abitudine a conformarsi a delle regole stringenti”.

Il 27 maggio riapriranno il Leopold Museum e l'Albertina, il Kunsthistorisches Museum il 30 maggio, il Museo di Arti Applicate MAK il primo giugno, il Museo di Arte Moderna e contemporanea MUMOK, il primo luglio.

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