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Riaperture, si profila il primo braccio di ferro nel governo Draghi fra Speranza e Salvini

Anche se analoghe misure restrittive sono state prese da altri Paesi europei il conflitto sulla strategia rischia di segnare i giorni di avvio formale del neonato esecutivo

di Nicola Barone

Covid, stop allo sci fino al 5 marzo

4' di lettura

Da una parte la linea del rigore. Dall’altra quella della discontinuità rispetto alla gestione precedente. Si tematizza sulla chiusura degli impianti sciistici il confronto interno alle stesse forze di maggioranza sulle misure anti pandemia, una scelta formalmente resa operativa da un provvedimento del ministro della Salute Roberto Speranza ma con il benestare “sostanziale” di Palazzo Chigi. Del resto, a causa del diffondersi delle varianti, con analoghe azioni (se non più stringenti) si sono mossi altri Paesi europei in chiave preventiva. Tuttavia il conflitto rischia di segnare i giorni di avvio formale del neonato esecutivo.

Gli altolà di Matteo Salvini

In attesa di capire come, dopo il passaggio parlamentare della fiducia, verrà affrontato a livello di cornice il fronte delle restrizioni, è il centrodestra nelle sue varie articolazioni a reclamare un salto «di metodo». Per ora non si va oltre i rilievi critici e la richiesta di «maggiore condivisone» nelle scelte, specie sui tempi. Matteo Salvini invita a mettere fine agli «allarmismi», dice di avere «piena fiducia» nei ministri, ma allo stesso modo chiede che si «cambi qualche tecnico». La comunità scientifica «è piena di persone in gamba».

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Garavaglia: assurdo ministro possa decidere da solo

Ma è sull’ordinanza di Roberto Speranza che ha annullato la riapertura dello sci amatoriale a poche ore dalla programmata riattivazione degli impianti che arriva il duro commento di Massimo Garavaglia, il neo ministro leghista del Turismo: «C’è stato un danno per una scelta del governo e i danni vanno indennizzati». Ha poi aggiunto: «La normativa attuale prevede, per assurdo, che il ministro competente possa prendere le decisioni in autonomia. Evidentemente c'è qualcosa da registrare. Penso che sarà oggetto di discussione. Ad oggi questa è la normativa». Garavaglia ha certificato che lo stop è definitivo («stagione finita») e ha spiegato che «pensare di mettersi in campo dopo il 5 marzo (data di scadenza della proroga dello stop) senza certezze oggettivamente non ha senso».

Dimissioni di Ricciardi, «se non utile mi faccio da parte»

Che non siano state digerite le parole del consigliere scientifico del ministero della Salute Walter Ricciardi non è un mistero. «Chiedono le mie dimissioni? Sono considerazioni che lascio alla politica. Se posso essere utile al Paese con i miei consigli, lo faccio a livello internazionale e lo faccio anche in Italia: altrimenti mi faccio da parte». È la replica alle polemiche scatenate dalle sue dichiarazioni sulla necessità di un lockdown immediato, che non vedono indietreggiare Ricciardi di un millimetro. «C’è una situazione epidemiologica oggi grave, ingravescente e incompatibile con gli assembramenti. È di fatto pericolosa per l’arrivo di queste varianti che sono molto insidiose sia dal punto di vista della contagiosità che anche purtroppo della letalità. E sono pericolose anche per la capacità di sfuggire eventualmente al vaccino, come nel caso della variante sudafricana per AstraZeneca».

Quindi, per il consulente di Speranza «dobbiamo in questo momento serrare un po’ le fila e scegliere una strategia di aggressione nei confronti del virus, non di inseguimento». Quanto allo stop alla riapertura degli impianti sciistici, con una decisione arrivata a poche ore dal semaforo verde programmato, «probabilmente non ha giovato questo passaggio di consegne - dice il consigliere riferendosi alla staffetta - ma di fatto la situazione epidemiologica prevedeva questo tipo di fenomeno già da ottobre-novembre. Infatti quei Paesi che non hanno chiuso gli impianti sciistici sono quelli, come la Svizzera, che hanno fatto penetrare la variante inglese e che in questo momento sono in condizioni peggiori».

Tajani: «Ascoltare il grido di dolore delle imprese»

Non tutti sono in sintonia con questa linea, tra gli stessi esperti vengono nutriti dubbi sugli strumenti da adottare («Se c’è bisogno di mettere un’area in zona rossa va fatto rapidamente, ma evitiamo di continuare a parlare di lockdown nazionale perché c’è qualcuno che è diventato un disco rotto», ammonisce l’infettivologo dell’ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti) soprattutto per le conseguenze sui settori più colpiti economicamente dalla pandemia. Antonio Tajani di Forza Italia spinge il governo ad «ascoltare il grido di dolore delle imprese adottando tutte le misure necessarie per risarcire un settore sull’orlo del collasso». Tornando anche a chiedere di sostituire il commissario all’emergenza Domenico Arcuri con Guido Bertolaso. Una bocciatura alle prime “mosse” dell’esecutivo viene formulata anche da Giorgia Meloni. La leader di Fratelli D’Italia ha convocato la direzione del partito e nella sua relazione proporrà di votare no alla fiducia al nuovo governo.

L’allarme delle Regioni, il Piemonte valuta azioni legali

Anche le autonomie interessate dall’ultimo provvedimento sono sul piede di guerra. Il Piemonte scrive al governo per risollecitare l’attivazione immediata dei ristori «che gli operatori del settore attendono da mesi (parametrati sul modello francese, che prevede un ristoro di circa il 50% dei ricavi annuali, ndr)», ma anche «un ulteriore indennizzo per le cinque false partenze subite dal comparto fin dall’avvio della stagione invernale (la prima per il ponte dell’Immacolata, poi ancora il 20 dicembre, il 7 e 18 gennaio e adesso il 15 febbraio), che hanno causato un aumento dei costi fissi del 20%». Inoltre verrà verificata con l’avvocatura della Regione la possibilità di costituirsi parte civile al fianco dei gestori degli impianti per chiedere indennizzi proporzionati alla quantificazione dei danni.

«Sia chiaro che i veneti il senso di responsabilità ce l’hanno nel midollo spinale: prima viene la salute. Però, è raccapricciante e imbarazzante un’ordinanza sullo sci emanata quattro ore prima della possibilità di riaprire le piste da sci», è stata la reazione stizzita del presidente del Veneto Luca Zaia.

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