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Riaprire le chiese per Pasqua, coro di no alla proposta di Salvini

La proposta del leader della Lega rimane isolata. L' impossibilità di partecipare alle Messe «è un atto di generosità» verso chi cura ed è curato, spiega il cardinale Bassetti

di Nicola Barone

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La proposta del leader della Lega rimane isolata. L' impossibilità di partecipare alle Messe «è un atto di generosità» verso chi cura ed è curato, spiega il cardinale Bassetti


2' di lettura

Riaprire le porte delle chiese per la Pasqua. Non riesce a conquistare nessuno la suggestione buttata lì da Matteo Salvini. Non nella politica, tra i governatori del Nord fiaccati dagli effetti disastrosi dell’epidemia. Non presso i vescovi fermi nel rispetto delle restrizione stabilite dalle autorità a tutela della vita. Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha spiegato che non esiste altra via malgrado il dolore inevitabile che la mancanza del concorso dei fedeli comporterà («in duemila anni di cristianesimo è la prima volta che celebriamo la Pasqua in una maniera così ridotta, e questo, credetemi, è una grande sofferenza per tutti voi, ma anche per noi sacerdoti e vescovi, vostri pastori»).

Fontana: non posso aprire chiese a Pasqua
«Anche volendo non potrei fare niente», si limita a dire il presidente della Lombardia Attilio Fontana spiegando che «è il governo che ha già emesso un suo provvedimento nel Dpcm che dispone che rimangano chiuse, è un provvedimento nazionale». Giulio Gallera, assessore regionale al Welfare parla diplomaticamente di «una bella idea» e tuttavia «un po' rischiosa, salvo che non si riesca a realizzare con solo poche persone per panche e distanziate, ma non è semplice». Assai più esplicito, sulla non appropriatezza dell’ipotesi in questione, è stato invece il governatore del Veneto Luca Zaia. «So che molti cattolici chiedono la riapertura o la possibilità di celebrare la Pasqua. Ma, oggettivamente, ricordo che l'Istituto superiore di sanità disse assolutamente no. Anche perché in letteratura ci sono casi di grandi contagi nelle celebrazioni religiose».

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Di Stefano (M5S): Dio preghiamolo da casa
«Ci manca solo riaprire le chiese e quindi duplicare i casi di contagio. Dio preghiamolo da casa, lasciamo alla scienza dirci come fermare il virus». Così su Twitter il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano blocca sul nascere la possibilità evocata dal leader del Carroccio. «Di stregoni ne abbiamo visti abbastanza con cure che hanno creato più problemi del male stesso». Ironico il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. «È davvero sorprendente questa illuminazione mistica sulla via Padana di Salvini, che ho visto adesso si è innamorato di corone, santi e chiese. Penso che sia nell'ordine naturale delle cose che le processioni e le messe siano ancora tenute sospese». Sulla vicenda si è fatto sentire anche lo showman Fiorello. «Non credo che Dio accetti le preghiere solo da chi va in chiesa. Al supermercato entra una persona per volta, che facciamo in chiesa: il prete dice la messa a un fedele per volta?».

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