L’inchiesta

Ribasso dei prezzi, la guerra tra coop frena l’Ortomercato

Legacoop: «Le società della logistica hanno costi troppo bassi. Serve un faro sui consorzi». Sogemi: il problema è stato risolto. A dicembre aumento di capitale di 270 milioni

di Sara Monaci

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Nell’ortomercato di Milano, con i suoi 700 mila metri quadri di spazio, ci sono 4 mercati: ortofrutta, carni, ittico e fiori. È situato nella zona Sud Est della città

Legacoop: «Le società della logistica hanno costi troppo bassi. Serve un faro sui consorzi». Sogemi: il problema è stato risolto. A dicembre aumento di capitale di 270 milioni


4' di lettura

Nell’area dell’ortomercato di Milano, il più importante d’Italia per movimento merci (un miliardo di transazioni annue per un milione di tonnellate), c’è una guerra sotterranea fra società e cooperative che si occupano di logistica. Non ci si contende ufficialmente gli spazi: le cinque imprese rimaste a gestire le attività di logistica e trasporto (di cui una riammessa dopo un ricorso al Tar) sono entrate vincendo gli appalti banditi dalla Sogemi - la società che gestisce l’area, di proprietà del Comune di Milano - e convivono ogni giorno. C’è però un duro scontro tra imprese a causa del ribasso dei prezzi sui servizi offerti, che rischia di scaricarsi sui lavoratori e di favorire indirettamente le infiltrazioni malavitose. Tanto che già oggi c’è il sospetto, dicono i vertici di Legacoop Lombardia, che costi troppo bassi, marginalità nulle se non addirittura perdite, nascondano in realtà altri tipi di interesse.

Lo scontro nascosto è iniziato nel 2014 tra la Clo, storica cooperativa dell’Ortomercato, presente dal 1936, e il consorzio cooperativo Ageas, nato nel 2010 dal gruppo Gnoli, e che nell’ortomercato fa lavorare la sua consorziata FullService. Lega Coop e Confcooperative Lombardia per difendere le proprie associate dell’ortomercato (Clo e Niente di male coop) da una possibile concorrenza sleale hanno fatto prima un esposto in procura; poi in varie commissioni antimafia del Comune di Milano hanno sollevato la questione (l’ultima volta nel luglio 2018); infine lo scorso ottobre hanno chiesto controlli al tavolo con la Prefettura, durante il quale sono stati esaminati i problemi di alcune società di logistica.

La Ageas-FullService, secondo la tesi degli accusatori, offre prezzi non realistici sul mercato, ben al di sotto dei 21 euro all’ora: cifre che, secondo i calcoli delle cooperative associate a Lega Coop e Confcooperative, non permettono di avere bilanci in pareggio. Falserebbero la concorrenza e trascinerebbero i costi verso il basso. La stessa Clo perde 500mila euro all’anno in questo segmento di attività, dove sono impiegate 100 persone, ma compensa con le altre commesse (il gruppo conta 1.700 addetti). Per Dadda «la Clo è un presidio di legalità, presente da 80 anni». Ed è un po’ per questo che è “invitata” a rimanere.

Altre società, invece, spesso falliscono ogni due o tre. Qualcuna ha fatto confluire le sue attività nel consorzio Ageas, che nel frattempo ha visto fallire altre sue coop. Ageas, contattato dal Sole 24 Ore, non ha risposto.

Un modello che si ripete
Per i vertici delle associazioni di cooperative c’è il sospetto dell’esistenza di un modello collaudato utilizzato per aggirare i controlli, messo in piedi in un centinaio di casi in Lombardia, su cui occorre porre un faro. Tanto per cominciare i consorzi che si formano per vincere le gare sono scatole vuote che servono a schermare le società consorziate. Formalmente i consorzi sono infatti “puliti”. Il consorzio affida poi le attività ad una società cooperativa consorziata, dove scarica i suoi debiti: dall’Iva ai contributi dei lavoratori agli stessi salari. Poi, una volta che i bilanci sono irreversibilmente in rosso, la società fallisce. «Ma intanto - spiega Dadda - ha nuociuto alla concorrenza, costringendola ad una guerra al ribasso, e ha creato un danno alla collettività, perché il mancato versamento dell’Iva è un danno fiscale per tutti».

La società Sogemi controlla la situazione e per i vertici il problema è stato risolto da qualche mese. «Sappiamo che ci sono state sollecitazioni anche recenti, ma Sogemi ha dato vita ad un nuovo bando, che si è chiuso a luglio - spiega il presidente Cesare Ferrero - Le aziende che lavorano qui sono state autorizzate sulla base di nuovi criteri che vediamo adesso rispettati: non ci sono più società che si aggiungono in un secondo momento al consorzio che ha vinto, la composizione non può essere modificata in corso d’opera».

L’attesa della riqualificazione
Nell’ortomercato, situato nella prima periferia a Sud Est di Milano, lavorano circa 1.200 persone, tra addetti alla logistica (circa 500) e grossisti. È un luogo dove si fatica ininterrottamente dalle prime ore del giorno a mezzanotte: lavoratori e venditori ricevono la frutta e la verdura da tutta Italia e dall’estero, in arrivo via terra e via mare, scaricano e caricano di nuovo, allestiscono gli spazi in mostra. Solo gli addetti possono entrare. Sempre più alto è il numero degli stranieri, proprio a causa dell’elevato sforzo fisico.

In quest’area è garantita la più grande varietà di prodotti, in mostra tutta insieme. Vista la struttura da svecchiare, meno tecnologizzata di altre aree private, molti nuovi imprenditori preferiscono crearsi un proprio centro di logistica, come sta avvenendo per la grande distribuzione. Ma, come spiegano gli stessi addetti delle cooperative, lavorare qui è anche un fatto «affettivo», perché significa garantire la varietà dei prodotti alla città.

Ci sono stati ben 8 piani industriali nel giro di 20 anni, e durante il mandato Pisapia si era ipotizzata anche una privatizzazione. Oggi Ferrero dice di aver «preso il meglio dei vecchi piani». A dicembre verrà formalizzato l’aumento di capitale da 274 milioni (tra conferimento di immobili, parte fondiaria e 50 milioni di cassa). Nascerà così entro la fine del 2022 il nuovo padiglione dell’ortofrutta e un’area di logistica dedicata.

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