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Ricariche e incentivi per le flotte rinnovate

I nuovi parametri di gestione per l’immissione di auto ibride nel parco aziendale

di Simonluca Pini

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I nuovi parametri di gestione per l’immissione di auto ibride nel parco aziendale


2' di lettura

Elettrificazione è diventato un termine comune all’interno delle flotte. Sono sempre di più i modelli plug-in hybrid o completamente elettrici presenti nelle car list e richieste dagli utilizzatori o dalle policy aziendali. Questa crescita a doppia cifra dei modelli “alla spina” comporta però una serie di novità per i gestori dei parchi auto. Uno dei punti più importanti arriva dal corretto utilizzo delle vetture ibride plug-in. Infatti i modelli dotati di propulsore termico e motore elettrico, capaci di viaggiare a zero emissioni anche per oltre 50 chilometri, garantiscono i bassi consumi dichiarati dai costruttori se utilizzati con batteria carica.

Al contrario delle auto completamente elettriche, le Phev possono viaggiare anche spinte dal solo motore termico e questo si traduce in auto si muovono quasi esclusivamente grazie al petrolio. Addio quindi al risparmio chilometrico, oltre che a un minore produzione di emissioni inquinanti. Come fare per risolvere il problema? Garantendo sicuramente una facilità di ricarica e incentivando l’utilizzo della “spina”, tramite bonus (o malus) in funzione dell’utilizzo. Il nodo più complesso da risolvere arriva dalla gestione delle auto completamente elettriche, partendo dalla presenza di punti di ricarica all’interno dell’area aziendale ma in particolar modo per quanto riguarda l’utilizzo sulle strade pubbliche.

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Il primo punto può essere risolto affidandosi ad uno dei tanti gestori presenti sul territorio, come Enel X, Alpiq o Be Charge, andando a dimensionare correttamente i punti di carica in relazione al numero di vetture a zero emissioni presenti quotidianamente.

Il secondo nodo, quello legato alla ricarica presso punti su strade aperte al pubblico, richiede una maggiore pianificazione. Sicuramente si dovrà formare l’utilizzatore ad una corretta gestione dell’autonomia e alla pianificazione della carica lungo il percorso, evitando così inutili fermi auto e la conseguente perdita delle ore lavorate dal dipendente.

A questo si aggiunge la fornitura all’utilizzatore di tutte le applicazioni (o le schede) necessarie per ricaricare l’auto. Oltre a ridurre i tempi di carica, si potranno tenere costantemente monitorati i costi per l’acquisto di energia e al tempo stesso le ore collegate alla colonnina.

La strada sempre più intrapresa dalle aziende, in virtù delle offerte proposte dai fornitori di energia, è quella di utilizzare piattaforme flat per la ricarica dei veicoli. In questo modo si ha un maggiore controllo sui costi e al tempo è possibile realizzare con largo anticipo i budget di spesa.

Va detto che le imprese possono anche trovare una via più economica: utilizzare prese a bassa potenza (220, 16 Ampere di tipo domestico) per assicurare il cosiddetto biberonaggio: ovvero un rifornimento “tampone” di energia che permetta di tenere la batteria della vettura carica e restituire al dipendente l’energia spesa per recarsi al lavoro. E questo potrebbe essere anche un bonus/incentivo erogabile a basso costo da parte delle aziende.

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