medie imprese

Ricavi in aumento del 30% per le aziende che gestiscono i rischi

di Carlo Andrea Finotto

3' di lettura

Cresce la platea di imprese che percepisce l’importanza di una puntuale e strutturata gestione dei rischi. Anche perché i risultati testimoniano come la prassi porti dei vantaggi economici non indifferenti. A testimoniarlo è la nuova edizione del report Cineas – il Consorzio universitario non profit fondato dal Politecnico di Milano nel 1987 – realizzato in collaborazione con l’area studi di Mediobanca. La quinta edizione dell’Osservatorio sulla diffusione del risk management nelle medie imprese italiane evidenzia che le realtà dotate di un sistema integrato per la gestione dei rischi ottengono mediamente un terzo degli utili in più rispetto alle realtà che invece ignorano o sottovalutano l’aspetto.

«Il 25,3% delle imprese del campione presenta un sistema integrato dei rischi – spiega Adolfo Bertani, presidente di Cineas – e il dato è in crescita rispetto al 2016 quando si fermava al 17,2%. Il 47,2% delle realtà monitorate ha un approccio segmentato e il 27,5% non ne dispone affatto». Insomma, una buona fetta di medie imprese italiane continuano, probabilmente, a considerare il risk management come una fonte di costi con scarse ricadute positive per l’azienda. Ma i risultati della ricerca Cineas-Mediobanca dicono il contrario: «In termini di performance economiche – sottolinea Bertani – si evidenzia un differenziale di Roi che supera il 30% a favore delle imprese virtuose dal punto di vista della gestione del rischio».

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La quinta edizione dell’Osservatorio sarà illustrata questa mattina al Politecnico di Milano, dove – oltre a Bertani e a Gabriele Barbaresco, direttore Ufficio studi Mediobanca– interverrà anche Alberto Baban, vicepresidente di Confindustria e presidente della Piccola industria. La presentazione della ricerca prevede anche una tavola rotonda con Giuliano Noci, docente di strategia e marketing al Politecnico di Milano, l’illustrazione dei casi aziendali di Isagro, Santini Maglificio sportivo e della start up Wecare, e la presentazione del progetto che Cineas sta portando avanti con Confindustria Bergamo per la diffusione della cultura del rischio.

La ricerca ha coinvolto 272 medie imprese operative nei settori della meccanica, chimica farmaceutica, alimentare, carta e stampa, metallurgia, beni per la persona e la casa. L’identikit restituisce realtà strutturate, con un fatturato medio di oltre 60 milioni di euro e un numero di addetti superiore a 150. Sono, si legge nello studio, «di imprese di proprietà familiare fondate nei primi anni Settanta alla guida delle quali, nella maggioranza dei casi, sono impegnate le prime due generazione».

Il passaggio generazionale è uno degli elementi individuati dalle aziende come un rischio potenziale da gestire. Ma la classifica dell’Osservatorio (basata sulle risposte delle imprese) sui rischi più temuti mette al primo posto la sicurezza sul lavoro, seguita dal cyber risk (la cui percezione è cresciuta di molto negli ultimi anni). Solo in fondo alla classifica il rischio da catastrofi naturali.

«Man mano che ci si sposta verso la gestione di rischi che esulano dall’obbligatorietà legale ma che attengono più propriamente all’attivazione di leve competitive – evidenzia il direttore dell’Ufficio studi di Mediobanca, Gabriele Barbaresco – , si amplia il differenziale in termini di redditività industriale a vantaggio delle imprese che dedicano a essi presidi efficaci. È il caso delle competenze professionali (+8%), degli aspetti reputazionali (+10%), della sicurezza informatica evoluta e protezione dall'hackeraggio (14%) fino al presidio della qualità del prodotto e quindi della sua non replicabilità (+21%)».

Come si tutelano le aziende dai rischi? La soluzione più diffusa è un partner esterno, spesso un consulente; alla compagnia assicurativa si rivolge solo il 28,8% del campione. Del 16,7% che affida la gestione dei rischi a risorse interne, solo il 5,2% ha nel proprio organico un risk manager.

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