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In calo a valore, così come nei volumi. Sul mercato interno ma anche oltreconfine. Per i ricavi dell’industria agosto è un mese “nero”, una frenata a tutto tondo visibile sia nel dato Istat mensile (-0,4% rispetto a luglio) che su base annua, dove la riduzione è del 5%. Calo che porta a questo punto quasi ad azzerare i progressi del 2023, limitato in otto mesi allo 0,3%. Farmaceutica e mezzi di trasporto sono le due sole aree in netta controtendenza, mentre meno tonici, ma comunque positivi, sono gli alimentari e il tessile-abbigliamento . Male invece la chimica, giù di 20 punti, ma in calo a doppia cifra sono anche legno-carta e metallurgia.
Il mese si chiude in terreno negativo sia sul mercato interno (-5,7%) che all’estero (-3,8%) ma a preoccupare è anche la riduzione in volume: -5,5% ad agosto, con il risultato di spingere ancora più in basso (-2,4%) il passivo delle quantità dei primi otto mesi dell’anno.
Dati brutti, del resto coerenti con le letture qualitative, che vedono una netta discesa delle aspettative, sia per le famiglie che per le imprese, dati di ottobre che tendono a mettere in una luce ancora meno brillante le prospettive di produzione e vendite.
I dati segnalano un calo netto per la fiducia delle famiglie, che si traduce tra l’altro in una riduzione delle intenzioni di acquisto di beni durevoli, così come di una previsione più cupa sulle possibilità di risparmio. Ricaduta evidente di uno scenario che vede mutui, bollette, carburanti e in generale l’inflazione erodere spazio nei bilanci personali, costringendo a scelte conservative su tipologie di consumo rinviabili.
Scelta obbligata tenendo conto delle ultime stime Istat sulle nuove entrate. Perché a dispetto della decelerazione dell’inflazione - segnala l’istituto di statistica - nei primi nove mesi dell’anno la distanza tra la dinamica dei prezzi e quella delle retribuzioni contrattuali supera ancora i cinque punti percentuali.
Situazione non brillante anche dal lato delle imprese, con la fiducia delle aziende manifatturiere in discesa per il settimo mese consecutivo, tornata a livelli che non si vedevano dai tempi del Covid. Sgonfiamento manifatturiero certificato dal grado di utilizzo della capacità produttiva: è a ridosso del 76% nel terzo trimestre, ancora oltre la soglia di guardia e tuttavia in calo per il sesto trimestre consecutivo, due punti al di sotto di quanto accadeva un anno fa. Freno legato non più come accadeva in passato soprattutto alle strozzature della supply chain, perché ora le difficoltà arrivano dal mercato: l’insufficienza della domanda è il principale ostacolo per il 22% delle aziende, sei punti oltre i livelli del corrispondente periodo 2022, il doppio rispetto al 2021.
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